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mercoledì 24 settembre 2014

Il Paese dei paradossi

Manifestanti, sindacati, politici di ogni fazione e cittadini di diversa estrazione sociale; oggi tutti partecipano alla controversia sul paradosso del Governo Renzi: l’abolizione dell’articolo 18. E’ bene dire che nel dibattito pubblico e nel diritto del lavoro italiano, quando si parla dell’articolo 18 si fa riferimento all'art. 18 della legge 20 maggio 1970, n. 300: "Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell'attività sindacale, nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento”. Fondamentalmente esso sta a garanzia della tutela reale del lavoratore, prestando particolare attenzione al caso del licenziamento illegittimo (discriminatorio, effettuato senza giusta causa o senza comunicazione dei motivi).



La discussione impazza: sul web, nelle piazze, nelle aule parlamentari ed addirittura al chiuso delle segreterie di partito (ed anche all’aperto in realtà se si guarda alle dichiarazioni pubbliche della cosiddetta “minoranza PD” che chiede a gran voce ed a mezzo stampa 7 nuovi emendamenti sull’articolo); tutti sembrano aver qualcosa da dire, ognuno si schiera dalla parte dell’impiegato, del bracciante, dell’operaio, del lavoratore; ma si tratta di un paradosso vero e proprio: perché tutti ci tengono a dire la loro per tutelare quel lavoro che, a conti fatti, oggi in Italia non c’è e che nessuno fa nulla per creare.

A niente serve la retorica –se essenzialmente retorica resta- del Presidente del consiglio che ricorda, nei suoi discorsi in parlamento, di avere al centro dei suoi pensieri l’Italiano medio; fanno fantasticare le parole di Matteo Renzi piene di sogni e di speranza che ci ripetono che “L’Italia non sarà mai un paese normale, perché è un paese straordinario”, ma con i sogni e l’ottimismo –o almeno solo con quelli- non si costruisce il futuro di quel Paese straordinario che continua ad essere il fanalino di coda dell’Europa. L’Italia è il Paese della bellezza, la Nazione che la bellezza l’ha insegnata al mondo intero; ma oggi come non mai ha bisogno di ricominciare a credere in se stessa e nelle potenzialità dei suoi cittadini, soprattutto giovani, e nella cultura dell’innovazione. Bisogna essere consapevoli del proprio passato ma smetterla di vivere nel mito di ciò che è stato ed iniziare a guardare al futuro creando nuove e serie opportunità lavorative.

Sono quasi amare le esortazioni del Premier quando -in visita negli USA- incontra a cena, ospite del presidente della Stanford University  John Hennessy, i maggiori startupper italiani e chiede loro di aiutarlo: “Io cambierò l’Italia, voi pensate a cambiare il mondo” se il Mondo quegli italiani sono costretti a cambiarlo da lontano.

Beppe Severgnini nella sua rubrica, Italians, ha scritto qualche settimana fa che la generazione dei giovani italiani di oggi gli ricorda tanto quella dei giovani degli anni 60, perché ora come allora fame e freni fanno miracoli. I giovani imprenditori di oggi hanno a disposizione due maestri eccezionali: la disperazione che è comune ai loro coetanei del passato ma soprattutto hanno dalla loro un alleato del tutto nuovo e straordinario: internet. Severgnini fa l’esempio di Francesco Nazari Fusetti, casse 1987, che è fondatore di “Charity Starts” che aiuta le organizzazioni no-profit a raccogliere fondi attraverso aste di beneficenza; di Davide Dattoli che è l’inventore di “Talent Garden” o dei 5 giovani che sono fondatori di “Good Morning Italia” definita la migliore rassegna stampa in circolazione. Tutti questi ragazzi hanno in comune la creatività, il talento, la dinamicità, la capacità di reinventarsi e di inventare un lavoro da zero, perché –rimprovera l’editorialista del Corriere della Sera- non sono arrivati dove sono “grazie a leggi lungimiranti o investitori intelligenti”, ma solo con qualche risparmio e con la forza delle loro idee.

E’ questo il grosso cruccio dell’Italia, soprattutto se si parla di mercato e lavoro: non investire nelle novità, stare ferma di fronte al mondo che cambia. Si è discusso per anni di digital divide, di agenda digitale che ad oggi non è mai partita; si è sentito di digitalizzazione delle scuole che immaginano studenti con un tablet in mano ma che oggi vedono dimezzati i fondi destinati all’istruzione. Un paese che non si impegna a credere ed investire nei giovani, nel cambiamento, nella crescita vera è un Paese destinato a non avere futuro.

