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mercoledì 24 settembre 2014

Il Paese dei paradossi

Manifestanti, sindacati, politici di ogni fazione e cittadini di diversa estrazione sociale; oggi tutti partecipano alla controversia sul paradosso del Governo Renzi: l’abolizione dell’articolo 18. E’ bene dire che nel dibattito pubblico e nel diritto del lavoro italiano, quando si parla dell’articolo 18 si fa riferimento all'art. 18 della legge 20 maggio 1970, n. 300: "Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell'attività sindacale, nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento”. Fondamentalmente esso sta a garanzia della tutela reale del lavoratore, prestando particolare attenzione al caso del licenziamento illegittimo (discriminatorio, effettuato senza giusta causa o senza comunicazione dei motivi).



La discussione impazza: sul web, nelle piazze, nelle aule parlamentari ed addirittura al chiuso delle segreterie di partito (ed anche all’aperto in realtà se si guarda alle dichiarazioni pubbliche della cosiddetta “minoranza PD” che chiede a gran voce ed a mezzo stampa 7 nuovi emendamenti sull’articolo); tutti sembrano aver qualcosa da dire, ognuno si schiera dalla parte dell’impiegato, del bracciante, dell’operaio, del lavoratore; ma si tratta di un paradosso vero e proprio: perché tutti ci tengono a dire la loro per tutelare quel lavoro che, a conti fatti, oggi in Italia non c’è e che nessuno fa nulla per creare.

A niente serve la retorica –se essenzialmente retorica resta- del Presidente del consiglio che ricorda, nei suoi discorsi in parlamento, di avere al centro dei suoi pensieri l’Italiano medio; fanno fantasticare le parole di Matteo Renzi piene di sogni e di speranza che ci ripetono che “L’Italia non sarà mai un paese normale, perché è un paese straordinario”, ma con i sogni e l’ottimismo –o almeno solo con quelli- non si costruisce il futuro di quel Paese straordinario che continua ad essere il fanalino di coda dell’Europa. L’Italia è il Paese della bellezza, la Nazione che la bellezza l’ha insegnata al mondo intero; ma oggi come non mai ha bisogno di ricominciare a credere in se stessa e nelle potenzialità dei suoi cittadini, soprattutto giovani, e nella cultura dell’innovazione. Bisogna essere consapevoli del proprio passato ma smetterla di vivere nel mito di ciò che è stato ed iniziare a guardare al futuro creando nuove e serie opportunità lavorative.

Sono quasi amare le esortazioni del Premier quando -in visita negli USA- incontra a cena, ospite del presidente della Stanford University  John Hennessy, i maggiori startupper italiani e chiede loro di aiutarlo: “Io cambierò l’Italia, voi pensate a cambiare il mondo” se il Mondo quegli italiani sono costretti a cambiarlo da lontano.

Beppe Severgnini nella sua rubrica, Italians, ha scritto qualche settimana fa che la generazione dei giovani italiani di oggi gli ricorda tanto quella dei giovani degli anni 60, perché ora come allora fame e freni fanno miracoli. I giovani imprenditori di oggi hanno a disposizione due maestri eccezionali: la disperazione che è comune ai loro coetanei del passato ma soprattutto hanno dalla loro un alleato del tutto nuovo e straordinario: internet. Severgnini fa l’esempio di Francesco Nazari Fusetti, casse 1987, che è fondatore di “Charity Starts” che aiuta le organizzazioni no-profit a raccogliere fondi attraverso aste di beneficenza; di Davide Dattoli che è l’inventore di “Talent Garden” o dei 5 giovani che sono fondatori di “Good Morning Italia” definita la migliore rassegna stampa in circolazione. Tutti questi ragazzi hanno in comune la creatività, il talento, la dinamicità, la capacità di reinventarsi e di inventare un lavoro da zero, perché –rimprovera l’editorialista del Corriere della Sera- non sono arrivati dove sono “grazie a leggi lungimiranti o investitori intelligenti”, ma solo con qualche risparmio e con la forza delle loro idee.

E’ questo il grosso cruccio dell’Italia, soprattutto se si parla di mercato e lavoro: non investire nelle novità, stare ferma di fronte al mondo che cambia. Si è discusso per anni di digital divide, di agenda digitale che ad oggi non è mai partita; si è sentito di digitalizzazione delle scuole che immaginano studenti con un tablet in mano ma che oggi vedono dimezzati i fondi destinati all’istruzione. Un paese che non si impegna a credere ed investire nei giovani, nel cambiamento, nella crescita vera è un Paese destinato a non avere futuro.

