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domenica 2 novembre 2014

Quando Reggio Calabria insegna - IlNadir.net

"In un solo giorno, lo scorso 25 ottobre, il centro Italia ha fatto da sfondo e palcoscenico alla messa in scena delle due inconciliabili e antitetiche sinistre: una a Roma ed una a Firenze; una in piazza all’aperto ed una al chiuso, distribuita intorno alle tavole rotonde. Un popolo elettorale confuso, perennemente indeciso, sempre in bilico che si è dovuto dividere tra la scelta di essere a manifestare per le strade capitoline insieme alla CGIL di Susanna Camusso, con le bandiere rosse e i soliti cori –da “Bella ciao” a “Fischia il vento”- e la possibilità, invece, di incrociare nelle sale della stazione Leopolda di Firenze Matteo Renzi o uno dei suoi ministri per discutere insieme a loro e ad altri centinaia di militanti del futuro del Paese. [...]"


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domenica 12 ottobre 2014

Che fine ha fatto la sinistra? - IlNadìr.net

"Un pubblico ospedale, una ragazza si reca al reparto di ginecologia per farsi prescrivere la cosiddetta “pillola del giorno dopo” per timore di una gravidanza indesiderata dopo un rapporto non protetto; cerca aiuto, informazioni, forse anche conforto morale in un momento che appare difficile. L’infermiera di turno, però, si rifiuta di prescriverle il farmaco. E’ successo due volte questa settimana presso l’ospedale di Voghera a due giovani donne e sempre con la stessa infermiera. Entrambe le ragazze -forse perché mortificate, forse perché non pensavano di trovarsi di fronte ad una discussione che riguardasse l’etica professionale del personale ospedaliero- hanno deciso di allontanarsi dalla struttura senza ricevere il farmaco richiesto ma hanno segnalato l’accaduto alla direzione sanitaria e all’azienda ospedaliera. L’infermiera –ripresa dalla caposala e dal medico di turno in una delle due occasioni- ha in seguito spiegato che la sua è stata una reazione dettata non da motivi religiosi ma dalla coscienza, non ha minacciato le giovani ma si è rifiutata di effettuare la prescrizione perché ha cercato di convicerle a “salvare una vita umana”."


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mercoledì 24 settembre 2014

Il Paese dei paradossi

Manifestanti, sindacati, politici di ogni fazione e cittadini di diversa estrazione sociale; oggi tutti partecipano alla controversia sul paradosso del Governo Renzi: l’abolizione dell’articolo 18. E’ bene dire che nel dibattito pubblico e nel diritto del lavoro italiano, quando si parla dell’articolo 18 si fa riferimento all'art. 18 della legge 20 maggio 1970, n. 300: "Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell'attività sindacale, nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento”. Fondamentalmente esso sta a garanzia della tutela reale del lavoratore, prestando particolare attenzione al caso del licenziamento illegittimo (discriminatorio, effettuato senza giusta causa o senza comunicazione dei motivi).



La discussione impazza: sul web, nelle piazze, nelle aule parlamentari ed addirittura al chiuso delle segreterie di partito (ed anche all’aperto in realtà se si guarda alle dichiarazioni pubbliche della cosiddetta “minoranza PD” che chiede a gran voce ed a mezzo stampa 7 nuovi emendamenti sull’articolo); tutti sembrano aver qualcosa da dire, ognuno si schiera dalla parte dell’impiegato, del bracciante, dell’operaio, del lavoratore; ma si tratta di un paradosso vero e proprio: perché tutti ci tengono a dire la loro per tutelare quel lavoro che, a conti fatti, oggi in Italia non c’è e che nessuno fa nulla per creare.

A niente serve la retorica –se essenzialmente retorica resta- del Presidente del consiglio che ricorda, nei suoi discorsi in parlamento, di avere al centro dei suoi pensieri l’Italiano medio; fanno fantasticare le parole di Matteo Renzi piene di sogni e di speranza che ci ripetono che “L’Italia non sarà mai un paese normale, perché è un paese straordinario”, ma con i sogni e l’ottimismo –o almeno solo con quelli- non si costruisce il futuro di quel Paese straordinario che continua ad essere il fanalino di coda dell’Europa. L’Italia è il Paese della bellezza, la Nazione che la bellezza l’ha insegnata al mondo intero; ma oggi come non mai ha bisogno di ricominciare a credere in se stessa e nelle potenzialità dei suoi cittadini, soprattutto giovani, e nella cultura dell’innovazione. Bisogna essere consapevoli del proprio passato ma smetterla di vivere nel mito di ciò che è stato ed iniziare a guardare al futuro creando nuove e serie opportunità lavorative.

Sono quasi amare le esortazioni del Premier quando -in visita negli USA- incontra a cena, ospite del presidente della Stanford University  John Hennessy, i maggiori startupper italiani e chiede loro di aiutarlo: “Io cambierò l’Italia, voi pensate a cambiare il mondo” se il Mondo quegli italiani sono costretti a cambiarlo da lontano.

Beppe Severgnini nella sua rubrica, Italians, ha scritto qualche settimana fa che la generazione dei giovani italiani di oggi gli ricorda tanto quella dei giovani degli anni 60, perché ora come allora fame e freni fanno miracoli. I giovani imprenditori di oggi hanno a disposizione due maestri eccezionali: la disperazione che è comune ai loro coetanei del passato ma soprattutto hanno dalla loro un alleato del tutto nuovo e straordinario: internet. Severgnini fa l’esempio di Francesco Nazari Fusetti, casse 1987, che è fondatore di “Charity Starts” che aiuta le organizzazioni no-profit a raccogliere fondi attraverso aste di beneficenza; di Davide Dattoli che è l’inventore di “Talent Garden” o dei 5 giovani che sono fondatori di “Good Morning Italia” definita la migliore rassegna stampa in circolazione. Tutti questi ragazzi hanno in comune la creatività, il talento, la dinamicità, la capacità di reinventarsi e di inventare un lavoro da zero, perché –rimprovera l’editorialista del Corriere della Sera- non sono arrivati dove sono “grazie a leggi lungimiranti o investitori intelligenti”, ma solo con qualche risparmio e con la forza delle loro idee.

