Visualizzazione post con etichetta Italia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Italia. Mostra tutti i post

domenica 12 ottobre 2014

Che fine ha fatto la sinistra? - IlNadìr.net

"Un pubblico ospedale, una ragazza si reca al reparto di ginecologia per farsi prescrivere la cosiddetta “pillola del giorno dopo” per timore di una gravidanza indesiderata dopo un rapporto non protetto; cerca aiuto, informazioni, forse anche conforto morale in un momento che appare difficile. L’infermiera di turno, però, si rifiuta di prescriverle il farmaco. E’ successo due volte questa settimana presso l’ospedale di Voghera a due giovani donne e sempre con la stessa infermiera. Entrambe le ragazze -forse perché mortificate, forse perché non pensavano di trovarsi di fronte ad una discussione che riguardasse l’etica professionale del personale ospedaliero- hanno deciso di allontanarsi dalla struttura senza ricevere il farmaco richiesto ma hanno segnalato l’accaduto alla direzione sanitaria e all’azienda ospedaliera. L’infermiera –ripresa dalla caposala e dal medico di turno in una delle due occasioni- ha in seguito spiegato che la sua è stata una reazione dettata non da motivi religiosi ma dalla coscienza, non ha minacciato le giovani ma si è rifiutata di effettuare la prescrizione perché ha cercato di convicerle a “salvare una vita umana”."


Continua a leggere su IlNadir.net cliccando qui.

mercoledì 24 settembre 2014

Il Paese dei paradossi

Manifestanti, sindacati, politici di ogni fazione e cittadini di diversa estrazione sociale; oggi tutti partecipano alla controversia sul paradosso del Governo Renzi: l’abolizione dell’articolo 18. E’ bene dire che nel dibattito pubblico e nel diritto del lavoro italiano, quando si parla dell’articolo 18 si fa riferimento all'art. 18 della legge 20 maggio 1970, n. 300: "Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell'attività sindacale, nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento”. Fondamentalmente esso sta a garanzia della tutela reale del lavoratore, prestando particolare attenzione al caso del licenziamento illegittimo (discriminatorio, effettuato senza giusta causa o senza comunicazione dei motivi).



La discussione impazza: sul web, nelle piazze, nelle aule parlamentari ed addirittura al chiuso delle segreterie di partito (ed anche all’aperto in realtà se si guarda alle dichiarazioni pubbliche della cosiddetta “minoranza PD” che chiede a gran voce ed a mezzo stampa 7 nuovi emendamenti sull’articolo); tutti sembrano aver qualcosa da dire, ognuno si schiera dalla parte dell’impiegato, del bracciante, dell’operaio, del lavoratore; ma si tratta di un paradosso vero e proprio: perché tutti ci tengono a dire la loro per tutelare quel lavoro che, a conti fatti, oggi in Italia non c’è e che nessuno fa nulla per creare.

A niente serve la retorica –se essenzialmente retorica resta- del Presidente del consiglio che ricorda, nei suoi discorsi in parlamento, di avere al centro dei suoi pensieri l’Italiano medio; fanno fantasticare le parole di Matteo Renzi piene di sogni e di speranza che ci ripetono che “L’Italia non sarà mai un paese normale, perché è un paese straordinario”, ma con i sogni e l’ottimismo –o almeno solo con quelli- non si costruisce il futuro di quel Paese straordinario che continua ad essere il fanalino di coda dell’Europa. L’Italia è il Paese della bellezza, la Nazione che la bellezza l’ha insegnata al mondo intero; ma oggi come non mai ha bisogno di ricominciare a credere in se stessa e nelle potenzialità dei suoi cittadini, soprattutto giovani, e nella cultura dell’innovazione. Bisogna essere consapevoli del proprio passato ma smetterla di vivere nel mito di ciò che è stato ed iniziare a guardare al futuro creando nuove e serie opportunità lavorative.

Sono quasi amare le esortazioni del Premier quando -in visita negli USA- incontra a cena, ospite del presidente della Stanford University  John Hennessy, i maggiori startupper italiani e chiede loro di aiutarlo: “Io cambierò l’Italia, voi pensate a cambiare il mondo” se il Mondo quegli italiani sono costretti a cambiarlo da lontano.

Beppe Severgnini nella sua rubrica, Italians, ha scritto qualche settimana fa che la generazione dei giovani italiani di oggi gli ricorda tanto quella dei giovani degli anni 60, perché ora come allora fame e freni fanno miracoli. I giovani imprenditori di oggi hanno a disposizione due maestri eccezionali: la disperazione che è comune ai loro coetanei del passato ma soprattutto hanno dalla loro un alleato del tutto nuovo e straordinario: internet. Severgnini fa l’esempio di Francesco Nazari Fusetti, casse 1987, che è fondatore di “Charity Starts” che aiuta le organizzazioni no-profit a raccogliere fondi attraverso aste di beneficenza; di Davide Dattoli che è l’inventore di “Talent Garden” o dei 5 giovani che sono fondatori di “Good Morning Italia” definita la migliore rassegna stampa in circolazione. Tutti questi ragazzi hanno in comune la creatività, il talento, la dinamicità, la capacità di reinventarsi e di inventare un lavoro da zero, perché –rimprovera l’editorialista del Corriere della Sera- non sono arrivati dove sono “grazie a leggi lungimiranti o investitori intelligenti”, ma solo con qualche risparmio e con la forza delle loro idee.

E’ questo il grosso cruccio dell’Italia, soprattutto se si parla di mercato e lavoro: non investire nelle novità, stare ferma di fronte al mondo che cambia. Si è discusso per anni di digital divide, di agenda digitale che ad oggi non è mai partita; si è sentito di digitalizzazione delle scuole che immaginano studenti con un tablet in mano ma che oggi vedono dimezzati i fondi destinati all’istruzione. Un paese che non si impegna a credere ed investire nei giovani, nel cambiamento, nella crescita vera è un Paese destinato a non avere futuro.

L’Italia non può restare imprigionata nei conservatorismi, lo ha ricordato anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano rivolgendosi agli studenti presenti all’inaugurazione dell’anno scolastico al Quirinale: “Non c'è nulla di più gratificante e importante del dedicarsi a rendere migliore la nostra scuola, più libere e capaci di esprimersi, rafforzarsi, realizzarsi le vostre energie, la vostra intelligenza, la vostra creatività”.