L’Italia non può restare imprigionata nei conservatorismi, lo ha ricordato anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano rivolgendosi agli studenti presenti all’inaugurazione dell’anno scolastico al Quirinale: “Non c'è nulla di più gratificante e importante del dedicarsi a rendere migliore la nostra scuola, più libere e capaci di esprimersi, rafforzarsi, realizzarsi le vostre energie, la vostra intelligenza, la vostra creatività”.


Chissà, forse un giorno –se punteremo davvero sui talenti in casa nostra- non si dovrà attendere un viaggio negli USA per incontrarli e chiedergli di cambiare il mondo.

mercoledì 21 maggio 2014

Generali in gonnella: le donne che lasciano - IlNadìr.net

"A poche ore di distanza le une dalle altre sono arrivate nei giorni scorsi le dimissioni di Jill Abramson e Natalie Nougayréde ex-direttrici del “New York Times” e di “Le Monde”, rispettivamente quotidiani di punta degli States e della Francia, la patria della Tour Eiffel.

La Abramson, 60 anni e con alle spalle una carriera giornalistica che l’ha vista tra le penne del “Time”, di “The American Lawyer e del “Wall Street Journal”, ha ricoperto il prestigioso incarico per più di tre anni e mezzo; la più giovane Nougayrède (47 anni) invece, ha resistito alla guida del quotidiano francese per soli 14 mesi. Ma perché due donne forti, intraprendenti, capaci e caparbie decidono di lasciare due ruoli così in vista e così ambiti? I rumors hanno sostenuto che entrambe avessero forti frizioni con le rispettive redazioni perché, pare, quando una donna occupa una posizione di potere –di solito prerogativa maschile-, diventi molto più dura, esigente e “difficile” di un collega dell’altro sesso e non riesca perciò a relazionarsi in maniera tranquilla con i suoi sottoposti. Ma è veramente così? Sono state davvero queste le ragioni della “caduta” di due direttrici? Indagando più a fondo, le motivazioni reali sembra siano altre. [...]"


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mercoledì 7 maggio 2014

Il mestiere di vivere - IlNadìr.net

"Antonio Schiavone, Roberto Scola, Angelo Laurino, Bruno Santino, Rocco Marzo, Rosario Rodinò, Giuseppe De Masi. Il primo maggio –giorno della festa dei lavoratori- quest’anno, forse, avrebbe dovuto ricordarsi di loro, della loro storia, della sentenza di qualche giorno fa che riporta alla ribalta il loro caso e scuote nuovamente le coscienze.

Sono i nomi dei sette operai morti a causa del rogo del 6 dicembre 2007 alla ThyssenKrupp, l’acciaieria torinese da allora balzata agli onori della cronaca. Avevano tra i 26 e i 54 anni; Antonio, 36 anni e padre di tre bimbi, è morto quella stessa notte tra le fiamme divampanti che lo avvolgevano senza permettergli di scappare, i suoi amici e colleghi che con lui hanno visto e vissuto quell’inferno sono spirati nelle settimane successive. L’incendio, non il primo nella sede torinese della Thyssen in via Regina Margherita, quella notte fu provocato dalla fuoriuscita di olio bollente che serve per raffreddare i laminati nelle acciaierie. Da subito gli operai –alcuni dei quali presenti in azienda da oltre 12 ore e perciò con straordinari sulle spalle in esubero rispetto alle 4 ore consentite- cercarono di sedare le fiamme con estintori ed acqua ma non fecero altro che peggiorare la situazione: l’acqua infatti, a contatto con l’idrogeno liquido e l’olio refrigerante, finì per alzare un’altissima fiamma che colpì in pieno i lavoratori. All’arrivo dei soccorsi e dei vigili del fuoco la “linea 5”, luogo di lavoro delle vittime, era già distrutta. [...]"


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sabato 15 marzo 2014

Partire per sognare - ilNadìr.net

""Imprenditorialità e innovazione: il ruolo dei laureati”, è questo il titolo del Convegno tenuto a Bologna lo scorso 10 marzo che ha visto presentare la XVI Indagine AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei laureati negli anni 2012, 2010 e 2008 intervistati da 1 a 5 anni dopo il conseguimento del titolo.

 L'indagine del consorzio, che riunisce 64 atenei del nostro Paese,  ha coinvolto circa 450mila ragazzi e i risultati sono stati tristemente sconvolgenti. Pare infatti che nel 2013 i disoccupati, a un anno dal conseguimento del titolo, siano saliti al 26,5% per i laureati triennali (contro l’11,2% del 2008), al 22,9% per gli specialistici (solo al 10,8% nel 2008) e al 24,4% per i magistrali a ciclo unico, che nella precedente indagine si fermavano all’8,6%. [...]"