L’Italia non può restare imprigionata nei conservatorismi, lo ha ricordato anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano rivolgendosi agli studenti presenti all’inaugurazione dell’anno scolastico al Quirinale: “Non c'è nulla di più gratificante e importante del dedicarsi a rendere migliore la nostra scuola, più libere e capaci di esprimersi, rafforzarsi, realizzarsi le vostre energie, la vostra intelligenza, la vostra creatività”.


Chissà, forse un giorno –se punteremo davvero sui talenti in casa nostra- non si dovrà attendere un viaggio negli USA per incontrarli e chiedergli di cambiare il mondo.

domenica 21 settembre 2014

I mille giorni di Renzi - IlNadìr.net

"Slogan, frasi ad effetto e trovate pubblicitarie sono all’ordine del giorno per il Presidente del Consiglio, un comunicatore come lui non lascia né può lasciare nulla al caso. Ogni nome, titolo,  motto è frutto di studi e lavoro, tanto che egli stesso ha ironicamente definito “Annuncite” la sua abitudine di presentare continuamente nuove iniziative e promettere miglioramenti per il nostro Paese. Qualcuno pensa addirittura che a questa particolare e del tutto personale patologia possa essere collegata anche la trovata dei “Mille giorni”  -periodo in cui Matteo Renzi ha intenzione di risollevare e far ripartire l’Italia- e che, quindi, le parole del Segretario PD nascondano in realtà semplicemente “Aria Fritta”, come ha dichiarato nella giornata di ieri l’ex ministro, oggi deputato di Forza Italia, Renato Brunetta. [...]"


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lunedì 15 settembre 2014

Il PD e l'Europa - IlNadìr.net

"Se la Festa Democratica nazionale, conclusa domenica 7 settembre a Bologna dal segretario del PD Matteo Renzi, si dovesse descrivere in sfumature cromatiche, ce ne sarebbero tante. Avrebbe sicuramente qualcosa di rosso, visto il nome che quest’anno si è voluto utilizzare per descriverla e che rievoca il passato glorioso del centro-sinistra: FESTA DELL’UNITA’; ma sarebbe di certo anche bianca, come il colore delle camicie dei leader dei partiti aderenti al PES che hanno accompagnato Renzi sul palco, ed ovviamente blu, come la bandiera di quell’Europa che oggi più che mai –con l’Italia alla presidenza del consiglio europeo per un semestre e con Federica Mogherini, ministro degli esteri, scelta come nuova lady PESC- è protagonista nella politica di casa nostra. [...]"


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martedì 9 settembre 2014

Franca Falcucci e #LaBuonaScuola - IlNadìr.net

"Il Governo di Matteo Renzi , nei giorni scorsi, ha presentato a colpi di Tweet, Hashtag  ed e-book il progetto #LaBuonaScuola, 12 punti semplici e concisi con cui spera di poter riformare l’assetto dell’istruzione in Italia. In pillole il progetto, firmato da Stefania Giannini, promette di sconfiggere il precariato; indire nuovi concorsi; aggiornare e formare il corpo docente; “sbloccare” e rendere trasparente la scuola; migliorare le offerte formative (anche con obblighi di tirocini e lavori part-time negli istituti tecnici) e ovviamente digitalizzare il sapere, per rendere gli istituti italiani a passo con i tempi e parificarli alla media degli standard europei. [...]"



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venerdì 5 settembre 2014

100 Giorni FELICI!

Ho iniziato per gioco in una giornata di fine maggio in cui mi è capitata una cosa bella ed inaspettata; avevo letto qualcosa al riguardo e visto amici ed amiche che prima di me si erano prestate a questa simpatica iniziativa...e allora mi sono detta: perchè no? Ci provo anche io: #100HappyDays!

Il sito da cui parte il progetto (potete trovarlo cliccando qui) chiede -a chi decide di partecipare- una cosa semplicissima: Sei capace d'essere felice per 100 giorni di fila? 

E la sfida consiste proprio in questo: cercare ogni giorno, per 100 giorni consecutivi, qualcosa che fa sorridere, gioire, che rende felici...fotografarla e condividerla su un social network a scelta. L'obiettivo? L'ottimismo e il buonumore! Nessuna gara o competizione...l'unico traguardo è per se stessi!