Chissà, forse un giorno –se punteremo davvero sui talenti in casa nostra- non si dovrà attendere un viaggio negli USA per incontrarli e chiedergli di cambiare il mondo.

domenica 21 settembre 2014

I mille giorni di Renzi - IlNadìr.net

"Slogan, frasi ad effetto e trovate pubblicitarie sono all’ordine del giorno per il Presidente del Consiglio, un comunicatore come lui non lascia né può lasciare nulla al caso. Ogni nome, titolo,  motto è frutto di studi e lavoro, tanto che egli stesso ha ironicamente definito “Annuncite” la sua abitudine di presentare continuamente nuove iniziative e promettere miglioramenti per il nostro Paese. Qualcuno pensa addirittura che a questa particolare e del tutto personale patologia possa essere collegata anche la trovata dei “Mille giorni”  -periodo in cui Matteo Renzi ha intenzione di risollevare e far ripartire l’Italia- e che, quindi, le parole del Segretario PD nascondano in realtà semplicemente “Aria Fritta”, come ha dichiarato nella giornata di ieri l’ex ministro, oggi deputato di Forza Italia, Renato Brunetta. [...]"


Continua a leggere su IlNadir.net cliccando qui.

giovedì 4 settembre 2014

Marketing e politica: che male c'è? - IlNadir.net

"Il consumo genera ricchezza e la ricchezza genera benessere collettivo, per vendere al meglio un prodotto il consumatore deve essere attratto. Queste le basilari e semplici regole di mercato che tutti conosciamo e applichiamo nel nostro quotidiano.

Pochi nutrono ormai simpatia per la odierna classe dirigente politica, ritenuta responsabile dello sfacelo di un Paese troppo stanco per rialzarsi e troppo solo per cambiare registro, e un Presidente del consiglio giovane, caparbio, intelligente ed autoironico sta cercando -stravolgendo tradizioni e protocolli-, di fare del suo meglio: vende il prodotto, la "sua" figura -in rappresentanza di una nuova generazione di politici-, come meglio può, mostrandosi quanto più vicino alla gente e al suo popolo. [...]"


Continua a leggere su IlNadir.net cliccando qui.

giovedì 24 luglio 2014

Nel nome del padre. - IlNadìr.net

“Martedì 7 gennaio 2014. La Corte Europea dei diritti dell'uomo condanna lo stato italiano che, non permettendo di concedere ai figli di portare il cognome materno, viola le direttive comunitarie. La Corte obbliga perciò il Parlamento Italiano a legiferare in merito, ma l'11 gennaio è il Consiglio dei Ministri a esprimersi, con un disegno di legge, affinché l’ufficiale di stato civile proceda con l'iscrizione all’atto di nascita del cognome materno, esclusivamente in caso di accordo tra entrambi genitori. Ad avere l'ultima parola è quindi il padre.

Il provvedimento non entra mai in vigore e si attende di poterne discutere in aula fino a quando lo scorso 16 luglio arriva alla Camera. L'approvazione unanime in commissione consente infatti a Michela Marzano – ordinaria di filosofia morale presso l'Università Sorbonne di Parigi, autrice di diversi saggi, collaboratrice di Repubblica e deputata del PartitoDemocratico – di essere, in quanto prima firmataria, la relatrice per l'approvazione del disegno di legge. […]”


Continua a leggere su IlNadir.net cliccando qui.

lunedì 2 giugno 2014

30 motivi per essere felici di essere italiani!

Di sermoni sulle incongruenze e le mancanze del nostro Paese ne sentiamo già troppi e, nei giorni in cui festeggiamo delle ricorrenze importanti, i politologi e tuttologi aumentano a dismisura intasandoci le home di Facebook di motivi per cui non si dovrebbe festeggiare o essere felici in giornate così. Sono appassionata di politica da sempre e non sopporto chi la guarda come una cosa sporca e ingiusta...comunque sia io non voglio oggi stare qui a scrivere di quello che non va, di quanto si potrebbe fare, di quello che nella nostra bella penisola è sbagliato o degli errori di chi non ha mai pagato e lascia il conto agli altri; voglio invece, proprio oggi, nel giorno della Festa della Repubblica -prendendo spunto da una raccolta meravigliosa (che potete trovare cliccando qui) di un editorialista del Corriere della Sera che personalmente adoro, Beppe Severgnini- raccontare i miei personali 30 motivi (ma potrei andare avanti all'infinito...) per cui sono fiera di essere italiana:


1) Perchè ridiamo e lo facciamo di gusto.
2) Perchè la casalinga italiana, che sia di Voghera oppure no, quando prepara il pranzo lo fa con passione vera.
3) Perchè non ci salutiamo con un semplice "ciao" ma ci piacciono i baci e gli abbracci.
4) Perchè il Colosseo, la cupola di Santa Maria del Fiore, l'Arena di Verona, l'Altare della Patria, il teatro antico di Taormina e potrei continuare ancora...
5) Perchè durante i Mondiali di calcio tiriamo fuori uno spirito patriottico da fare invidia al Mondo.
6) Perchè nella musica abbiamo iniziato ad eccellere già con Verdi, Puccini, Rossini ed oggi abbiamo comunque dei cantautori che sanno parlare dritti al cuore: Baglioni, Venditti, Vasco, Zucchero, Ligabue (si, questo motivo è proprio personale e di parte!!!!).
7) Perchè la Costituzione della Repubblica Italiana è la più bella del Mondo.
8) Perchè abbiamo il sole, la pioggia, la nebbia, il mare, la collina, la montagna, la pianura e altri mille paesaggi (e cambiamenti climatici!) che non si riescono a spiegare...sono, come dire, approssimativi.
9) Perchè le Mamme italiane sono comunque le più belle e dolci del Mondo.
10) Perchè Italia vuol dire pizza, spaghetti e mandolino (ma chi lo suona più 'sto mandolino?)
11) Perchè, nonostante i luoghi comuni su di noi, chiunque viene in Italia piange prima di andar via.
12) Perchè che cos'è la bellezza forse nessuno lo sa più di noi e siamo noi ad averla insegnata al Mondo.
13) Perchè la passione viene prima di tutto.
14) Perchè alcuni termini, detti nei dialetti di origine, rendono molto di più l'idea di ciò che si vuole dire.
15) Perchè se all'estero incontri un altro italiano diventa subito il tuo migliore amico e fratello per la vita.
16) Perchè sappiamo piangere di gioia e di felicità.
17) Perchè, nonostante tutto e tutti, siamo capaci ogni giorno di rimboccarci le maniche, reinventarci e ripartire.
18) Perchè sappiamo mischiare tradizione e novità, storia e tecnologia.
19) Perchè riusciamo a litigare per tutto e a far pace con nulla.
20) Perchè credo che chiunque si sia emozionato almeno una volta ascoltando l'inno di Mameli.
21) Perchè troviamo sempre un buon motivo per festeggiare (e festeggiamo davvero per qualsiasi cosa!)
22) Perchè siamo dei buongustai.
23) Perchè la storia dell'Italia non ha eguali.
24) Perchè la politica ci avrà dato anche tante delusioni ma ci ha regalato Calamandrei, Pertini, Berlinguer, Aldo Moro, Nilde Iotti e Teresa Mattei.
25) Perchè Roma è per eccellenza la città più caotica, complessa, bella ed emozionante che si possa visitare.
26) Perchè siamo testardi ed ostinati ma abbiamo un cuore grande.
27) Perchè vogliamo costantemente ricevere e regalare emozioni.
28) Perchè di penisole dalla forma sinuosa, frastagliata e particolare come l'Italia non ne esistono altre.
29) Perchè il genio italiano si riconosce anche nelle piccole cose.
30) Perchè potrei scegliere altri mille posti in cui vivere ma al solo pensiero di partire mi manca l'aria. Forse sono proprio le nostre contraddizioni, le nostre piccole imperfezioni a renderci così speciali...possiamo trovare mille difetti al nostro Belpaese, ma in fondo casa è sempre casa.