E’ questo il grosso cruccio dell’Italia, soprattutto se si parla di mercato e lavoro: non investire nelle novità, stare ferma di fronte al mondo che cambia. Si è discusso per anni di digital divide, di agenda digitale che ad oggi non è mai partita; si è sentito di digitalizzazione delle scuole che immaginano studenti con un tablet in mano ma che oggi vedono dimezzati i fondi destinati all’istruzione. Un paese che non si impegna a credere ed investire nei giovani, nel cambiamento, nella crescita vera è un Paese destinato a non avere futuro.

L’Italia non può restare imprigionata nei conservatorismi, lo ha ricordato anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano rivolgendosi agli studenti presenti all’inaugurazione dell’anno scolastico al Quirinale: “Non c'è nulla di più gratificante e importante del dedicarsi a rendere migliore la nostra scuola, più libere e capaci di esprimersi, rafforzarsi, realizzarsi le vostre energie, la vostra intelligenza, la vostra creatività”.


Chissà, forse un giorno –se punteremo davvero sui talenti in casa nostra- non si dovrà attendere un viaggio negli USA per incontrarli e chiedergli di cambiare il mondo.

martedì 9 settembre 2014

Franca Falcucci e #LaBuonaScuola - IlNadìr.net

"Il Governo di Matteo Renzi , nei giorni scorsi, ha presentato a colpi di Tweet, Hashtag  ed e-book il progetto #LaBuonaScuola, 12 punti semplici e concisi con cui spera di poter riformare l’assetto dell’istruzione in Italia. In pillole il progetto, firmato da Stefania Giannini, promette di sconfiggere il precariato; indire nuovi concorsi; aggiornare e formare il corpo docente; “sbloccare” e rendere trasparente la scuola; migliorare le offerte formative (anche con obblighi di tirocini e lavori part-time negli istituti tecnici) e ovviamente digitalizzare il sapere, per rendere gli istituti italiani a passo con i tempi e parificarli alla media degli standard europei. [...]"



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mercoledì 16 luglio 2014

Malala: la forza del dolore. - IlNadir.net

"“Un bambino, un insegnante, una penna e un libro possono cambiare il mondo”. A dirlo è Malala Yousafzai – la piccola eroina resa celebre nel 2010 dal blog tenuto e curato per la BBC in cui raccontava del regime dei talebani pakistani e della loro occupazione militare del distretto dello Swat – che ha compiuto ieri 17 anni.

Una piccola donna, intelligente, testarda, coraggiosa, libera. Malala è tutto questo. Abituata a combattere le sue battaglie quotidiane, la ragazza conduce oggi un’esistenza particolare e molto diversa rispetto alla maggioranza delle sue coetanee: a soli 17 anni infatti, oltre ad essere stata una corrispondente speciale per la BBC, è stata la più giovane candidata al Premio Nobel (candidatura nel 2013 promossa e sostenuta dal partito labourista norvegese), ha girato il mondo e tenuto discorsi importanti incontrando spesso grandi personalità quali membri del Parlamento Europeo e dell’Onu. Pagando naturalmente un prezzo altissimo."


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martedì 22 aprile 2014

"Fuossbook" e la buca sparisce - IlNadìr.net

" “GIOVANI IN CORSA è un think tank under 35, apartitico e indipendente che non si rassegna al declino di Napoli e della sua classe dirigente”: è così che si descrivono i ragazzi appartenenti al movimento Giovani in corsa, nato a Napoli allo scopo di risollevare la città dopo le promesse non mantenute del sindaco De Magistris. Ragazzi che amano la proprio città e che vogliono gridarlo forte, ragazzi che mettono la voglia di riscatto per la propria terra prima di tutto. [...]"


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domenica 13 aprile 2014

Scelta Europea: si parte!

Di ritorno da una delle mie ormai consuete trasferte politiche...come al solito tanti bei progetti per questa nuova avventura, Scelta Europea, e l'entusiasmo contagioso dei ragazzi che con me condivideranno questo nuovo percorso e che ieri ho conosciuto dal vivo dopo mesi di contatti virtuali (viva i social network!!!!!), mi ha fatto pensare che la strada è quella giusta. Ho fatto una delle mie tappe in libreria ed ho comprato il nuovo libro di Beppe Severgnini, "La vita è un viaggio" che mi accompagnerà questo pomeriggio nei km in treno, "luogo" dove ormai spesso passo i miei week-end. 



L'editorialista del Corriere della Sera lo scrive molto chiaramente giá nel prologo in copertina: "Siamo una nazione al valico: dobbiamo decidere se dirigerci verso la normalità europea o tornare indietro. Siamo un Paese incerto tra immobilità e fuga.". Mi piace Severgnini: scrive dell'Italia con passione, racconta di emozioni e fa emozionare come secondo me un giornalista dovrebbe fare, fotografa il nostro Paese con estrema abilità parlando soprattutto al cuore degli italiani. Oggi sceglie il viaggio come metafora e parla di bagagli, partenze e stazioni: io, che pur vedendole spesso e iniziando perció ad avere un'antipatia nei loro confronti in fondo resto una romantica, per le stazioni ho sempre avuto un debole...tra saluti, baci fugaci e abbracci rubati sanno raccontare un pezzetto di vita di ognuno di noi, perciò mi auguro buona lettura ed auguro a tutti noi che Scelta Europea e la collaborazione iniziata ieri siano solo la prima di tante partenze! 



venerdì 21 marzo 2014

La mafia uccide solo d'estate.

L'ho visto un po' di tempo fa al cinema e sono rimasta sbalordita, affascinata, estasiata, commossa...non saprei neppure dirlo. E quindi ho scritto. Ho scritto quello che pensavo, quello che mi aveva colpita, quello che questo film mi aveva lasciato addosso...e la recensione è rimasta per qualche mese in un cassetto. Oggi -nella giornata in ricordo delle vittime innocenti delle mafie- ho deciso di proporla qui, sul mio blog, perchè credo che questo film -piú di ogni altro- andrebbe visto nelle scuole, nei cineforum, nelle piazze; penso che questo lungometraggio possa servire soprattutto alle giovani generazioni per capire quello che è stato e che purtroppo ancora oggi, troppo spesso, è.