Per me il social prescelto è stato Twitter. L'ho sempre utilizzato poco rispetto a Facebook o all'ormai onnipresente Instagram -in cui mi piace postare scatti particolari e paesaggi mozzafiato- ma ora che lo sto scoprendo, lo adoro ed ho pensato che fosse il più adatto e veloce per condividere i miei momenti di felicità: via ai cinguettii! Unico inconveniente: 140 caratteri (che inserendo l'immagine passano a 117) a volte sono pochi...ma le parole non servono quando a parlare sono le immagini e le emozioni!

E così, giorno dopo giorno, scatto dopo scatto, mi sono ritrovata all'interno di un piacevolissimo vortice!
I miei giorni felici sono stati i posti che ho visitato, le persone che ho incontrato, le sensazioni che ho provato, gli attimi che mi hanno strappato un sorriso...e imparare a raccontare tutto questo attraverso una fotografia è stato meraviglioso.

Il progetto ha funzionato così tanto che -in alcuni giorni- avrei addirittura voluto condividere più di un momento e che oggi, un giorno dopo aver finito di raccontare i #100HappyDays, sembra proprio mi manchi qualcosa. Non posso negare che il bello di questa piccola esperienza è stato anche averla condivisa sin dall'inizio con due persone speciali, due "pazze" amiche che hanno giocato, riso, pensato e...fotografato insieme a me la felicità! E' stato stupendo confrontarci ogni giorno, raccontarci cosa ci era accaduto, partecipare all'allegria delle altre e gioire insieme delle nostre gioie.

#100HappyDays ha fatto proprio quello che speravo facesse: mi ha fatto guardare intorno ed apprezzare le cose belle che mi accadono ogni giorno; mi ha fatto scoprire che anche nelle giornate più cattive c'è un piccolo motivo che regala allegria, basta saperlo cercare; mi ha mostrato che la felicità vera -che fa sorridere il cuore- sta nelle piccole cose.

Se tornassi indietro lo rifarei? Assolutamente si! Lo consiglio a tutti: un simpatico gioco che  rilassa, diverte, appassiona...e fa bene al cuore! :)








giovedì 4 settembre 2014

Marketing e politica: che male c'è? - IlNadir.net

"Il consumo genera ricchezza e la ricchezza genera benessere collettivo, per vendere al meglio un prodotto il consumatore deve essere attratto. Queste le basilari e semplici regole di mercato che tutti conosciamo e applichiamo nel nostro quotidiano.

Pochi nutrono ormai simpatia per la odierna classe dirigente politica, ritenuta responsabile dello sfacelo di un Paese troppo stanco per rialzarsi e troppo solo per cambiare registro, e un Presidente del consiglio giovane, caparbio, intelligente ed autoironico sta cercando -stravolgendo tradizioni e protocolli-, di fare del suo meglio: vende il prodotto, la "sua" figura -in rappresentanza di una nuova generazione di politici-, come meglio può, mostrandosi quanto più vicino alla gente e al suo popolo. [...]"


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mercoledì 25 giugno 2014

Francesco in Calabria: «Vengo per chiedere scusa» - IlNadìr.net

"E’ arrivato nella mattinata di ieri intorno alle 11, discreto come sempre nel suo semplice abito immacolato, è sceso dall’elicottero bianco con il solito sorriso stampato sul volto che ha fatto si che tutti lo amassero già dalla sera della sua elezione, il 13 marzo dello scorso anno, e ha iniziato la sua visita: Papa Francesco è in Calabria.

Saranno giorni intensi, pieni, ricchi di speranza e preghiera quelli che il Pontefice trascorrerà nella martoriata regione del sud Italia, e lo saranno per lui e per tutto il popolo calabrese. Una terra difficile, la periferia di una Nazione in crisi che vive oggi la disoccupazione e la povertà come un fardello presente e pesantissimo; una regione che sente sulle spalle tutti i lati negativi dell’essere “meridione”, premiata dalla natura che la rende meravigliosa agli occhi del mondo ma punita, forse, dalla malapolitica, che quelle bellezze le ha sempre sfruttate in maniera distorta e sbagliata. Una regione fatta di contraddizioni e anomalie, di precarietà, di modernità e tradizione; una terra che sa di semplicità e di mare, abitata da uomini e donne che sono ormai abituati alle difficoltà e che sanno rimboccarsi le maniche e ripartire, ogni giorno. [...]"