venerdì 9 maggio 2014

9 Maggio Ieri ed Oggi.

Il 9 maggio è stata -da un po' di tempo a questa parte- una data importante e significativa nel tunnel dei miei ricordi, in particolare era ripensare al 9 maggio del 1978 che mi riportava verso qualcosa o, meglio, verso qualcuno. Io quella data non l'ho vissuta, ovviamente, ma so che è legata a due grandi figure. Due uomini diversi, con percorsi disparati e differenti; due esistenze parallele ed accomunate da un tragico destino e dal voler combattere per un, seppur diverso, ideale. Quella del 9 maggio '78 fu la notte di via Caetani, del corpo di Aldo Moro; ma anche la notte che vide andarsene il giovane Peppino Impastato.



Aldo Moro lo conoscono e lo hanno conosciuto tutti, da sempre. Io però ho imparato a scoprirlo davvero tra i banchi di scuola, grazie a quel Prof. che durante il ginnasio è stato per me e per i miei compagni più un Maestro di vita che un semplice insegnante. E' a lui che devo le mie letture, le mie ricerche, le mie lacrime sul caso Moro. Il compromesso storico, la DC, le BR...tutte parole sentite e risentite che hanno preso davvero forma solo quando Moro l'ho conosciuto sul serio e quando ho imparato ad apprezzarlo per il grande statista e uomo che era.

Peppino Impastato, invece, mi riporta con la mente alle prime riunioni in sezione: a "I Cento Passi", al cineforum, a quell'interesse per la politica che con gli anni è cresciuto e mi ha accompagnata. La voglia di riscatto, di verità, di giustizia; la giovinezza e la passione pura di Peppino mi hanno sempre affascinata. 

Due esempi, due personaggi che, forse, insieme, racchiudono un po' le mie due anime: quella moderata, razionale, composta con lo sguardo rivolto al futuro e quella polemica, passionale, -in fondo- un po' ribelle, che ha tanta voglia di credere e cambiare.

Ma oggi il 9 maggio non è solo una data che guarda al passato. La storia va conosciuta, ricordata e celebrata, soprattutto quando incrocia personalità così belle, forti e complesse; oggi  il 9 maggio è diventata anche la festa dell'Europa, un giorno che sa di futuro.


Da sessant'anni a questa parte l'unione Europea garantisce prosperità, democrazia e pace ai suoi popoli. Il prossimo 25 Maggio andremo alle urne ma, visto il momento storico particolare che stiamo vivendo, non sarà una semplice elezione: si tratterà fondamentalmente di scegliere se essere pro o contro l'Europa.

"Euroscetticismo" non è una parolaccia, anche io sono euroscettica a mio modo, perchè -da europeista convinta- vorrei vedere un'Europa migliore, diversa da quella che viviamo oggi. Voglio un'Europa dove il piano politico e quello economico camminino finalmente di pari passo; dove l'argomento fondamentale e centrale per tutti sia l'occupazione giovanile; dove la tutela ambientale e lo sviluppo sostenibile non siano solo slogan politici da tirar fuori in campagna elettorale; dove ci siano meno burocrazia e più fatti; dove la libertà di movimento, la quinta libertà, sia un mezzo a disposizione della generazione Erasmus per imparare, crescere, conoscere e non per scappare. 

L'ho detto e lo ripeto spesso, l'Europa che voglio è quella del sogno europeo, dove diritti civili e libertà fondamentali siano garantiti per tutti; l'Europa della Carta di Nizza; un'Europa solidale, forte, coesa e compatta fatta di uomini impegnati e meritevoli, che come Moro e Impastato che oggi tutti noi ricordiamo, credono in ciò che fanno e ci mettono il cuore...e di amici che si impegnano già da ora per questo grande progetto ce ne sono tanti.

Non ci serve demagogia però, non ci servono frasi fatte; gridare allo scandalo, dire di voler uscire dall'euro e dall'Europa è solo fumo negli occhi, è il contentino per un popolo disperato; è un'ulteriore presa in giro che non risolverebbe i problemi di nessuno.

Non facciamoci suggestionare e impressionare dai paroloni e dagli agitatori di folle: oggi -così come farò il 25 maggio- io scelgo l'Europa, faccio una convinta Scelta Europea...e voi? 

mercoledì 7 maggio 2014

Il mestiere di vivere - IlNadìr.net

"Antonio Schiavone, Roberto Scola, Angelo Laurino, Bruno Santino, Rocco Marzo, Rosario Rodinò, Giuseppe De Masi. Il primo maggio –giorno della festa dei lavoratori- quest’anno, forse, avrebbe dovuto ricordarsi di loro, della loro storia, della sentenza di qualche giorno fa che riporta alla ribalta il loro caso e scuote nuovamente le coscienze.

Sono i nomi dei sette operai morti a causa del rogo del 6 dicembre 2007 alla ThyssenKrupp, l’acciaieria torinese da allora balzata agli onori della cronaca. Avevano tra i 26 e i 54 anni; Antonio, 36 anni e padre di tre bimbi, è morto quella stessa notte tra le fiamme divampanti che lo avvolgevano senza permettergli di scappare, i suoi amici e colleghi che con lui hanno visto e vissuto quell’inferno sono spirati nelle settimane successive. L’incendio, non il primo nella sede torinese della Thyssen in via Regina Margherita, quella notte fu provocato dalla fuoriuscita di olio bollente che serve per raffreddare i laminati nelle acciaierie. Da subito gli operai –alcuni dei quali presenti in azienda da oltre 12 ore e perciò con straordinari sulle spalle in esubero rispetto alle 4 ore consentite- cercarono di sedare le fiamme con estintori ed acqua ma non fecero altro che peggiorare la situazione: l’acqua infatti, a contatto con l’idrogeno liquido e l’olio refrigerante, finì per alzare un’altissima fiamma che colpì in pieno i lavoratori. All’arrivo dei soccorsi e dei vigili del fuoco la “linea 5”, luogo di lavoro delle vittime, era già distrutta. [...]"