“Ma la mafia ucciderà anche noi?”
“Tranquillo…ora siamo d'inverno? La mafia uccide solo d'estate!”

Uscito nelle sale il 28 novembre 2013 e vincitore del premio del pubblico come miglior film al Torino Film Festival, La mafia uccide solo d’estate di Pierfrancesco Diliberto –in arte Pif- risulta essere una delle rivelazioni cinematografiche del made in Italy; lo stesso Pietro Grasso, presidente del Senato, lo ha definito  “La miglior opera cinematografica sul tema mafia che abbia mai visto.”

Ambientato tra gli anni 80 e il 1992, il film vede come protagonista Arturo: palermitano, con il sogno di diventare giornalista, che vive nel mito del Presidente del Consiglio Giulio Andreotti e che si chiede –di tanto in tanto- che cosa sia la mafia. Intorno a lui sparatorie, avvertimenti ed omicidi, ma a Palermo la risposta –quando c’è un morto ammazzato- è sempre la stessa: “è colpa delle femmine”. E’ per questo che quando Arturo si innamora della piccola Flora -sua compagna di classe che gli rimarrà nel cuore per tutta la vita- pensa di essere in pericolo; ma grazie ad una spiccata curiosità e all’incontro con Francesco, giornalista d’assalto relegato alle cronache sportive, il giovane riuscirà ad aprire gli occhi.

Il film mostra la silenziosa e quotidiana convivenza dei palermitani con Cosanostra, “la mafia è come i cani, se non le dai fastidio non ti tocca” si sente ripetere Arturo, ma intanto davanti ai suoi occhi scorre il sangue di Rocco Chinnici, di Boris Giuliano, di Carlo Alberto Dalla Chiesa. Ai funerali del generale –che grazie ad un premio scolastico Arturo aveva intervistato - il bimbo arriva distrutto, corre in prima fila e cerca Andreotti. Non lo trova, il Presidente ai funerali preferiva i battesimi. Il tempo passa ma Palermo continua a mietere morti e per le sue vie si sente forte l’odore di tritolo, esplodono le auto di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino.

Pierfrancesco Diliberto racconta in questo piccolo capolavoro gli anni più bui e tristi della storia italiana con estrema delicatezza, attraverso gli occhi di un bambino e alternando, come solo lui sa fare, ironia a scene di cruda e atroce realtà. Meravigliosi sono i dialoghi tra Arturo e Francesco, in cui un magistrale Claudio Gioè (Francesco) si abbandona ad un elogio alla verità, all’autenticità, ad un vero e proprio omaggio al giornalismo pulito e al diritto alla cronaca; e struggenti sono i flash back della piazza gremita di gente ai funerali di Borsellino, che mostrano una città che piange i suoi morti e grida il suo dolore sentenziando “Fuori la mafia dallo Stato!”.

Pif colpisce mostrando tutti i più celebri omicidi a stampo mafioso; più di un libro di storia, più di un racconto, più di una foto d’epoca, il film obbliga a vederlì lì, uno dopo l’altro, terribilmente vicini e paurosamente reali. Si arriva all’ultima scena commossi e un pensiero scatta nelle menti degli spettatori, forse soprattutto di quei giovani che gli anni di piombo non li hanno vissuti: perché nessuno ha fatto nulla? Chi sapeva e non ha fermato quest’ingiustizia?

La mafia uccide solo d’estate risulta essere -alla fine- soprattutto un film di cuore, è l’amore che muove tutto: l’amore di Arturo per Flora è la ragione più profonda di ogni scelta e gesto del protagonista; l’amore per la giustizia spinge giudici, poliziotti, civili a rischiare e in alcuni casi a sacrificare la propria vita; l’amore per la verità accompagna Francesco nel suo mestiere di giornalista. Ma questo film è, più di ogni altra cosa, una grande testimonianza di amore incondizionato che Pierfrancesco Diliberto regala alla sua terra e alla sua città, Palermo, che vede lapidi in memoria di eroi dei nostri giorni ad ogni angolo delle sue strade.

sabato 15 marzo 2014

Partire per sognare - ilNadìr.net

""Imprenditorialità e innovazione: il ruolo dei laureati”, è questo il titolo del Convegno tenuto a Bologna lo scorso 10 marzo che ha visto presentare la XVI Indagine AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei laureati negli anni 2012, 2010 e 2008 intervistati da 1 a 5 anni dopo il conseguimento del titolo.

 L'indagine del consorzio, che riunisce 64 atenei del nostro Paese,  ha coinvolto circa 450mila ragazzi e i risultati sono stati tristemente sconvolgenti. Pare infatti che nel 2013 i disoccupati, a un anno dal conseguimento del titolo, siano saliti al 26,5% per i laureati triennali (contro l’11,2% del 2008), al 22,9% per gli specialistici (solo al 10,8% nel 2008) e al 24,4% per i magistrali a ciclo unico, che nella precedente indagine si fermavano all’8,6%. [...]"


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lunedì 13 gennaio 2014

Tra calcio...e realtà!

"La gioventù è una felice condizione temporanea, se la poni come identità di atleta o di professionista rischia di diventare una gabbia. Berardi esce. Buttato in campo senza pensare alla data di nascita, ma a quello che sa fare [...] Berardi è la derivazione pallonara di un sacco di gente più o meno invisibile. Un pezzo di paese migliore a cui spesso non è ancora cresciuta la barba. C’è quel vizio di raggrupparli per età e non per capacità. I giovani, appunto. Li chiamiamo così perché ci siamo convinti di avere figli senza idee e senza destino, seduti ad aspettare qualcosa che non si sanno più prendere. Ci siamo ammalati della nostalgia di noi stessi, certi che il passato sia meglio del domani, convinti di aver cresciuto un gruppo di ebeti con poche risorse e viziati. Abbiamo disegnato addosso ai nostri ragazzi l’abito dei falliti a prescindere. Saggistica e cinema raccontano i ventenni con l’archetipo del fannullone inebetito, incapace di sfangarla, poco volenteroso, non studioso, apatico, inadeguato, una specie di nulla deambulante. Berardi corre veloce in direzione opposta. Spiana le certezze: quei numeri che ci fanno chiedere chi sia e quanto valga sono la nemesi della generazione precedente. Perché Domenico abbatte i record della precocità nell’era in cui diamo meno credito possibile ai ragazzi."