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mercoledì 4 settembre 2013

Giovani Itinerari

Si terrà dal 6 all'8 Settembre ad Avezzano, in Abruzzo, la scuola di formazione politica a cura dei Govani del Centro Democratico. 
"Giovani Itinerari. Beni comuni e beni relazionali" è il titolo che abbiamo scelto per questi tre giorni in cui parleremo di ambiente, integrazione, lavoro e cultura ritrovando e riscoprendo questi importanti temi nel loro significato fondamentale di BENE COMUNE.
Cliccando qui potrete conoscere il programma e tutte le informazioni per raggiungerci.

Seguiteci nei prossimi giorni su Facebook, Twitter e Instagram con l'hastag #GiovaniItinerari


lunedì 10 dicembre 2012

American Dreamer...

Jon Favreau...classe 1981, di bell'aspetto e originario del Massachusetts. Chi è vi chiederete? Il  Time lo inserisce tra le 100 persone più influenti al Mondo mentre, secondo la rivista People, risulta essere tra le persone più belle del Mondo!

In pochi, pochissimi conoscono la sua storia ed il suo nome...eppure spesso abbiamo ascoltato i suoi pensieri, le sue parole; spesso ci siamo incantati dinnanzi ai suoi discorsi!

Certo, precisiamolo, a pronunciarli era qualcun altro!



L'occupazione di Jon Favreau è infatti quella di Speechwriter (letteralmente: scrittore di "Speech", brevi discorsi) di Barack Obama. Suo è il celeberrimo e azzeccatissimo slogan YES WE CAN! 
Sue sono molte di quelle parole che ci hanno fatto battere il cuore e sognare, è merito suo quindi se tanti giovani guardando al di là dell'oceano hanno ricominciato a credere nella politica. 

La carriera del 31enne di Winchester inizia subito dopo la laurea, quando lavora per la campagna presidenziale di John Kerryper per il quale scrive i discorsi. Nel 2005 Robert Gibbs lo raccomanda all'allora senatore Obama che lo inserisce nel suo staff e una volta eletto Presidente lo nomina Capo-Speechwriter.

Il suo nome salta all'occhio dei tabloid pochi giorni fa, quando si diffonde la notizia che il giovane Favreau sta per lasciare il suo posto di lavoro da 172,000 dollari l'anno. Un "bamboccione" al contrario l'hanno definito, io direi più che altro un sognatore...

Un giovane che -come tanti saranno costretti  fare anche e soprattutto in Italia- si prepara ad un futuro da precario e lo fa partendo dal presente; avrebbe potuto aspettare la scadenza del mandato presidenziale eppure oggi appare pronto a rimboccarsi le maniche, a rimettersi in gioco; pronto ad abbandonare la Casa Bianca perchè crede in se stesso e nelle sue potenzialità.

Non proviene da Harvard o Yale ma da un'università "normale", da una famiglia come tante...Jon Favreau è l'esempio di come il merito -a volte- viene premiato, senza bisogno di altisonanti nomi nel curriculum! Credo che il suo gesto non debba essere etichettato come presuntuoso, ma interpretato come un atto di coraggio; come un messaggio di speranza per tutti quei giovani che tante volte si sono visti chiudere porte in faccia e rispedire indietro domande di assunzione...perchè, nonostante le difficoltà a cui dobbiamo prepararci, si può ripartire e trovare una strada più adatta e congeniale a noi.

Spero tanto, perciò, che lo slogan ideato da Favreau -e che ha portato Barack Obama alla vittoria 5 anni fa- diventi da oggi il grido di battaglia della mia intera generazione: YES WE CAN!

martedì 6 novembre 2012

Quello che vorrei dire ad Elsa Fornero!

Caro Ministro Fornero,
Se devo essere sincera non la stimo -chiaramente a livello politico- in maniera particolare. Beh, non sono l'unica italiana a pensarla così...non dovrebbe essere una gran sorpresa per lei! Non mi piacciono le lacrime di coccodrillo e perciò non può piacermi chi chiede i sacrifici agli italiani piangendo in diretta televisiva per poi non fare alcun sacrificio in casa propria!



Ma andiamo per ordine...