Continua a leggere su IlNadir.net cliccando qui.

giovedì 1 maggio 2014

Io non applaudo!

Ho sempre nutrito stima e ammirazione per tutti gli appartenenti alle forze dell'ordine, ho sempre portato grande rispetto per chi quotidianamente rischia la vita esercitando il proprio mestiere, anche quando da ragazzina, durante le manifestazioni (si, quelle con le bandiere in mano e la musica folk le ho fatte e le faccio anche io!), giocavo un po' a fare la ribelle. Forse per il mio modo di essere da sempre "moderata" non ho mai apprezzato i cori di quegli amici che accanto a me dietro ad uno striscione se la prendevano con "gli sbirri", non ho mai sopportato questo strano modo di mostrarsi alternativo rivoltandosi contro al sistema e a quelli che in quel preciso momento lo rappresentavano...e ancora oggi lo trovo fastidioso. 




Per mia indole sono sempre stata dalla parte di chi secondo me aveva ragione, senza preconcetti, paraocchi o giustificazioni che stessero dietro ad una divisa o ad un passamontagna ed è proprio per questo che, sulla questione Aldovrandi non posso non dire la mia: 5 minuti di applausi per chi riempie di botte ed uccide un ragazzo di diciotto anni sono quanto di più brutto e squallido potessi immaginare, 5 minuti di applausi rivolti a degli assassini offendono per prima cosa quegli uomini e quelle donne che nelle forze dell'ordine lavorano onestamente e difendendo il proprio Paese. Provo disprezzo, vergogna e, lasciatemelo dire, anche un po' di pena per chi quell'omicidio lo ha commesso, per chi con quell'applauso lo ha difeso a suo modo e soprattutto per quegli pseudo-politici (vedi Matteo Salvini) che approfittano di una situazione così delicata per un po' di pubblicità sui giornali quando, ancora una volta, avrebbero fatto meglio a tacere.

mercoledì 16 aprile 2014

La legge 40: tra dibattiti e necessità - ilNadìr.net

"Ridotta ormai ad un colabrodo con 20 bocciature su 28 pronunce da parte della Corte Costituzionale, la legge 40 del 2004 rischia di rompere gli equilibri del già precario governo Renzi. I due partiti di maggiore rappresentanza, NCD e PD che già si troveranno a correre su fronti opposti nelle prossime elezioni europee del 25 maggio (i primi a sostegno del PPE e i secondi ormai ufficialmente inseriti nel PSE di Shultz), hanno infatti avuto reazioni divergenti di fronte all'ennesima pronuncia della Consulta che ha dichiarato incostituzionale la norma simbolo dell'intera legge: il divieto per coppie sterili di ricorrere alla fecondazione eterologa. [...]"


Continua a leggere l'articolo su ilNadir.net cliccando qui

venerdì 21 marzo 2014

La mafia uccide solo d'estate.

L'ho visto un po' di tempo fa al cinema e sono rimasta sbalordita, affascinata, estasiata, commossa...non saprei neppure dirlo. E quindi ho scritto. Ho scritto quello che pensavo, quello che mi aveva colpita, quello che questo film mi aveva lasciato addosso...e la recensione è rimasta per qualche mese in un cassetto. Oggi -nella giornata in ricordo delle vittime innocenti delle mafie- ho deciso di proporla qui, sul mio blog, perchè credo che questo film -piú di ogni altro- andrebbe visto nelle scuole, nei cineforum, nelle piazze; penso che questo lungometraggio possa servire soprattutto alle giovani generazioni per capire quello che è stato e che purtroppo ancora oggi, troppo spesso, è.



“Ma la mafia ucciderà anche noi?”
“Tranquillo…ora siamo d'inverno? La mafia uccide solo d'estate!”

Uscito nelle sale il 28 novembre 2013 e vincitore del premio del pubblico come miglior film al Torino Film Festival, La mafia uccide solo d’estate di Pierfrancesco Diliberto –in arte Pif- risulta essere una delle rivelazioni cinematografiche del made in Italy; lo stesso Pietro Grasso, presidente del Senato, lo ha definito  “La miglior opera cinematografica sul tema mafia che abbia mai visto.”

Ambientato tra gli anni 80 e il 1992, il film vede come protagonista Arturo: palermitano, con il sogno di diventare giornalista, che vive nel mito del Presidente del Consiglio Giulio Andreotti e che si chiede –di tanto in tanto- che cosa sia la mafia. Intorno a lui sparatorie, avvertimenti ed omicidi, ma a Palermo la risposta –quando c’è un morto ammazzato- è sempre la stessa: “è colpa delle femmine”. E’ per questo che quando Arturo si innamora della piccola Flora -sua compagna di classe che gli rimarrà nel cuore per tutta la vita- pensa di essere in pericolo; ma grazie ad una spiccata curiosità e all’incontro con Francesco, giornalista d’assalto relegato alle cronache sportive, il giovane riuscirà ad aprire gli occhi.

Il film mostra la silenziosa e quotidiana convivenza dei palermitani con Cosanostra, “la mafia è come i cani, se non le dai fastidio non ti tocca” si sente ripetere Arturo, ma intanto davanti ai suoi occhi scorre il sangue di Rocco Chinnici, di Boris Giuliano, di Carlo Alberto Dalla Chiesa. Ai funerali del generale –che grazie ad un premio scolastico Arturo aveva intervistato - il bimbo arriva distrutto, corre in prima fila e cerca Andreotti. Non lo trova, il Presidente ai funerali preferiva i battesimi. Il tempo passa ma Palermo continua a mietere morti e per le sue vie si sente forte l’odore di tritolo, esplodono le auto di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino.

Pierfrancesco Diliberto racconta in questo piccolo capolavoro gli anni più bui e tristi della storia italiana con estrema delicatezza, attraverso gli occhi di un bambino e alternando, come solo lui sa fare, ironia a scene di cruda e atroce realtà. Meravigliosi sono i dialoghi tra Arturo e Francesco, in cui un magistrale Claudio Gioè (Francesco) si abbandona ad un elogio alla verità, all’autenticità, ad un vero e proprio omaggio al giornalismo pulito e al diritto alla cronaca; e struggenti sono i flash back della piazza gremita di gente ai funerali di Borsellino, che mostrano una città che piange i suoi morti e grida il suo dolore sentenziando “Fuori la mafia dallo Stato!”.

Pif colpisce mostrando tutti i più celebri omicidi a stampo mafioso; più di un libro di storia, più di un racconto, più di una foto d’epoca, il film obbliga a vederlì lì, uno dopo l’altro, terribilmente vicini e paurosamente reali. Si arriva all’ultima scena commossi e un pensiero scatta nelle menti degli spettatori, forse soprattutto di quei giovani che gli anni di piombo non li hanno vissuti: perché nessuno ha fatto nulla? Chi sapeva e non ha fermato quest’ingiustizia?