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mercoledì 28 maggio 2014

L'altra faccia di Capaci: Francesca Morvillo, il giudice che morì per amore. - IlNadìr.net

"“Toghe rosso sangue” è un libro del giornalista, scrittore –ed oggi presidente della Lucana Film Commision-  Paride Leporace. Uscito nel gennaio 2009,  il libro ha riscosso molto successo, tanto da aver raggiunto oggi -a 5 anni dall’uscita- numerose ristampe ed essere diventato, tra le altre cose, un apprezzato e toccante spettacolo teatrale. Raccoglie le storie di 27 giudici morti ammazzati; uccisi e idealmente legati tra loro, nei drammatici destini, da quel filo rosso sangue che, forse, era entrato a far parte della vita di ciascuno nello stesso giorno in cui avevano deciso di indossare la toga che li ha accompagnati durante la vita e portati ad una tragica fine. 27 capitoli, 27 storie; 26 uomini ed una sola donna: Francesca Morvillo. [...]"


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domenica 18 maggio 2014

L'11 Maggio delle madri coraggio - IlNadir.net

"Da un po’ di tempo a questa parte circola in rete un video di un finto colloquio di lavoro effettuato via Skype, in cui l’“esaminatore” – alla ricerca di un “Direttore delle operazioni” – richiede agli esaminati competenze specifiche in diversi settori. Gli orari sono disumani, non esistono ferie, non c’è mai un attimo per pensare a sé. Non esiste differenza tra inverno ed estate, la reperibilità è di 24 ore al giorno; bisogna aver capacità di negoziazioni e relazionali, è richiesta attenzione costante e competenza in ambito medico, finanziario e culinario; responsabilità e mobilità sono caratteristiche imprescindibili per il candidato ideale che deve inoltre essere Multitasking. Il compenso? Nessuno, tutto il lavoro deve essere svolto a titolo gratuito.

Gli sguardi dei candidati sono sbigottiti, quasi increduli, soprattutto quando dall’altra parte del pc gli aspiranti impiegati si sentono rispondere che esistono già molte persone che svolgono quel mestiere, il mestiere più importante, difficile, complesso e bello del mondo: quello della Mamma. [...]"


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venerdì 9 maggio 2014

9 Maggio Ieri ed Oggi.

Il 9 maggio è stata -da un po' di tempo a questa parte- una data importante e significativa nel tunnel dei miei ricordi, in particolare era ripensare al 9 maggio del 1978 che mi riportava verso qualcosa o, meglio, verso qualcuno. Io quella data non l'ho vissuta, ovviamente, ma so che è legata a due grandi figure. Due uomini diversi, con percorsi disparati e differenti; due esistenze parallele ed accomunate da un tragico destino e dal voler combattere per un, seppur diverso, ideale. Quella del 9 maggio '78 fu la notte di via Caetani, del corpo di Aldo Moro; ma anche la notte che vide andarsene il giovane Peppino Impastato.



Aldo Moro lo conoscono e lo hanno conosciuto tutti, da sempre. Io però ho imparato a scoprirlo davvero tra i banchi di scuola, grazie a quel Prof. che durante il ginnasio è stato per me e per i miei compagni più un Maestro di vita che un semplice insegnante. E' a lui che devo le mie letture, le mie ricerche, le mie lacrime sul caso Moro. Il compromesso storico, la DC, le BR...tutte parole sentite e risentite che hanno preso davvero forma solo quando Moro l'ho conosciuto sul serio e quando ho imparato ad apprezzarlo per il grande statista e uomo che era.

Peppino Impastato, invece, mi riporta con la mente alle prime riunioni in sezione: a "I Cento Passi", al cineforum, a quell'interesse per la politica che con gli anni è cresciuto e mi ha accompagnata. La voglia di riscatto, di verità, di giustizia; la giovinezza e la passione pura di Peppino mi hanno sempre affascinata. 

Due esempi, due personaggi che, forse, insieme, racchiudono un po' le mie due anime: quella moderata, razionale, composta con lo sguardo rivolto al futuro e quella polemica, passionale, -in fondo- un po' ribelle, che ha tanta voglia di credere e cambiare.