Non sono mai stata un'appassionata di calcio e ho sempre seguito giusto qualche partita della mia squadra e della Nazionale, non so parlare di dribbling e fuorigioco (che ancora devo capire per bene!) ma stamattina, leggendo l'articolo dal quale è tratta questa lunga e bellissima citazione, ho riflettuto un po'. L'articolo mi è piaciuto tanto, si parla di un giovanissimo calabrese semisconosciuto, che gioca in una squadra da poco salita in serie A, il Sassuolo, e che ieri sera -da solo- ha calato un poker di goal ad una squadra supertitolata come il Milan. Lo ammetto...un po' di sano orgoglio campanilista c'è, ma in particolare mi piace che di Domenico Berardi -in questo articolo che potete leggere per intero cliccando qui- vengano esaltate le qualità, i punti di forza, la genuinità e la bravura...senza dover necessariamente far riferimento al fatto che ha 19 anni! Niente giovanilismo esasperato...viene prima il talento, poi l'età. Si parla di un giovane che ha un sogno e le capacitá e la voglia di conquistarselo non di un ragazzo apatico e disilluso, pseudo-specchio della mia generazione, che si ritrova semplicemente catapultato nel mondo dei soldi facili. Si dovrebbe imparare a fare questo discorso piú spesso...e penso che stavolta il calcio possa fare da maestro alla politica. I giovani vanno curati, formati, inclusi; per noi ragazzi devono essere create nuove opportunitá, ma -e lo dico da giovane appassionata di politica- lasciamo spazio al nuovo quando dimostra di meritarlo, non per il nome che porta o solo perchè "è giovane", lasciamogli spazio quando si rimbocca le maniche -perchè ci sono eccome giovani che lo fanno!- e sa conquistarselo sul campo.

martedì 10 settembre 2013

Semplicemente grazie!

Può sembrare solo retorica, possono sembrare delle frasi fatte ma davvero, nonostante le levatacce, i ritmi frenetici e lo stress, questi pochi giorni trascorsi in Abruzzo mi resteranno nel cuore...o forse è più giusto dire che lì, in quella terra bella e dimenticata dalle istituzioni, ho lasciato un pezzetto del mio cuore.

L'ho lasciato tra le macerie de L'Aquila, davanti alla casa dello studente che s'è portata via 4 anni fa tante giovani vite, l'ho lasciato nel verde degli alberi del parco nazionale e tra i colori delle case di Pescasseroli, nel centro storico di Pescina e ad Avezzano, dove ci hanno accolto tutti come fossimo di famiglia...e un pezzetto del mio cuore certamente l'ho lasciato tra i sorrisi e gli abbracci dei ragazzi che -seppure conosciuti poco tempo fa- oggi so di poter considerare amici.

Questo è solo l'inizio, tante avventure ci aspettano...e non vedo l'ora di rivedervi e ricominciare insieme.

Grazie di tutto!



mercoledì 4 settembre 2013

Giovani Itinerari

Si terrà dal 6 all'8 Settembre ad Avezzano, in Abruzzo, la scuola di formazione politica a cura dei Govani del Centro Democratico. 
"Giovani Itinerari. Beni comuni e beni relazionali" è il titolo che abbiamo scelto per questi tre giorni in cui parleremo di ambiente, integrazione, lavoro e cultura ritrovando e riscoprendo questi importanti temi nel loro significato fondamentale di BENE COMUNE.
Cliccando qui potrete conoscere il programma e tutte le informazioni per raggiungerci.

Seguiteci nei prossimi giorni su Facebook, Twitter e Instagram con l'hastag #GiovaniItinerari


venerdì 7 giugno 2013

La matematica non sarà mai il mio mestiere...

Ore 10, mia zia al telefono...alle 10 e 30 c'è la recita di mio cugino, mi dice..."Che fai, vieni?"
E allora i libri si chiudono e si esce.
 
Arrivo a scuola e mi trovo di fronte a tanti ragazzini di quinta elementare in maglie bianche che cantano "Calabrisella mia" (che, vi dirò, mi piace sempre) ed una canzone sul mio paesello, Diamante. Un altro gruppetto dell'istituto di Buonvicino ci propone invece una simpaticissima tarantella...e sono contenta -dopo le innumerevoli polemiche di questi ultimi periodi- di poter scorgere negli occhi divertiti dei bambini la bellezza delle tradizioni della mia terra. (A proposito...la ballano meglio di me! - ndr)
 
 
 
 
Assieme a loro  nella palestra di quella scuola che per tanti anni è stata anche la mia, ci sono i ragazzi della scuola che sta per accoglierli...ed in particolare oggi i protagonisti sono quelli che frequentano la terza media.
 
Seduti a terra...anche loro in maglia bianca, jeans e qualche risata; tutti vicini ad assaporare a pieno questa giornata che segna la fine di un percorso e l'inizio di una nuova avventura...dall'anno prossimo si diventa grandi!
 
Sono più tecnologici, per questi giovani giusto un balletto iniziale...ci fanno vedere però dei bellissimi video proiettati al muro e di fronte a noi scorrono immagini delle gite, delle giornate in classe o semplicemente delle uscite tutti insieme, accompagnate da canzoni che personalmente mi emozionano un po': "Notte prima degli esami" e "Forever Young".
 