La mafia uccide solo d’estate risulta essere -alla fine- soprattutto un film di cuore, è l’amore che muove tutto: l’amore di Arturo per Flora è la ragione più profonda di ogni scelta e gesto del protagonista; l’amore per la giustizia spinge giudici, poliziotti, civili a rischiare e in alcuni casi a sacrificare la propria vita; l’amore per la verità accompagna Francesco nel suo mestiere di giornalista. Ma questo film è, più di ogni altra cosa, una grande testimonianza di amore incondizionato che Pierfrancesco Diliberto regala alla sua terra e alla sua città, Palermo, che vede lapidi in memoria di eroi dei nostri giorni ad ogni angolo delle sue strade.

domenica 1 settembre 2013

Poker d'assi - ilNadìr.net

"Nella mattinata di ieri è arrivato l’annuncio: il nostro Parlamento si è arricchito di 4 nuovi Senatori a vita nominati dal Presidente Giorgio Napolitano. Il Capo dello Stato ha motivato la sua scelta come un segno di continuità istituzionale, certo che dai nuovi Senatori verrà un contributo peculiare, in campi  altamente significativi, alla vita delle nostre istituzioni democratiche, e - in assoluta indipendenza da ogni condizionamento politico di parte - all'attività del Senato e dell'intero Parlamento" [...]"


Continua a leggere l'articolo su ilNadir.net cliccando qui

domenica 2 giugno 2013

Una e Indivisibile...

Le solite polemiche sui costi (obiettivamente eccessivi!) della parata; gli Articoli della Costituzione scritti su ogni bacheca di Facebook e seguiti da commenti sarcastici che ne descrivono la lontananza dalla realtà; poca, pochissima partecipazione e poco "senso dello Stato" in questo 2 Giugno.

Ma occorre ricordare quello che è stato. Proprio oggi, soprattutto oggi, nell'Italia della crisi, delle contraddizioni e delle incertezze è necessario riportare alla mente quegli uomini e quelle donne che hanno reso possibile un sogno chiamato Repubblica, un sogno che profumava di futuro e che spetta a noi proteggere e -se necessario- ricostruire, sapendo che nulla può cambiare se ciascuno di noi non fa la sua parte.




"«La politica è una brutta cosa»«che me ne importa della politica»: quando sento fare questo discorso, mi viene sempre in mente quella vecchia storiellina, che qualcheduno di voi conoscerà, di quei due emigranti, due contadini, che traversavano l’oceano su un piroscafo traballante.
Uno di questi contadini dormiva nella stiva e l’altro stava sul ponte e si accorgeva che c’era una gran burrasca con delle onde altissime e il piroscafo oscillava. E allora questo contadino impaurito domanda a un marinaio: «Ma … siamo in pericolo?», e questo dice: «Se continua questo mare, il bastimento tra mezz’ora affonda». Allora lui corre nella stiva a svegliare il compagno e dice: «Beppe, Beppe, Beppe, se continua questo mare, tra mezz’ora il bastimento affonda!». Quello dice: «Che me ne importa, non è mica mio!». Questo è l’indifferentismo alla politica.
È così bello, è così comodo: la libertà c’è. Si vive in regime di libertà, c’è altre cose da fare che interessarsi di politica. E lo so anch’io!
Il mondo è così bello, ci sono tante belle cose da vedere, da godere, oltre che occuparsi di politica.
La politica non è una piacevole cosa. Però la libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni, e che io auguro a voi, giovani, di non sentire mai, e vi auguro di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perché questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai, ricordandovi ogni giorno che sulla libertà bisogna vigilare, dando il proprio contributo alla vita politica."
 
 
Piero Calamandrei


Auguri alla Repubblica, Una e Indivisibile.

 

giovedì 25 aprile 2013

E luce fu!

Quando ero bambina mi capitava spesso di perdermi nei racconti dei miei nonni che, non davanti al focolare, ma seduti accanto a me guardando insieme "La Ruota della Fortuna", mi parlavano di cosa era stata la guerra, la paura, la povertà vista dagli occhi di giovani...e di cosa aveva significato per Diamante, il mio piccolo paesino -allora solo un borgo di pescatori-, il passaggio di Benito Mussolini. 

Oggi ripensando al 25 aprile e a cosa questa data significa, mi è tornata in mente la storia di un cugino della mia Nonna Materna...quel giorno, quando Mussolini passò di qua, anche lui era in fila con il braccio alzato ad aspettarlo...non si poteva scegliere se esserci oppure no, ma non se la sentì -mi disse- di urlare "Duce, duce..." e allora -un po' per spirito di ribellione e uno po' perchè in fondo era solo un ragazzo- in mezzo a quella folla urlò semplicemente "Luce, luce...", anche per dire IO NON CI STO!

Se sia la verità o una "favola" raccontata ad una bambina non lo so...ma senza retorica ed ipocrisie, anche questa -nel suo piccolo- è Resistenza! 

E dopo un po' tornò davvero a splendere la Luce della rinascita e della Libertà sulla nostra bella Italia!

Buon 25 Aprile a tutti voi!



mercoledì 24 aprile 2013

La dura legge del gol...

Telefonate, libri, mail, lezioni ed elezioni...quest'ultimo periodo è stato un po' pieno ed il tempo per scrivere era davvero poco! Certo, anche il volo stratosferico che il mio PC ha fatto giorni fa (e che lo ha portato ancora una volta a visitare il mio tecnico di fiducia) e la mia totale incapacità di scrivere un intero post dal tablet senza dare in escandescenza, hanno contribuito a tenermi lontana dal blog..ma ora eccomi qua!

Non so bene perchè ma ogni volta che ascolto La dura legge del gol, degli 883, penso alle competizioni politiche...Max Pezzali -mi direte- in questo testo utilizza una metafora calcistica, eppure sarà perchè si parla di squadra e lealtà, di vittorie e di come spesso le conquista non chi le merita e chi gioca pulito, ma chi prima arriva a segnare...io la ascolto e penso ad elezioni, mandati e via dicendo!



Di questi tempi poi è difficile anche pensare ad altro, tutti a tracciare l'identikit del politico perfetto: che sia per scegliere il Capo dello Stato, il Presidente del consiglio o un semplice Onorevole; sono tutti lì pronti a dire come dovrebbe essere questo politico esemplare, mai un nome o un'indicazione...solo un'idea. E allora ci ho pensato, ce l'ho anch'io l'identikit del mio Onorevole ideale.  