La mia antipatia nei suoi confronti risale al non lontano 25 maggio 2012 quando lei, in una sua intervista, disse che "auspicava" la possibilità di poter licenziare nel pubblico così come succedeva nelle aziende private. Inizialmente pensai che il termine AUSPICIO fosse stato scelto dai giornalisti, che un Ministro del Lavoro -in un momento così difficile per l'Italia come quello che stiamo vivendo- non potesse spingersi a tanto! Purtroppo mi sbagliavo...quel termine era da ricollegare solo ed esclusivamente alle sue parole!
Più esponenti politici di destra, sinistra e centro, in quell'occasione le ricordarono -e lo feci anche io nel mio piccolo, in una breve nota stampa- che gli impiegati pubblici accedono alle loro cariche tramite concorso, che non si può perciò licenziare troppo facilmente; le dissero che chi dirigeva il suo dicastero avrebbe dovuto tutelare i lavoratori ed auspicare ad una maggiore (e non minore!) occupazione degli stessi: tanto nel pubblico che nel privato!
Io personalmente ho sempre creduto che la sua affermazione fosse stata abbastanza offensiva nei confronti di un'intera nazione...ho pensato ai miei tanti coetanei che hanno scelto di non proseguire gli studi e che sono destinati ad una vita da precari; a tutti quei giovani laureati che non riescono a trovare un'occupazione decente che gli permetta di metter su famiglia; ho pensato anche a tutti quegli italiani un po' in là con l'età che non hanno ancora la possibilità di andare in pensione e che si trovano ad un tratto a dover cambiar mestiere per riuscire a portare la cosiddetta "pagnotta" a casa; ho pensato ai sacrifici di ogni padre ed ogni madre, a quelli che ogni giorno tutti siamo costretti a fare e mi sono perciò resa conto di quanto poco rispettose fossero le sue parole nei confronti del sudore degli italiani!

Mai potevo immaginare che avrebbe fatto di peggio!

Dimenticando sempre di dirigere il Ministero del Lavoro e non  quello dei licenziamenti -come disse a suo tempo Antonio Di Pietro-; in una sua intervista di qualche mese seguente al NEW YORK TIME, lei caro Ministro ha dichiarato che: "Il lavoro non è un diritto."
Beh...qui c'è poco da dire, basta ricordarle semplicemente qualche articolo di un testo apparentemente a lei sconosciuto che risponde al titolo di COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA! In particolare voglio citare due articoli che si trovano nella prima parte della nostra Costituzione, quella dedicata ai cosiddetti Principi Fondamentali:

Art. 1:
"L'Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione."

Art. 4:
"La Repubblica riconosce e garantisce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società."

E come non parlare, poi, della sua sparata sui giovani troppo"choosy"?

Secondo la sua teoria i giovani italiani sono troppo schizzinosi nel cercare lavoro, dovrebbero accontentarsi della prima offerta e non cercare il lavoro dei sogni...
Forse non le è chiaro cara Ministra che i giovani non possono permettersi di essere schizzinosi perchè il lavoro per loro NON C'E'!
Se fossimo davvero schizzinosi accetteremmo di essere sottopagati nei call-center? Accetteremmo contratti a tempo determinato in qualsiasi campo? 
Forse non lo sa, ma non tutti hanno la fortuna di Silvia Deaglio, sua figlia, che di lavori ne ha ben due! La giovane promessa della Medicina Italiana è infatti professore associato di genetica medica alla facoltà di Medicina all'Università di Torino, dove guarda caso anche lei è titolare di cattedra; e responsabile della ricerca Hugef, fondazione finanziata dalla Compagnia di Sanpaolo dove lei stessa ha ricoperto la carica di vicepresidente nel periodo 2008-2010!

Ma al peggio non c'è mai fine!

Mi ha completamente disgustata la sua affermazione di pochi giorni fa...forse non la ricorda, o preferisce non ricordarla; le rinfresco la memoria! Ha osato dire ad un malato di SLA che anche la vita da Ministro è difficile! 

I malati di Sclerosi Laterale Amiotrofica combattono costantemente con il loro corpo che, giorno dopo giorno, risponde sempre meno alle loro intenzioni; le conseguenze di questa malattia sono la perdita progressiva e irreversibile della normale capacità di deglutizione (disfagia), dell'articolazione della parola (disartria) e del controllo dei muscoli scheletrici, con una paralisi che può avere un'estensione variabile, fino alla compromissione dei muscoli respiratori, alla necessità di ventilazione assistita e quindi alla morte, in genere entro pochi anni. L'unico modo per prolungare la sopravvivenza del malato è la tracheotomia con la respirazione artificiale: pur in condizione di disabilità estrema, il paziente, se tenuto al riparo da infezioni e malattie respiratorie, può vivere anche 20 anni o più.