Li guardo mentre tra sorrisi e tante lacrime rivedono loro stessi in questi anni, e penso alla mia di classe, quella del liceo, quella degli amici che non passano mai. Mi capita sempre di pensarci soprattutto di questi periodi; ricordando l'ansia incredibile che tutti avevamo in attesa degli esami, quelle giornate lunghissime e quel senso di incertezza e di felicità che forse si prova solo durante la magia della famosa "Notte prima degli esami".
 
Quelle canzoni a me tanto care. hanno accompagnato anche il "nostro" video proiettato al pranzo dei 100 giorni...un video che aveva l'arduo compito di riassumere in meno di 10 minuti 5 anni pieni, freschi, belli, indimenticabili.
 
Trascorsi tutti insieme, sempre.
Come in ogni gruppo di amici le discussioni non sono mai mancate, le incomprensioni forse sono state troppe...ma l'affetto e le emozioni sicuramente di più! A dispetto di chi non ci credeva, anche adesso che capita di vedersi meno, quando ci ritroviamo è come se fossimo sempre lì...nell'aula con l'inchiostro sul soffitto.
 
Vi voglio tanto bene V G.

domenica 2 giugno 2013

Una e Indivisibile...

Le solite polemiche sui costi (obiettivamente eccessivi!) della parata; gli Articoli della Costituzione scritti su ogni bacheca di Facebook e seguiti da commenti sarcastici che ne descrivono la lontananza dalla realtà; poca, pochissima partecipazione e poco "senso dello Stato" in questo 2 Giugno.

Ma occorre ricordare quello che è stato. Proprio oggi, soprattutto oggi, nell'Italia della crisi, delle contraddizioni e delle incertezze è necessario riportare alla mente quegli uomini e quelle donne che hanno reso possibile un sogno chiamato Repubblica, un sogno che profumava di futuro e che spetta a noi proteggere e -se necessario- ricostruire, sapendo che nulla può cambiare se ciascuno di noi non fa la sua parte.




"«La politica è una brutta cosa»«che me ne importa della politica»: quando sento fare questo discorso, mi viene sempre in mente quella vecchia storiellina, che qualcheduno di voi conoscerà, di quei due emigranti, due contadini, che traversavano l’oceano su un piroscafo traballante.
Uno di questi contadini dormiva nella stiva e l’altro stava sul ponte e si accorgeva che c’era una gran burrasca con delle onde altissime e il piroscafo oscillava. E allora questo contadino impaurito domanda a un marinaio: «Ma … siamo in pericolo?», e questo dice: «Se continua questo mare, il bastimento tra mezz’ora affonda». Allora lui corre nella stiva a svegliare il compagno e dice: «Beppe, Beppe, Beppe, se continua questo mare, tra mezz’ora il bastimento affonda!». Quello dice: «Che me ne importa, non è mica mio!». Questo è l’indifferentismo alla politica.
È così bello, è così comodo: la libertà c’è. Si vive in regime di libertà, c’è altre cose da fare che interessarsi di politica. E lo so anch’io!
Il mondo è così bello, ci sono tante belle cose da vedere, da godere, oltre che occuparsi di politica.
La politica non è una piacevole cosa. Però la libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni, e che io auguro a voi, giovani, di non sentire mai, e vi auguro di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perché questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai, ricordandovi ogni giorno che sulla libertà bisogna vigilare, dando il proprio contributo alla vita politica."
 
 
Piero Calamandrei


Auguri alla Repubblica, Una e Indivisibile.

 

lunedì 13 maggio 2013

Ventata di novità!

Si lo so, una blogger che non aggiorna per oltre 10 giorni e poi ritorna fugacemente solo con un pensiero (ma su due GRANDI della storia!) non merita di essere definita tale...però, lo giuro, ho avuto le mie buone ragioni!

Una tra tutte è che il mio Pc non da ancora segni di vita perciò il tempo per scrivere "rubando" il Computer a mia Madre è davvero poco. Vivo ormai i social network sull'iPhone e non potete capire quanto mi stiano mancando i tasti!!!!

A parte questa triste pagina che riguarda la tecnologia di casa mia, ci sono stati degli eventi totalmente positivi negli ultimi tempi che mi hanno però tenuta un po' lontana dal blog.

1) Ho partecipato lo scorso 4 Maggio alla prima Assemblea programmatica dei Giovani di Centro Democratico (nella sezione Media potete trovare qualche foto), un momento di incontro con tanti ragazzi proveniente da tutta Italia che condividono con me la passione per la politica e la dedizione agli ideali di questo nuovo partito che, nato nello scorso dicembre, proprio oggi inaugura la sua campagna adesioni. L'incontro ci ha permesso di conoscerci e soprattutto di tracciare una linea programmatica su come sarà impostata la politica del Movimento Giovanile.

2) Pochi giorni dopo, l'8 Maggio, -in seguito ad un continuo su e giù che mi ha portata a dividermi in poco meno di una settimana tra Diamante, Roma e Salerno- ho partecipato al Primo Consiglio Nazionale di Centro Democratico e, con un po' di orgoglio ed emozione, posso dirmi soddisfatta di essere stata inserita nell'Ufficio di Presidenza del partito come rappresentante giovanile.



3) Ultimo, ma non meno importante, ho iniziato a collaborare con una testata giornalistica on-line interamente gestita da giovani: ilNadir.net e proprio ieri il mio primo articolo è stato pubblicato nella sezione Politica.

Potete leggerlo cliccando qui. Del Nadir leggerete certamente anche oltre! 

Beh...ultimamente non posso lamentarmi, ho avuto un po' di cose da fare...che dite, perdonate la mia assenza? 

domenica 28 aprile 2013

Il fattore "C".

Che l'esasperazione in Italia abbia raggiunto livelli stratosferici è dir poco...ed il giuramento del nuovo Governo Letta, a cui momentaneamente voglio concedere il beneficio del dubbio (anche se qualche commento non proprio positivo da fare già ce l'avrei!), sembra il momento ideale per compiere un gesto estremo.

E' a questo che deve aver pensato Luigi Preiti, separato dalla moglie e da poco rimasto senza lavoro, stamattina quando recandosi davanti a Montecitorio ha premuto il grilletto della sua pistola colpendo -anche con gravi conseguenze- due carabinieri ed una passante, una donna in gravidanza.