Innanzitutto ne vorrei uno che quando parla lo fa per tutti...non ha bisogno di paroloni altisonanti ed esempi da superlaureato, i politici sono rappresentanti del popolo, di tutto il popolo e per tutti devono saper e poter parlare. Vorrei un battitore libero, un lupo solitario...intendiamoci, non uno che vada a briglia sciolta e stia sempre per conto suo o che vada dove va il vento, ma uno che comprenda che la Costituzione ha scritto nell'articolo 67 che ogni parlamentare è libero nell'esercizio delle proprie funzioni e che quindi -se il proprio partito sbaglia o se semplicemente non è d'accordo con la linea che quel partito sta seguendo- sappia dire "No, grazie...io la penso così" senza aver paura di perdere leadership, poltrone o gradi istituzionali. 

Vorrei un Onorevole vicino alla gente, ma vicino per davvero...coerente con il proprio pensiero ed interessato alla vittoria del Paese più che alla sua. Uno di quelli che -per quanto creda ad un ideale e ad un modo di fare politica- sa che l'affetto e la stima degli amici valgono molto più di una sigla di partito e che non ha paura -perciò-  di fare scelte impopolari, che tanto lo sa che quegli amici lo seguiranno sempre...perchè il suo nome è una garanzia! Uno che sappia dire -come Cisco- "Cosa importa chi vincerà? Perchè in fondo lo squadrone siamo noi!"

Vorrei un Onorevole che sia lontano ad esempio da quelli che mandano i messaggini istituzionali ed uguali per tutti ed in ogni occasione...uno che, anzi, devi essere pure contenta se ti risponde perchè sai che è proprio lui a farlo e non chi lavora nella sua segreteria! Uno insomma non dalle facili smancerie e che all'apparenza possa sembrare un po' "orso" per i suoi modi di fare, ma che se per caso una volta ti abbraccia, lo senti che lo fa per davvero.

Ne vorrei uno con i piedi ben saldi a terra, che sia consapevole del fatto che da domani la sua esperienza politica potrebbe finire...nessuno lo attacca per sempre a quella sedia in Parlamento e la vita "normale" è dietro l'angolo. E' anche per questo che lo vorrei ancorato alle origini, alla propria terra e alle proprie tradizioni. Perchè -come ha scritto recentemente Beppe Severgnini- "una nazione, una regione, una città, un quartiere, una scuola, un'associazione, un gruppo di amici e una famiglia sono il porto da cui siete partiti; e dove, magari, tornerete".

Questo è il mio identikit...
Mentre scrivevo, vi chiederete, avevo in mente qualcuno? Beh, può darsi...perchè la politica, si sa, è fatta inevitabilmente di persone!

E' da un po' di tempo che mi interesso attivamente di politica, anzi ho iniziato sin da bambina seguendo prima mia Madre e poi cercando di costruire un mio personale percorso...e in tutto questo tempo ho imparato a capire una cosa: oltre ad alleanze, collaborazioni ed intese, in politica soprattutto si stringono forti rapporti; chi non crede ai legami nati in politica, somiglia tanto a quelli che pensano che il diritto sia una materia arida: chi ha quest'idea evidentemente ad una disciplina tanto bella e profonda non si è mai avvicinato sul serio. In politica si stringono amicizie vere...l'ho capito quando, guardando in una riunione mia Madre abbracciare una "compagna di partito" (e lo virgoletto...perchè se legge che le ho dato della compagna mi disereda!) che non vedeva da tanto, ho letto la felicità negli occhi di entrambe; l'ho capito quando ho sentito le lacrime salire agli occhi per la gioia di una vittoria che sulla carta era di uno ma nel cuore era di tutti; lo capisco quando il sabato sera mi capita di uscire a cena con i componenti di una lista civica che nel mio Paese avrà pure perso le comunali...ma sapeste quante risate fanno tutti insieme; lo capisco sempre, ad ogni telefonata, passeggiata, sorriso e pacca sulla spalla.

In uno scenario tanto strano e difficile, in cui il gol inizia a contare molto più del gioco di squadra e della partita, è questa la politica di cui abbiamo bisogno, è di questa politica che voglio sentir parlare...recuperiamola!



martedì 16 aprile 2013

#IlMioPresidenteE'StefanoRodotà

Forse l'endorsement (questo termine che ultimamente ci piace tanto utilizzare!) di una semplice studentessa, che scrive per passione e per passione si interessa di politica, conta poco rispetto a tutti quelli che sta avendo in questi ultimi giorni...ma, prima della decisione del Parlamento, ci tengo anche io a dire la mia: se il Presidente della Repubblica lo dovessi scegliere io, direi Stefano Rodotà.

Sarà un po' per l'orgoglio Calabro (e cosentino!), sarà perchè è un Costituzionalista...ma ho sempre visto Rodotà come il candidato ideale alla Presidenza in questa tornata e -dopo averlo ascoltato il 10 aprile in una conferenza all'Università degli Studi di Salerno, dove studio-  mi ha definitivamente convinta. 

In un momento politicamente difficile ed incerto come quello che l'Italia sta vivendo oggi, un giurista super partes, competente, capace; uno che si è occupato di politica ma è fuori dai giochi e dalle logiche di partito già da un po', un uomo di grande spessore culturale, un pezzo di storia ed un nome che potrebbe accordare quasi tutti (Il centro-sinistra e anche i Grillini che lo vedono terzo in classifica dopo la Gabanelli e Gino Strada che si sono dichiarati non troppo interessati) è di certo la scelta giusta.


L'ho ascoltato con piacere poco meno di una settimana fa, in un'aula gremita della mia Università, presentare il suo ultimo libro "Il diritto di avere diritti" e definirsi "Un fissato dei diritti", pronto a tutelarli anche contro il diritto stesso. L'ho sentito dire che quei diritti, che egli tanto difende, diventano deboli quando la politica li abbandona; l'ho sentito dire che è ovvio che i diritti costano ma costerebbe di più non averne: l'ho sentito parlare di quei temi etici che troppo spesso abbiamo dimenticato in questa campagna elettorale ed in altre...perchè la politica italiana e continentale -fortunatamente- non è solo spread!

Pochi mesi fa mi sono trovata -per motivi di studio- ad imbattermi nelle vicende costitutive e giuridiche dell'Unione Europea ed in particolare in un libro di Mauro Barberis "L'Europa del diritto" (il post su questo libro potete trovarlo qui) che mi ha fatto riflettere molto. Non è stato tanto il trattato di Maastricht o l'Euratom ad appassionarmi durante lo studio; nè tanto meno gli organi dell'UE e le varie procedure giurisdizionali che ho detestato pagina dopo pagina. 

Ad avermi colpita davvero è stata la modernità, la grandezza e -oserei dire- la perfezione della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea, meglio conosciuta come Carta di Nizza; un documento senza eguali e al passo con i tempi; un esempio di come il diritto, spesso, sappia trasformarsi in poesia. 