Ma oggi il 9 maggio non è solo una data che guarda al passato. La storia va conosciuta, ricordata e celebrata, soprattutto quando incrocia personalità così belle, forti e complesse; oggi  il 9 maggio è diventata anche la festa dell'Europa, un giorno che sa di futuro.


Da sessant'anni a questa parte l'unione Europea garantisce prosperità, democrazia e pace ai suoi popoli. Il prossimo 25 Maggio andremo alle urne ma, visto il momento storico particolare che stiamo vivendo, non sarà una semplice elezione: si tratterà fondamentalmente di scegliere se essere pro o contro l'Europa.

"Euroscetticismo" non è una parolaccia, anche io sono euroscettica a mio modo, perchè -da europeista convinta- vorrei vedere un'Europa migliore, diversa da quella che viviamo oggi. Voglio un'Europa dove il piano politico e quello economico camminino finalmente di pari passo; dove l'argomento fondamentale e centrale per tutti sia l'occupazione giovanile; dove la tutela ambientale e lo sviluppo sostenibile non siano solo slogan politici da tirar fuori in campagna elettorale; dove ci siano meno burocrazia e più fatti; dove la libertà di movimento, la quinta libertà, sia un mezzo a disposizione della generazione Erasmus per imparare, crescere, conoscere e non per scappare. 

L'ho detto e lo ripeto spesso, l'Europa che voglio è quella del sogno europeo, dove diritti civili e libertà fondamentali siano garantiti per tutti; l'Europa della Carta di Nizza; un'Europa solidale, forte, coesa e compatta fatta di uomini impegnati e meritevoli, che come Moro e Impastato che oggi tutti noi ricordiamo, credono in ciò che fanno e ci mettono il cuore...e di amici che si impegnano già da ora per questo grande progetto ce ne sono tanti.

Non ci serve demagogia però, non ci servono frasi fatte; gridare allo scandalo, dire di voler uscire dall'euro e dall'Europa è solo fumo negli occhi, è il contentino per un popolo disperato; è un'ulteriore presa in giro che non risolverebbe i problemi di nessuno.

Non facciamoci suggestionare e impressionare dai paroloni e dagli agitatori di folle: oggi -così come farò il 25 maggio- io scelgo l'Europa, faccio una convinta Scelta Europea...e voi? 

giovedì 1 maggio 2014

Io non applaudo!

Ho sempre nutrito stima e ammirazione per tutti gli appartenenti alle forze dell'ordine, ho sempre portato grande rispetto per chi quotidianamente rischia la vita esercitando il proprio mestiere, anche quando da ragazzina, durante le manifestazioni (si, quelle con le bandiere in mano e la musica folk le ho fatte e le faccio anche io!), giocavo un po' a fare la ribelle. Forse per il mio modo di essere da sempre "moderata" non ho mai apprezzato i cori di quegli amici che accanto a me dietro ad uno striscione se la prendevano con "gli sbirri", non ho mai sopportato questo strano modo di mostrarsi alternativo rivoltandosi contro al sistema e a quelli che in quel preciso momento lo rappresentavano...e ancora oggi lo trovo fastidioso. 




Per mia indole sono sempre stata dalla parte di chi secondo me aveva ragione, senza preconcetti, paraocchi o giustificazioni che stessero dietro ad una divisa o ad un passamontagna ed è proprio per questo che, sulla questione Aldovrandi non posso non dire la mia: 5 minuti di applausi per chi riempie di botte ed uccide un ragazzo di diciotto anni sono quanto di più brutto e squallido potessi immaginare, 5 minuti di applausi rivolti a degli assassini offendono per prima cosa quegli uomini e quelle donne che nelle forze dell'ordine lavorano onestamente e difendendo il proprio Paese. Provo disprezzo, vergogna e, lasciatemelo dire, anche un po' di pena per chi quell'omicidio lo ha commesso, per chi con quell'applauso lo ha difeso a suo modo e soprattutto per quegli pseudo-politici (vedi Matteo Salvini) che approfittano di una situazione così delicata per un po' di pubblicità sui giornali quando, ancora una volta, avrebbero fatto meglio a tacere.

martedì 22 aprile 2014

"Fuossbook" e la buca sparisce - IlNadìr.net

" “GIOVANI IN CORSA è un think tank under 35, apartitico e indipendente che non si rassegna al declino di Napoli e della sua classe dirigente”: è così che si descrivono i ragazzi appartenenti al movimento Giovani in corsa, nato a Napoli allo scopo di risollevare la città dopo le promesse non mantenute del sindaco De Magistris. Ragazzi che amano la proprio città e che vogliono gridarlo forte, ragazzi che mettono la voglia di riscatto per la propria terra prima di tutto. [...]"