Gesti estremi dicevamo, non giustificabili...non è con la violenza che si risolvono le cose; la violenza non si giustifica mai, soprattutto se compiuta ai danni di gente -come i carabinieri coinvolti nella sparatoria- che non fa che svolgere il suo lavoro e di innocenti che si trovano al momento sbagliato nel posto sbagliato.

Servizi in tv, notiziari in edizioni speciali, testate giornalistiche online in subbuglio...e tutti raccontavano l'accaduto sottolineando una cosa: l'origine Calabrese dell'attentatore, come se fosse scontato che la provenienza da una regione purtroppo dilaniata dalla 'ndrangheta e dalla disoccupazione fosse sinonimo di delinquenza. Ho sentito frasi come "In Calabria è facile procurarsi una pistola!" ed altre tipo "E' Calabrese, sarà un pregiudicato!"...dichiarazioni vergognose!


Sono consapevole che la mia sia una terra difficile, ma mi hanno sempre fatto rabbia questi stupidi luoghi comuni. 

Quando Stefano Rodotá era stato "candidato" alla Presidenza della Repubblica, quando si inneggiava a lui come il Presidente del popolo ed il salvatore della patria, nessuno ha mai pensato di iniziare un servizio con le parole "E' calabrese".

E perchè?
Perchè non si parla mai dei traguardi raggiunti dalle nostre Universitá o di quel Sindaco che ha cambiato il volto ad una cittadina fino ad ora conosciuta solo per il suo aeroporto, anche scendendo in piazza a protestare insieme ai ragazzi delle "sue" scuole? Perchè non si è detto che il giornalista rapito in Siria poche settimane fa è un Calabrese DOC e da sempre mette a rischio la sua vita per raccontare le ingiustizie di una guerra che miete milioni di morti? Oppure perchè si è dato poco spazio alla notizia che vede un americano dagli antenati calabri come uno dei candidati alla carica di Primo Cittadino della cittá di New York?
Me lo sono chiesta: quand'è che entra in gioco il "fattore C"? ( e per C intendo Calabrese) Solo per raccontare quello che non va? Perchè mi sembra abbastanza evidente che si sottolineino solo i primati negativi della mia bella regione ma non si parli mai di quanto buono c'è in Calabria...
Scappare sarebbe semplice, fare la valigia e magari raggiungere il miraggio del Grande Nord farebbe un po' male ma forse aprirebbe la strada a tanti giovani, verso un futuro piú facile e soddisfacente soprattutto dal punto di vista economico...eppure io -come tanti altri- voglio restare qui.
Non parlate della sparatoria che ha coinvolto un calabrese come esempio su cui modellare una realtà, l'attentatore per quel che mi riguarda sarebbe potuto essere un toscano, un piemontese o un marchigiano...non sarebbe cambiato nulla; raccontate della speranza negli occhi dei ragazzi e dell'amore per la terra che li ha visti nascere...quella è la vera Calabria.

giovedì 25 aprile 2013

E luce fu!

Quando ero bambina mi capitava spesso di perdermi nei racconti dei miei nonni che, non davanti al focolare, ma seduti accanto a me guardando insieme "La Ruota della Fortuna", mi parlavano di cosa era stata la guerra, la paura, la povertà vista dagli occhi di giovani...e di cosa aveva significato per Diamante, il mio piccolo paesino -allora solo un borgo di pescatori-, il passaggio di Benito Mussolini. 

Oggi ripensando al 25 aprile e a cosa questa data significa, mi è tornata in mente la storia di un cugino della mia Nonna Materna...quel giorno, quando Mussolini passò di qua, anche lui era in fila con il braccio alzato ad aspettarlo...non si poteva scegliere se esserci oppure no, ma non se la sentì -mi disse- di urlare "Duce, duce..." e allora -un po' per spirito di ribellione e uno po' perchè in fondo era solo un ragazzo- in mezzo a quella folla urlò semplicemente "Luce, luce...", anche per dire IO NON CI STO!

Se sia la verità o una "favola" raccontata ad una bambina non lo so...ma senza retorica ed ipocrisie, anche questa -nel suo piccolo- è Resistenza! 

E dopo un po' tornò davvero a splendere la Luce della rinascita e della Libertà sulla nostra bella Italia!

Buon 25 Aprile a tutti voi!



sabato 30 marzo 2013

Benvenuto Presidente!

No, il titolo non si riferisce ad un augurio al il nuovo Presidente della Repubblica dopo le dimissioni di Napolitano, perchè - come tutti sappiamo- qualcuno le aspettava ma non ci sono state; ovviamente non è neppure una felice esclamazione riferita al nuovo Presidente del Consiglio dei Ministri...perchè anche il quel caso, lo sappiamo tutti, siamo ancora senza Governo! (o meglio, ahinoi, con il Governo Monti in prorogatio!)

"Benvenuto Presidente!" è il titolo di un film visto qualche sera fa nel "mio" cinema, a Diamante, assieme ad alcuni amici. Un film simpatico, divertente che lascia molti spunti di riflessione...quasi profetico oserei dire.


E' la storia di Giuseppe Garibaldi, per gli amici Peppino, un pescatore 50enne che -per uno scherzo del destino- (e anche dei suoi genitori che gli hanno dato questo nome affiancato ad un cognome del genere!) si trova ad essere Presidente della Repubblica.

Lo scenario è talmente paradossale e comico...da sembrare reale!

Nelle aule parlamentari c'è chi dice che l'Europa chiede sacrifici mentre la gente vuole facce nuove; ci sono i vecchi volponi della politica che si dividono la torta del Paese e prendono accordi pur facendo parte di differenti fazioni; c'è chi offre escort, posti di lavoro e cifre da capogiro al nuovo Presidente purchè si dimetta...e poi -distante da tutti, al Quirinale- c'è lui, semplicemente Peppino.