Quando l'ho letta e l'ho studiata -devo ammetterlo- non sapevo che Stefano Rodotà avesse partecipato anche alla stesura di questo documento, l'ho scoperto solo pochissimi giorni fa leggendo un articolo su di lui. Anche Rodotà quindi è un europeista convinto che -come tanti politici, politologi, studiosi e "tecnici"- resta fedele all'idea che oggi si debba avere più Europa. 

Ciò che lo differenzia da altri però -e lo ha confermato egli stesso lo scorso 10 aprile- è che con l'espressione "più Europa" lui si riferisce ad un'Europa del diritto e soprattutto dei diritti non ad un'Europa economica. Non è dell'euro, la moneta unica, che vuole parlare; non è la BCE il suo primo interesse...per ritornare alla politica a cui lui ed altri giuristi -italiani e non- auspicano c'è bisogno di cooperazione etica, morale tra i Paesi continentali; c'è bisogno di un sentire comune a livello giuridico...c'è bisogno di ricominciare a guardare nella stessa direzione cercando di costruire insieme e non di distruggersi l'uno con l'altro.

Non so quale sarà alla fine la scelta dei nostri Parlamentari, non so se opteranno per una figura più orientata "a sinistra" o se sceglieranno qualcuno completamente estraneo al mondo della politica...io, dal canto mio, spero solo di aver stretto la mano -qualche giorno fa- ad un Costituzionalista, ad un Civilista (come ama definirsi), ad un uomo che è l'orgoglio della mia bella Calabria...e al prossimo Presidente della Repubblica!

giovedì 21 marzo 2013

Circoscrizione estero e consultazioni al Colle!

E' trascorso quasi un mese dalla data delle elezioni politiche e la situazione è ancora drammaticamente ferma. Niente alleanze, l'ombra di un governo tecnico che ancora aleggia, il semestre bianco e nessuna maggioranza...ingovernabilità è la parola chiave di questo periodo.

Oggi secondo giorno di consultazioni al Colle e tutte le reti danno una sola notizia: Il Movimento 5 Stelle ha chiesto un pieno incarico di Governo in quanto prima forza del Paese.

Ma ne siamo sicuri?


La maggioranza al Senato, seppur risicatissima, è infatti del Centrosinistra ed in particolare del PD che risulta essere il primo partito; alla Camera paradossalmente, grazie al Porcellum che assegna automaticamente alla coalizione vincente il 55% dei seggi, la distanza del Centrosinistra dalle altre forze politiche è anche più netta...ma i Grillini hanno sempre sostenuto di essere comunque il partito -singolarmente preso- più votato.

E' da qualche giorno invece che circola una notizia diversa e allora, prima di scriverlo pubblicamente, ho scrupolosamente voluto controllare il sito del Ministero degli interni.

In effetti i voti totali del PD alla camera risultano essere 8.644.523 contro gli 8.689.458 del Movimento 5 Stelle. Se controlliamo però i risultati della circoscrizione estero il PD deve aggiungere al suo totale altre 288.092 preferenze, mentre i Grillini devono accontentarsi "solo" di 95.041 voti fuori dai confini italiani.

La matematica non è mai stata il mio forte, devo ammetterlo...ma il calcolo qui è piuttosto facile e il risultato è chiaro già a colpo d'occhio:
8.644.523 + 288.092 = 8.932.615 (PD)
8.689.458 + 95.041 = 8.784.499 (M5S)

Perchè quindi si continua a dire che il Movimento 5 Stelle è il primo partito in Italia? Come può un partito che non ha la maggioranza in nessuna delle due Camere pretendere di ottenere l'incarico per la formazione del Governo? Perchè si continuano a giustificare le malefatte e le bugie di una forza politica chi di predicava diversa dalle altre ma forse diversa lo era solo per la sua incompetenza? Come mai il Movimento di Grillo ad oggi è l'unica forza politica a non aver presentato nessun disegno di legge nonostante abbia sempre sostenuto di avere un programma ricco di idee e proposte? Perchè non ricordiamo che in fin dei conti i Grillini hanno scelto di rinunciare a solo 2.500 euro dello stipendio mensile e non al 70% come promesso in campagna elettorale? Perchè non ricordiamo che gli stessi avevano detto che avrebbero valutato ogni proposta e che avrebbero votato le idee, non il colore politico, ma hanno detto no a Laura Boldrini, un presidente della Camera Donna, alla prima legislatura e che è stata  portavoce dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati...forse solo perchè iscritta a SEL? E come possiamo non renderci contro che questo modo di fare di Grillo -che non lascia possiblità ai suoi Parlaementari di Parlare in pubblico (perchè solo i portavoce sono titolati a farlo) e che scrive di "Traditori" -riferendosi ai senatori che hanno appoggiato la Candidatura di Grasso contro quella di Schifani come presidente del Senato- è dispotico, pericoloso  ed inaccettabile? 

Come al solito, se si tratta del Movimento 5 Stelle, tanti punti interrogativi e nessuna risposta...Presidente Napolitano, che dire...noi confidiamo in Lei!

martedì 12 marzo 2013

Chicchi, la ragazza di Montecitorio

L'avevo ricordata proprio pochi giorni fa su questo blog, in occasione dell'8 marzo...il post su di lei e sulle Madri della Costituzione è finito anche in Home Page su Tiscali.it, era stata lei a scegliere la mimosa come fiore simbolo della festa della donna ed è a lei che ho voluto dedicare quest'anno il "mio" 8 Marzo...se ne va oggi a 92 anni, dopo essere stata un simbolo della nostra storia, Teresa Mattei.



La donna dei primati avevo scritto; la più giovane dei Costituenti..."la ragazza di Montecitorio", così la chiamavano quando -dopo una giovinezza da Partigiana- si sedeva sugli scranni parlamentari come una degli eletti nelle file del PCI.

Non si può dire una donna come tante, "Chicchi" (questo il suo nome come combattente nella Resistenza) era speciale...lo era sempre stata nel suo animo ribelle che nel 1938 la portò ad essere cacciata da tutte le scuole del Regno per aver rifiutato di assistere alle lezioni sulla difesa della razza e che molti anni dopo la allontanò anche da quello che era stato il suo partito.

Gli ultimi anni vissuti in sordina, lontana dai riflettori e dalla politica -che da sempre era stata la sua passione -Teresa li ha trascorsi a Lari in provincia di Pisa, dove abitava assieme alla sorella Ida...ed è lì che si è spenta questo pomeriggio.

Non so se l'Italia, la politica, la gente si ricorderà di te; non so se ti daranno il giusto saluto che una Madre della Costituzione merita...ma so che per me sei stata un modello ed un "mito", so che da quando ho letto la tua storia ne sono rimasta affascinata, so che ti ricordeò sempre e che tanto mi sarebbe piaciuto incontrarti.