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mercoledì 16 aprile 2014

La legge 40: tra dibattiti e necessità - ilNadìr.net

"Ridotta ormai ad un colabrodo con 20 bocciature su 28 pronunce da parte della Corte Costituzionale, la legge 40 del 2004 rischia di rompere gli equilibri del già precario governo Renzi. I due partiti di maggiore rappresentanza, NCD e PD che già si troveranno a correre su fronti opposti nelle prossime elezioni europee del 25 maggio (i primi a sostegno del PPE e i secondi ormai ufficialmente inseriti nel PSE di Shultz), hanno infatti avuto reazioni divergenti di fronte all'ennesima pronuncia della Consulta che ha dichiarato incostituzionale la norma simbolo dell'intera legge: il divieto per coppie sterili di ricorrere alla fecondazione eterologa. [...]"


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mercoledì 2 aprile 2014

Nuovo Centro Destra, se non ti dimetti sei iscritto solo a metà! -ilNadìr.net

"Ha pochi mesi di vita il Nuovo Centro Destra, partito guidato da Angelino Alfano e nato in seguito all’abbandono di Forza Italia (all’epoca Popolo delle libertà) da parte di un nutrito gruppo di dirigenti, eppure ha già dovuto fare i conti con diversi scandali ed in particolare con le dimissioni da importanti incarichi istituzionali di tre personaggi molto in vista. [...]"


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mercoledì 26 marzo 2014

La felicità? Dipende dai tweet e dal mare! - ilNadìr.net

"Il 20 marzo scorso, per il secondo anno consecutivo, le nazioni unite hanno celebrato la giornata internazionale della felicità come stabilito da una risoluzione dell’Assemblea Generale ONU del 28 giugno 2012. Un'incognita la felicità: c'è chi dice sia fatta di attimi, chi la cerca nelle piccole cose, chi sostiene che raddoppi se la si fa a metà, chi ritiene addirittura che sia una mera illusione...di certo, il difficile, è riuscire a misurarla.

Ognuno la vive in maniera diversa e ognuno le da un significato differente. Hans Kelsen, giurista, filosofo e teorico del diritto, sosteneva ad esempio che "L'aspirazione alla giustizia è l'eterna aspirazione degli uomini alla felicità, alla felicità che l'uomo non può raggiungere da solo e che quindi ricerca nella società. La giustizia è la felicità sociale." Per il celeberrimo filosofo vissuto a cavallo tra 800 e 900, quindi era il grado di giustizia a determinare il grado di felicità di una comunità. Ma oggi è ancora così? [...]"


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venerdì 21 marzo 2014

La mafia uccide solo d'estate.

L'ho visto un po' di tempo fa al cinema e sono rimasta sbalordita, affascinata, estasiata, commossa...non saprei neppure dirlo. E quindi ho scritto. Ho scritto quello che pensavo, quello che mi aveva colpita, quello che questo film mi aveva lasciato addosso...e la recensione è rimasta per qualche mese in un cassetto. Oggi -nella giornata in ricordo delle vittime innocenti delle mafie- ho deciso di proporla qui, sul mio blog, perchè credo che questo film -piú di ogni altro- andrebbe visto nelle scuole, nei cineforum, nelle piazze; penso che questo lungometraggio possa servire soprattutto alle giovani generazioni per capire quello che è stato e che purtroppo ancora oggi, troppo spesso, è.



“Ma la mafia ucciderà anche noi?”
“Tranquillo…ora siamo d'inverno? La mafia uccide solo d'estate!”

Uscito nelle sale il 28 novembre 2013 e vincitore del premio del pubblico come miglior film al Torino Film Festival, La mafia uccide solo d’estate di Pierfrancesco Diliberto –in arte Pif- risulta essere una delle rivelazioni cinematografiche del made in Italy; lo stesso Pietro Grasso, presidente del Senato, lo ha definito  “La miglior opera cinematografica sul tema mafia che abbia mai visto.”