Un puro, ma di quelli veri; così benpensante e di buon cuore da essere pronto a regalare denaro ai disoccupati e ad accogliere i senza tetto al Quirinale; così onesto da cenare in un ristorante in incognita e da  rifiutarsi -in maniera categorica- di raccomandare suo figlio. Il politico che tutti vorremmo insomma.

Eh si...l'amaro in bocca resta proprio quando si parla di un auspicio e non della realtà, quando ad esempio una comparsa del film guarda il Presidente risolvere con semplicità i problemi del Paese, quelli che gli altri non vogliono eliminare perchè "Senza sprechi come le mantieni le clientele?", ed esclama incredula: "Ma sicuri che è un politico quello lì?".

Il ritratto preciso di un'Italia amareggiata, distrutta, disillusa; un Paese che vede nei suoi rappresentanti dei nemici, prende forma perfettamente in questa commedia di Riccardo Milani. E per chi pensa che la novità, la "faccia pulita", sia la vera soluzione...arriva forte e chiara la morale finale.

In democrazia la forma è il contenuto si dice nel film, bisogna conoscere alcune procedure, alcuni protocolli; bisogna avere rispetto per l'Istituzione, per ciò che essa rappresenta e per questo è necessario mantenere un comportamento consono se se ne fa parte. E Peppino capisce, giorno dopo giorno, che non ci si può improvvisare politici...bisogna studiare, sgobbare, conoscere; magari rimodernare un bel "Protocollo on the Road" ma comunque sapere quanto c'è da sapere.

Quando si parla di professionisti in ogni campo lo si fa utilizzando questo termine come un complimento e dovrebbe essere così anche in politica. Lo ha ricordato giorni fa a Che tempo che fa il nostro ottimo Presidente della Camera, Laura Boldrini, "Non siamo tutti uguali" -ha detto- "chi ha fatto politica mettendosi al servizio degli altri merita rispetto." Chi ha dedicato una vita alla Cosa pubblica, aggiungerei, chi ha fatto della politica il proprio mestiere e non un mezzo per soddisfare i tornaconti personali, non può e non deve essere sbeffeggiato ed offeso come capita ultimamente.

Guardando questa pellicola non ho potuto fare a meno di pensare ai Grillini, a chi ha parlato di aprire il Parlamento come una scatoletta e non ha ancora presentato neppure un disegno di legge; a chi voleva portare una ventata d'aria buona e pulita e invece non ha fatto altro che perpetuare -con prese di posizione ed ostruzionismo- l'immobilismo in cui versa la nostra bella Patria.

E' il Presidente Garibaldi (interpretato dall'eclettico Claudio Bisio) al momento delle sue dimissioni, quando si rende conto di essere inadeguato -anche perchè ha preferito, dall'alto della sua carica, proteggere e "coprire" alcune delle persone che ama e che in passato avevano sbagliato, piuttosto che fare ciò che è giusto- a dirlo: Chi di noi in realtà non dovrebbe "dimettersi"? Chi è che non ha mai saltato una lunga lista d'attesa per un esame in clinica magari perchè conosceva il Primario? Quanti -almeno una volta- non si sono fatti fare uno scontrino? Chi è che ha rifiutato -se poteva- la raccomandazione ad un esame o per un posto di lavoro? Quale membro delle istituzioni (e ce lo dice la cronaca) -anche se Grillino- non usa le auto blu?

Chi lo sa, forse tutti se ne avessimo l'opportunità saremmo un po' "Casta", forse una volta raggiunta la poltrona, il potere e la grandezza...diventa difficoltoso per chiunque trattenersi, anche per il più puro e umile dei pescatori...

In tutti questi difetti si può riconoscere un'Italia unita, un solo Paese...ancora una volta grazie al discorso e "alle gesta" di un uomo che si chiama Giuseppe Garibaldi!

venerdì 8 marzo 2013

Le Madri della Costituzione

Non mi piacciono i finti perbenismi nè quelle donne che si ritengono troppo serie ed intelligenti per festeggiare l'8 marzo. Io sono sempre stata convinta -come diceva Orazio- che la virtù sta nel mezzo, e se è vero come è vero che una coppia deve amarsi ogni giorno e non solo a San Valentino ed ogni donna deve essere rispettata e coccolata 365 giorni all'anno e non solo l'8 marzo, è anche vero che una giornata che ci ricorda di farlo un po' di più, non fa di certo male...quando si tratta di festeggiare io ci sono sempre!

Questo non significa che io aspetti solo l'8 marzo per uscire con le amiche, perchè lo faccio ogni volta che posso, o che sia mai entrata in un locale di spogliarelli...tutto il rispetto per chi lo fa ma non è il mio genere! E soprattutto questo non significa che il mio ideale di donna, quella a cui ispirarmi, è la velina o la conduttrice Tv; anche qui tanto rispetto per chi sceglie questi mestieri...ma nella vita spero di fare altro.

Tra le tante donne di cui mi piace leggere ce ne sono alcune, ventuno per l'esattezza, che spesso vengono dimenticate. Quando sentiamo parlare della nostra Carta Costituzionale, la più bella del mondo è stato detto ultimamente, ascoltiamo di legislatori, Costituenti, "Padri della Costituzione" e non ricordiamo di affiancare a quei fantastici uomini, le donne che nel tortuoso cammino verso la costruzione della Repubblica li hanno accompagnati e che sono state le prime rappresentanti italiane del gentil sesso a sedere in Parlamento: le Madri della Costituzione. 


Adele Bei, Bianca Bianchi, Nilde Jotti, Laura Bianchini, Elisabetta Conci, Filomena Delli Castelli, Maria De Unterrichter Jervolino, Maria Federici, Ottavia Penna Buscemi, Maria Nicotra Verzotto, Teresa Noce Longo, Nadia Gallico Spano, Maria Maddalena Rossi, Angela Gotelli, Angela Maria Guidi Cingolani, Angelina Merlin, Angiola Minella Molinari, Rita Montagnana Togliatti, Elettra Pollastrini, Vittoria Titomanlio, Teresa Mattei.

