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mercoledì 16 luglio 2014

Malala: la forza del dolore. - IlNadir.net

"“Un bambino, un insegnante, una penna e un libro possono cambiare il mondo”. A dirlo è Malala Yousafzai – la piccola eroina resa celebre nel 2010 dal blog tenuto e curato per la BBC in cui raccontava del regime dei talebani pakistani e della loro occupazione militare del distretto dello Swat – che ha compiuto ieri 17 anni.

Una piccola donna, intelligente, testarda, coraggiosa, libera. Malala è tutto questo. Abituata a combattere le sue battaglie quotidiane, la ragazza conduce oggi un’esistenza particolare e molto diversa rispetto alla maggioranza delle sue coetanee: a soli 17 anni infatti, oltre ad essere stata una corrispondente speciale per la BBC, è stata la più giovane candidata al Premio Nobel (candidatura nel 2013 promossa e sostenuta dal partito labourista norvegese), ha girato il mondo e tenuto discorsi importanti incontrando spesso grandi personalità quali membri del Parlamento Europeo e dell’Onu. Pagando naturalmente un prezzo altissimo."


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mercoledì 21 maggio 2014

Generali in gonnella: le donne che lasciano - IlNadìr.net

"A poche ore di distanza le une dalle altre sono arrivate nei giorni scorsi le dimissioni di Jill Abramson e Natalie Nougayréde ex-direttrici del “New York Times” e di “Le Monde”, rispettivamente quotidiani di punta degli States e della Francia, la patria della Tour Eiffel.

La Abramson, 60 anni e con alle spalle una carriera giornalistica che l’ha vista tra le penne del “Time”, di “The American Lawyer e del “Wall Street Journal”, ha ricoperto il prestigioso incarico per più di tre anni e mezzo; la più giovane Nougayrède (47 anni) invece, ha resistito alla guida del quotidiano francese per soli 14 mesi. Ma perché due donne forti, intraprendenti, capaci e caparbie decidono di lasciare due ruoli così in vista e così ambiti? I rumors hanno sostenuto che entrambe avessero forti frizioni con le rispettive redazioni perché, pare, quando una donna occupa una posizione di potere –di solito prerogativa maschile-, diventi molto più dura, esigente e “difficile” di un collega dell’altro sesso e non riesca perciò a relazionarsi in maniera tranquilla con i suoi sottoposti. Ma è veramente così? Sono state davvero queste le ragioni della “caduta” di due direttrici? Indagando più a fondo, le motivazioni reali sembra siano altre. [...]"


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sabato 6 aprile 2013

Ricordo d'infanzia...

Un pranzo, un ristorante dal grande giardino nel mio Paesello in Calabria: io, mia Madre, una coppia di suoi amici e i loro figli, miei amici da sempre, amici d'infanzia...quelli che puoi non vedere per anni ma non li dimentichi mai! Una giornata come tante...si faceva spesso, quando eravamo più piccini, di mangiar fuori tutti insieme per divertirci, ridere e per poter stare all'aria aperta senza dar pensiero ai genitori che -nel giardino del ristorante- non dovevano controllarci ogni 10 minuti. 

Con noi quel giorno, seduto a capotavola, un Giornalista -mestiere che mi ha sempre affascinato e che un giorno spero possa diventare il mio-, un inviato speciale tornato in Italia dopo una delle sue "avventure" vissute sempre -forse- con un po' di paura ma con un necessario pizzico di incoscienza. Questo è il ricordo un po' sbiadito di cui -pochissimi giorni fa- ho parlato proprio al giornalista in questione; mio conterraneo, originario di un Paese vicinissimo al mio: Amedeo Ricucci.



Chissà se si ricorda di me, ho pensato; chissà se saprà darmi qualche consiglio su questa professione tanto bella e tanto complessa...un breve messaggio inviato dopo averci pensato un po' e la risposta -dalla Siria- non tarda ad arrivare.

Stamattina poi, in dormiveglia, ascolto la notizia: 4 Giornalisti Italiani fermati in Siria; poco dopo -nel TG della mattina- arrivano anche i nomi e ce n'è uno familiare.

Dalla Farnesina le notizie si rincorrono veloci; immediatamente Repubblica, Tiscali e tantissime altre testate online ci informano sulle condizioni dei quattro: sono buone, la situazione è tranquilla e sotto controllo e a breve, ci dicono, i giornalisti torneranno in Turchia.