Ambientato tra gli anni 80 e il 1992, il film vede come protagonista Arturo: palermitano, con il sogno di diventare giornalista, che vive nel mito del Presidente del Consiglio Giulio Andreotti e che si chiede –di tanto in tanto- che cosa sia la mafia. Intorno a lui sparatorie, avvertimenti ed omicidi, ma a Palermo la risposta –quando c’è un morto ammazzato- è sempre la stessa: “è colpa delle femmine”. E’ per questo che quando Arturo si innamora della piccola Flora -sua compagna di classe che gli rimarrà nel cuore per tutta la vita- pensa di essere in pericolo; ma grazie ad una spiccata curiosità e all’incontro con Francesco, giornalista d’assalto relegato alle cronache sportive, il giovane riuscirà ad aprire gli occhi.

Il film mostra la silenziosa e quotidiana convivenza dei palermitani con Cosanostra, “la mafia è come i cani, se non le dai fastidio non ti tocca” si sente ripetere Arturo, ma intanto davanti ai suoi occhi scorre il sangue di Rocco Chinnici, di Boris Giuliano, di Carlo Alberto Dalla Chiesa. Ai funerali del generale –che grazie ad un premio scolastico Arturo aveva intervistato - il bimbo arriva distrutto, corre in prima fila e cerca Andreotti. Non lo trova, il Presidente ai funerali preferiva i battesimi. Il tempo passa ma Palermo continua a mietere morti e per le sue vie si sente forte l’odore di tritolo, esplodono le auto di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino.

Pierfrancesco Diliberto racconta in questo piccolo capolavoro gli anni più bui e tristi della storia italiana con estrema delicatezza, attraverso gli occhi di un bambino e alternando, come solo lui sa fare, ironia a scene di cruda e atroce realtà. Meravigliosi sono i dialoghi tra Arturo e Francesco, in cui un magistrale Claudio Gioè (Francesco) si abbandona ad un elogio alla verità, all’autenticità, ad un vero e proprio omaggio al giornalismo pulito e al diritto alla cronaca; e struggenti sono i flash back della piazza gremita di gente ai funerali di Borsellino, che mostrano una città che piange i suoi morti e grida il suo dolore sentenziando “Fuori la mafia dallo Stato!”.

Pif colpisce mostrando tutti i più celebri omicidi a stampo mafioso; più di un libro di storia, più di un racconto, più di una foto d’epoca, il film obbliga a vederlì lì, uno dopo l’altro, terribilmente vicini e paurosamente reali. Si arriva all’ultima scena commossi e un pensiero scatta nelle menti degli spettatori, forse soprattutto di quei giovani che gli anni di piombo non li hanno vissuti: perché nessuno ha fatto nulla? Chi sapeva e non ha fermato quest’ingiustizia?

La mafia uccide solo d’estate risulta essere -alla fine- soprattutto un film di cuore, è l’amore che muove tutto: l’amore di Arturo per Flora è la ragione più profonda di ogni scelta e gesto del protagonista; l’amore per la giustizia spinge giudici, poliziotti, civili a rischiare e in alcuni casi a sacrificare la propria vita; l’amore per la verità accompagna Francesco nel suo mestiere di giornalista. Ma questo film è, più di ogni altra cosa, una grande testimonianza di amore incondizionato che Pierfrancesco Diliberto regala alla sua terra e alla sua città, Palermo, che vede lapidi in memoria di eroi dei nostri giorni ad ogni angolo delle sue strade.

lunedì 13 gennaio 2014

Tra calcio...e realtà!

"La gioventù è una felice condizione temporanea, se la poni come identità di atleta o di professionista rischia di diventare una gabbia. Berardi esce. Buttato in campo senza pensare alla data di nascita, ma a quello che sa fare [...] Berardi è la derivazione pallonara di un sacco di gente più o meno invisibile. Un pezzo di paese migliore a cui spesso non è ancora cresciuta la barba. C’è quel vizio di raggrupparli per età e non per capacità. I giovani, appunto. Li chiamiamo così perché ci siamo convinti di avere figli senza idee e senza destino, seduti ad aspettare qualcosa che non si sanno più prendere. Ci siamo ammalati della nostalgia di noi stessi, certi che il passato sia meglio del domani, convinti di aver cresciuto un gruppo di ebeti con poche risorse e viziati. Abbiamo disegnato addosso ai nostri ragazzi l’abito dei falliti a prescindere. Saggistica e cinema raccontano i ventenni con l’archetipo del fannullone inebetito, incapace di sfangarla, poco volenteroso, non studioso, apatico, inadeguato, una specie di nulla deambulante. Berardi corre veloce in direzione opposta. Spiana le certezze: quei numeri che ci fanno chiedere chi sia e quanto valga sono la nemesi della generazione precedente. Perché Domenico abbatte i record della precocità nell’era in cui diamo meno credito possibile ai ragazzi."