Ed è proprio a quest'ultima che venne in mente di scegliere la mimosa come fiore simbolo della Festa della donna, un fiore povero, semplice da trovare nelle campagne e che tutte le donne potevano perciò facilmente ricevere in dono.



Teresa Mattei, la donna dei primati: la più giovane tra gli eletti della Costituente a soli 25 anni e due mesi; l'unica Costituente ancora in vita; una di quelle che contribuì a scrivere l'articolo 3 della nostra Costituzione, in assoluto il più poetico e completo nella sua universalità; una giovane che seppe battersi sempre per i diritti dei più deboli: donne e bambini e che, una volta invecchiata, rifiutò il titolo di Senatrice a vita -che gli spettava di diritto per aver scritto pezzi fondamentali della nostra storia- e si ritirò a vita privata.

E' a persone come Teresa Mattei, ribelle, partigiana, moglie, madre, ma soprattutto Donna con la D maiuscola, che voglio dedicare quest'anno il mio otto marzo...perchè il futuro possa regalarci tante altre donne forti e speciali come lei!

venerdì 1 marzo 2013

Non chiamateci "Giovani vecchi!"

Lo scorso 14 settembre all’Assemble Nazionale di Alleanza per l’Italia dissi -durante un intervento pubblico- di non essere d’accordo al giovanilismo esasperato e a tutti i costi. Oggi resto assolutamente fedele a quell’idea, non credo che necessariamente “nuovo” voglia dire “migliore”, ma non posso fare a meno di notare che a 5 mesi da quella mia dichiarazione qualcosa sullo scenario politico nazionale è cambiato ed è questa consapevolezza che mi spinge a fare alcune riflessioni. 

Certamente gran parte dei cambiamenti a cui faccio riferimento sono dovuti alle elezioni svoltesi nei giorni scorsi: innanzitutto mi trovo ora ad essere militante in un partito diverso, nuovo, rinnovato. Centro Democratico, il terzo pilastro accanto a Sel e al PD nella coalizione di Centro-sinistra, sta per crescere e radicarsi nei territori e –in un panorama scombussolato e  tristemente confuso come quello nazionale- può vantare il piccolo successo di aver conquistato, grazie al lavoro “della base”, alcuni seggi in parlamento che gli permettono  –a poco più di due mesi dalla nascita- di essere una delle 8 forze politiche presenti all’interno di Montecitorio. 



La novità più grande però, avvenuta dallo scorso settembre ad oggi, è sicuramente la crescita smisurata del Movimento 5 Stelle…alle elezioni il segnale è stato chiaro: il grande successo dei Grillini è una richiesta di cambiamento urlata a gran voce e se è l’Italia a chiederlo è ovvio e fondamentale dare risposte alle richieste del Paese. Ma occorrono certamente risposte serie, durature e concrete!

Sono giovane anche io, anche a me in fondo fa piacere vedere sugli scranni di Montecitorio 25enni e 28enni...mi fa meno piacere vederli lí smarriti ed essere consapevole del fatto che molti –per loro stessa ammissione- non sanno cosa stanno facendo e cosa si troveranno a fare nei prossimi mesi, mi fa rabbia vederli annaspare se si parla di fiducia e governabilità, perché questo scenario di certo non fa onore alla mia generazione!

Sarei piú felice di vedere in Parlamento tutti quei giovani -tra cui tanti amici- che per anni hanno militato da volontari all’interno dei partiti perchè in un ideale e in quei principi ci hanno sempre creduto; sarei più felice di vedere quei giovani che si sono sempre impegnati a fare qualcosa e che, però, si trovano oggi ad essere additati dall’opinione pubblica come poco credibili per la sola colpa di avere una tessera di partito ed essere considerati troppo vicini “alle vecchie logiche”.

L'aver iniziato a fare politica sin da ragazzini, quando ancora “non era di moda”, non dovrebbe essere un deterrente, anzi! L'aver partecipato attivamente alla vita di partito significa che, mentre qualcuno degli onorevoli che ora siedono in parlamento tra le file del Movimento 5 Stelle era occupato a far altro, eravamo noi a sfilare nelle manifestazioni in piazza, ad aprire i cortei e a farci sentire; eravamo noi a passare i pomeriggi dei week-end in sezione per vederci, confrontarci, organizzarci; eravamo noi quelli seduti a fianco dei candidati a stilare programmi elettorali durante le competizioni locali inserendo qualche idea “giovane”.

E quando scrivo noi, sia chiaro, mi riferisco a tutti quei giovani che sono cresciuti respirando la politica, indipendentemente da quale sia oggi il loro “colore”.

Chiaramente se si parla di cambiamento e novitá si deve pensare innanzitutto, prima che a nuovi volti a nuove idee e nuovi obiettivi…ed è anche e soprattutto in questo che le anime giovani nelle organizzazioni politiche possono essere utili. Siamo i primi a sentire sulla nostra pelle i disagi di una società allo sfacelo; viviamo immersi nella burocrazia delle segreterie universitarie per anni ma all'orizzonte non vediamo la possibilitá di un lavoro sicuro, sappiamo piú di ogni altro cosa voglia dire precarietá e la maggior parte di noi sa anche cosa significa fare i bagagli e allontanarsi da casa, dagli amici e dagli affetti per cercare "foruna" altrove.

E’ di questo che gli italiani vogliono che si parli, è per la mancata centralitá attribuita a questi temi che oggi si recrimina la distanza della politica dai problemi comuni, è per non essere stata abbastanza vicina ai cittadini con la mente e con il cuore che oggi la politica dei partiti è stata "punita"...ed è dai propri errori che si deve imparare e da cui bisogna ripartire!

Il cambiamento non si fa in una notte e neppure nel giro di 15 giorni, ma è necessario trovare il giusto equilibrio tra esperienza e novità…per noi giovani, per le donne, per quei cittadini che non hanno smesso di crederci, per chi oggi si trova a vivere in un Paese che non sa dare quanto dovrebbe e anche per la rinascita dei partiti stessi è auspicabile che quella stessa politica a cui tanto abbiamo dato fiducia, oggi ci dia -oltre che una speranza- anche il giusto spazio che meritiamo.