I commenti oggi, per la strada e sui social network, sono stati tanti...un mestiere così non è facile da sostenere; il rischio è sempre alto, si sa; dopo aver vissuto sulla propria pelle a da vicino un'esperienza tragica come quella dell'uccisione del fotografo del Corriere della Sera Raffaele Ciriello dove si trova il coraggio per continuare a fare questo lavoro?

Nonappena la notizia è diventata di dominio pubblico, sono tornata sul blog di Amedeo Ricucci Ferri Vecchi e leggendo la citazione scelta in apertura ho trovato le risposte a tutti questi interrogativi ancora prima di sentirli: "Giornalismo è diffondere quello che qualcuno non vuole che si sappia. Il resto è propaganda" (Horacio Verbitsky).

Non posso certo dire di conoscere molto bene Ricucci, posso dire però di averlo sentito nominare e di averlo nominato spesso; posso dire di averlo seguito e di seguirlo tutt'ora; di aver sempre visto in lui un innovatore, un giornalista all'avanguardia; di aver riconosciuto in lui il volto di chi -per ovvie ragioni- fa del suo mestiere la sua vita o forse della sua vita il suo mestiere e di chi, a servizio della verità, senza ascoltare le ragioni dei vincitori o dei vinti, racconta ciò che accade.

Se per qualcuno non fossero ancora chiare le ragioni della sua partenza per la Siria e del suo continuo "combattere" per la verità, copio qui un frammento di un post sul suo blog in cui le spiega perfettamente:

"Onesta, umiltà, passione, competenza, interazione e trasparenza: sono secondo me i presupposti per costruire un nuovo patto di fiducia fra giornalismo e pubblica opinione nell’era della Rete e dei social network. Non c’è altra via per recuperare la credibilità di un mestiere che sembra aver perso l’anima, oltre che la bussola, e si dimostra sempre più incapace di intercettare le esigenze reali dei suoi ”editori di riferimento”, quelli veri, che sono i lettori o i radio-tele-spettatori, al cui servizio noi giornalisti dovremmo porci, sempre. Le tecnologie digitali offrono da questo punto di vista delle opportunità gigantesche per innervare di linfa fresca il nostro lavoro, per ridargli senso e dignità. Bastano solo un pizzico di coraggio e la voglia di sperimentare, rimettendosi in gioco personalmente. Prendiamo il caso della Siria, una tragedia infinita che si consuma nell’indifferenza delle cancellerie occidentali e dell’opinione pubblica internazionale. [...] Forse, però, l’indifferenza è figlia anche della nostra incapacità di raccontare la tragedia siriana, coinvolgendo di più e meglio il nostro pubblico, rendendolo cioè partecipe di quella tragedia. Ed è una cosa che si può fare, con le tecnologie che abbiamo a disposizione. Anzi, è una cosa che si deve fare, se si crede nel dovere della testimonianza e nel diritto all’informazione."

Amedeo, dalla Calabria e dall'Italia siamo tutti con te e con i tuoi colleghi...tieni duro, a presto!

mercoledì 12 dicembre 2012

Millenovecentoottantaquattro!

Stamattina 7,30 circa... mia Madre la mattina esce presto e mentre si prepara accende la TV. Sono in dormiveglia, sento una notizia al telegiornale ma penso che forse -essendo molto assonnata- ho capito male...e invece no! 

Per le elezioni presidenziali in Russia Putin ha fatto installare in 91.000 seggi due webcam: una sul tavolo dei funzionari ed una sulle urne per -dice- controllare gli eventuali brogli!



Non so cosa ne pensiate voi...ma a me è venuto subito in mente un capolavoro della letteratura noto a tutti: 1984 di George Orwell. Putin non ha i baffi e non ha quei folti capelli neri...ma potrebbe a tutti gli effetti -ora più che mai- essere considerato un degno erede del Grande Fratello, non mi stupirebbe vederlo presto su manifesti appesi su tutte le mura russe pronto a dire che "Ti sta guardando"!

Una democrazia la sua, considerata da sempre un vero e proprio impero (non sono pochi quelli che lo chiamano "Lo Zar") e che potrebbe trasformarsi, in maniera anche poco velata, in una vera e propria dittatura.


"Fino a che non diventeranno coscienti del loro potere, non saranno mai capaci di ribellarsi, e fino a che non si saranno liberati, non diventeranno mai coscienti del loro potere."
[George Orwell - 1984]

    venerdì 30 novembre 2012