Non sono mai stata un'appassionata di calcio e ho sempre seguito giusto qualche partita della mia squadra e della Nazionale, non so parlare di dribbling e fuorigioco (che ancora devo capire per bene!) ma stamattina, leggendo l'articolo dal quale è tratta questa lunga e bellissima citazione, ho riflettuto un po'. L'articolo mi è piaciuto tanto, si parla di un giovanissimo calabrese semisconosciuto, che gioca in una squadra da poco salita in serie A, il Sassuolo, e che ieri sera -da solo- ha calato un poker di goal ad una squadra supertitolata come il Milan. Lo ammetto...un po' di sano orgoglio campanilista c'è, ma in particolare mi piace che di Domenico Berardi -in questo articolo che potete leggere per intero cliccando qui- vengano esaltate le qualità, i punti di forza, la genuinità e la bravura...senza dover necessariamente far riferimento al fatto che ha 19 anni! Niente giovanilismo esasperato...viene prima il talento, poi l'età. Si parla di un giovane che ha un sogno e le capacitá e la voglia di conquistarselo non di un ragazzo apatico e disilluso, pseudo-specchio della mia generazione, che si ritrova semplicemente catapultato nel mondo dei soldi facili. Si dovrebbe imparare a fare questo discorso piú spesso...e penso che stavolta il calcio possa fare da maestro alla politica. I giovani vanno curati, formati, inclusi; per noi ragazzi devono essere create nuove opportunitá, ma -e lo dico da giovane appassionata di politica- lasciamo spazio al nuovo quando dimostra di meritarlo, non per il nome che porta o solo perchè "è giovane", lasciamogli spazio quando si rimbocca le maniche -perchè ci sono eccome giovani che lo fanno!- e sa conquistarselo sul campo.

martedì 1 ottobre 2013

Qualcuno era comunista. - IlNadìr.net

"Si chiamava Claudio Miccoli, aveva vent’anni ed era comunista…o forse no. Aveva barba e capelli lunghi Claudio, era un ambientalista, un pacifista; era consigliere regionale militante nel WWF e questa era la sua colpa; soltanto questo bastò ad un gruppo di neofascisti la sera del 30 settembre 1978 per picchiarlo e ferirlo a morte. [...]"


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domenica 21 luglio 2013

Lettera di una Calabrese disgustata - IlNadìr.net

"Venerdì 24 maggio: ascolto la notizia al Tg, una ragazza di quindici anni è stata uccisa dal suo fidanzatino, il giovane l’ha accoltellata e le ha poi dato fuoco mentre era ancora viva. Succede a Corigliano Calabro.
Fa uno strano effetto sapere una cosa del genere. Siamo purtroppo tristemente abituati ad ascoltare troppo spesso di donne uccise dai propri compagni, ma, quando queste cose si sentono in Tv sembra sempre che siano lontane, quasi surreali. Se però un fatto del genere accade a due passi da casa tua improvvisamente tutto prende colore e diventa vero, spaventosamente vero. [...]"




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domenica 30 giugno 2013

Benvenuta Croazia! - ilNadìr.net

"L’Unione Europea si allarga, arriva la Croazia.
Dopo 6 anni dall’ingresso di Romania e Bulgaria tocca oggi al piccolo paese dei Balcani che - resosi indipendente dalla ex Jugolsavia nel 1992 - sarà, a partire dalla mezzanotte di questa sera, il ventottesimo stato membro dell’UE.

Nella capitale, Zagabria, è tutto pronto: una sobria cerimonia, in rispetto della crisi, alla quale prenderanno parte molti grandi leader europei, compresi il nostro Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il ministro degli esteri del governo Letta, Emma Bonino, accompagnerà l’entrata della Croazia nell’Unione, un piccolo passo che risulta essere però un grande traguardo. [...]"



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