C'è solo da imparare da donne come te...ciao Teresa!

venerdì 8 marzo 2013

Le Madri della Costituzione

Non mi piacciono i finti perbenismi nè quelle donne che si ritengono troppo serie ed intelligenti per festeggiare l'8 marzo. Io sono sempre stata convinta -come diceva Orazio- che la virtù sta nel mezzo, e se è vero come è vero che una coppia deve amarsi ogni giorno e non solo a San Valentino ed ogni donna deve essere rispettata e coccolata 365 giorni all'anno e non solo l'8 marzo, è anche vero che una giornata che ci ricorda di farlo un po' di più, non fa di certo male...quando si tratta di festeggiare io ci sono sempre!

Questo non significa che io aspetti solo l'8 marzo per uscire con le amiche, perchè lo faccio ogni volta che posso, o che sia mai entrata in un locale di spogliarelli...tutto il rispetto per chi lo fa ma non è il mio genere! E soprattutto questo non significa che il mio ideale di donna, quella a cui ispirarmi, è la velina o la conduttrice Tv; anche qui tanto rispetto per chi sceglie questi mestieri...ma nella vita spero di fare altro.

Tra le tante donne di cui mi piace leggere ce ne sono alcune, ventuno per l'esattezza, che spesso vengono dimenticate. Quando sentiamo parlare della nostra Carta Costituzionale, la più bella del mondo è stato detto ultimamente, ascoltiamo di legislatori, Costituenti, "Padri della Costituzione" e non ricordiamo di affiancare a quei fantastici uomini, le donne che nel tortuoso cammino verso la costruzione della Repubblica li hanno accompagnati e che sono state le prime rappresentanti italiane del gentil sesso a sedere in Parlamento: le Madri della Costituzione. 


Adele Bei, Bianca Bianchi, Nilde Jotti, Laura Bianchini, Elisabetta Conci, Filomena Delli Castelli, Maria De Unterrichter Jervolino, Maria Federici, Ottavia Penna Buscemi, Maria Nicotra Verzotto, Teresa Noce Longo, Nadia Gallico Spano, Maria Maddalena Rossi, Angela Gotelli, Angela Maria Guidi Cingolani, Angelina Merlin, Angiola Minella Molinari, Rita Montagnana Togliatti, Elettra Pollastrini, Vittoria Titomanlio, Teresa Mattei.

Ed è proprio a quest'ultima che venne in mente di scegliere la mimosa come fiore simbolo della Festa della donna, un fiore povero, semplice da trovare nelle campagne e che tutte le donne potevano perciò facilmente ricevere in dono.



Teresa Mattei, la donna dei primati: la più giovane tra gli eletti della Costituente a soli 25 anni e due mesi; l'unica Costituente ancora in vita; una di quelle che contribuì a scrivere l'articolo 3 della nostra Costituzione, in assoluto il più poetico e completo nella sua universalità; una giovane che seppe battersi sempre per i diritti dei più deboli: donne e bambini e che, una volta invecchiata, rifiutò il titolo di Senatrice a vita -che gli spettava di diritto per aver scritto pezzi fondamentali della nostra storia- e si ritirò a vita privata.

E' a persone come Teresa Mattei, ribelle, partigiana, moglie, madre, ma soprattutto Donna con la D maiuscola, che voglio dedicare quest'anno il mio otto marzo...perchè il futuro possa regalarci tante altre donne forti e speciali come lei!

giovedì 7 marzo 2013

Quando si dice: "Figli e figliastri"

Come, alcune volte, i giudizi sulle dichiarazioni pubbliche cambino a seconda di chi le abbia rilasciate...

Il 27 gennaio scorso Silvio Berlusconi fece scalpore e suscitò molte critiche quando in un discorso pubblico sostenne che Mussolini e il fascismo, prima dell'alleanza con Hitler e dell'emanazione delle Leggi fascistissime, non erano stati poi tanto male...

Un pazzo lo hanno definito, uno squilibrato...non sono cose che si possono pensare davvero o -per lo meno- non dire pubblicamente! Berlusconi è stato in quel caso attaccato e denigrato (giustamente!) da tutti.

21 Gennaio...Roberta Lombardi, oggi capogruppo del Movimento 5 Stelle alla Camera, scrive sul suo blog -difendendo CasaPound- che questo movimento del fascismo ha conservato (e cito): "solo la parte folcloristica (se vogliamo dire così), razzista e sprangaiola. Che non comprende l’ideologia del fascismo, che prima che degenerasse aveva una dimensione nazionale di comunità attinta a piene mani dal socialismo, un altissimo senso dello stato e la tutela della famiglia. Quindi come si vede Casapound non è il fascismo ma una parte del fascismo."

Lungi da me esprimere giudizi su Casa Pound o altri movimenti e partiti così lontani dal mio...ma qui si parla di altro! Io tra l'opinione dell'ex premier Berlusconi e quella della Lombardi non ho visto questa grande differenza! Eppure ogni grillino e attivista del Movimento 5 Stelle che si rispetti, così come era stato immediatamente pronto nel criticare "il nano di Arcore" (quante volte lo hanno chiamato così?), è stato altrettanto attento a difendere - a volte anche in maniera grottesca imbrigliandosi in intricati giri di parole- la propria rappresentante su Facebook, Twitter e ogni altro mezzo della rete a disposizione...d'altronde lo sanno tutti che il loro è un movimento social!

Certo, la notizia è saltata agli occhi di tutti pochi giorni fa ed immancabile -subito dopo- è arrivata la smentita della nostra eroina a 5 stelle...ma se era scritto su un blog -il suo- mi verrebbe da dire: smentita de che?

Altro tasto dolente: parentopoli! 



Quante volte abbiamo sentito critiche sulla nostra inadeguata classe politica che si era macchiata, tra i tanti peccati, di aver "sistemato" parenti ed amici? Quanto spesso abbiamo "condannato" onorevoli che avevano scelto come portaborse il cugino e magari fatto assumere il figlio in una struttura di partito?

E soprattutto: quante volte queste critiche sono state urlate a gran voce da attivisti e candidati del Movimento 5 Stelle che, tra i propri slogan, ha inserito anche l'ultra-sentito "Non sistemiamo parenti"?

Eppure i legami di sangue tra i grillini ci sono eccome: c'è la Senatrice decana Ivana Simeoni madre dell'Onorevole Cristian Iannuzzi; oppure la Senatrice Cristina De Pietro sorella del consigliere comunale Stefano De pietro, o ancora l'onorevole Azzurra Cancellieri sorella dell'Onorevole Giancarlo Cancellieri. Quando il Movimento 5 Stelle si definiva una grande famiglia...io non pensavo si riferissero a questo! 

Inutile girarci intorno a me questi Grillini non piacciono e non convincono per niente...perchè come si può ben notare e come direbbe Luciano: "Quei presunti puri..."