E quali battaglie combatte lei ogni giorno? Quella contro i parcheggiatori che non riservano il posto alla sua auto Blu? O quella contro la macchinetta del caffè che non funziona e le fa fare tardi la mattina? Quale tra le tante possibili difficoltà che ognuno di noi può incontrare ogni giorno per la sua strada è paragonabile al calvario e alla sofferenza di un malato così grave? E' vergognoso, davvero vergognoso che una privilegiata come lei, neppure eletta, abbia soltanto osato paragonare la sua vita a quella di un malato terminale!

Non si lamenti allora, come ha fatto proprio ieri in un incontro pubblico che pretendeva fosse tenuto a porte chiuse per evitare -e cito testualmente- "di pensare ogni parola", se i giornalisti scelgono "una sua parola sbagliata" e ne fanno un titolo! Non si lamenti se gli italiani le puntano contro il dito...lei caro Ministro di parole sbagliate ne ha dette fin troppe! Ha offeso in questi mesi giovani, donne, lavoratori ed addirittura ammalati; ha offeso un Paese che per colpa sua e dei suoi compari è in ginocchio...e se non si è resa conto di tutto ciò, i link comparsi in questi giorni su facebook forse hanno ragione: oltre che criminale lei è anche un po' cretina!

lunedì 1 ottobre 2012

Troppi avvocati in Italia!

La notizia è di qualche giorno fa ma mi sembra doveroso, da studentessa di Giurisprudenza, riportarla sul mio blog: in Italia pare ci siano troppi avvocati! Ma che sorpresa!!!! 

Certo, che gli avvocati in Italia siano tanti non è una grande novità, ma certamente nessuno potrebbe mai immaginare quanto numerosi sono effettivamente i legali nel Bel Paese.

Le cifre sono esorbitanti: su una popolazione di quasi 61 milioni di persone, gli avvocati sono ben 247 mila! Il numero maggiore è presente in Campania (38 mila), seguita dalla Lombardia (30 mila) e dalla Puglia (23 mila). All’ultimo posto c’è la Valle d’Aosta con 178 avvocati e il Trentino con 1.643. 

I numeri sono davvero da capogiro, soprattutto se si considera ad esempio che in Germania i legali sono 150 mila e in Francia solo 20 mila (numero pari agli avvocati presenti solo a Roma!)

Le proposte per limitare la presenza di Avvocati in Italia sono tre: la prima sarebbe quella di applicare uno sbarramento immediato all’iscrizione universitaria; la seconda è quella di applicare il filtro dopo tre anni di università, attraverso un percorso formativo su misura; la terza invece comporterebbe lo sbarramento nella fase post-laurea, prima delle scuole di specializzazione.



Personalmente credo che la cosa migliore sarebbe applicare, come già accade per altre facoltà (vedi Medicina, Architettura, Farmacia ecc...) il cosiddetto NUMERO CHIUSO.

Sarebbe infatti giusto -a mio giudizio- che anche per gli studenti che intendono iscriversi alla facoltà di giurisprudenza, fosse previsto un test selettivo, così da permettere annualmente solo ad un numero ben preciso e preventivamente stabilito di ragazzi, di accedere ai corsi.

Qualcuno ritiene che la cosa sia totalmente sbagliata in quanto bisognerebbe aprirsi a maggiori liberalizzazioni nel mondo del lavoro e nelle professioni, visto già il periodo difficile -soprattutto lavorativamente parlando- in cui versa l'Italia

Io invece, vivendo sulla mia pelle il sovraffollamento in facoltà, ritengo che questa scelta sarebbe la più sensata; soprattutto visto e considerato che c'è un buon 30% di studenti del primo anno che al momento di iscriversi all'università utilizza la tecnica del "Non so che fare, mi iscrivo a giurisprudenza...tanto è a numero aperto!" (credendo tra le altre cose che sia semplice affrontare un percorso di studi del genere!)

E voi, come la pensate?

sabato 22 settembre 2012

Sud e Green Economy, Torraca: Una piccola Smart City!


Quando si tratta di Sud sentiamo come sempre parlare criminalità organizzata, di servizi pubblici inefficienti, di malasanità, di giovani in fuga e chi più ne ha più ne metta. Sebbene non credo che il Sud sia solo questo, purtroppo è innegabile –anche e soprattutto dal punto di vista economico- che il divario tra Nord e Sud esista e che la crisi dilagante lo abbia forse accentuato ancor di più.

La Germania in 20 anni è riuscita a rimettere in pari la Germania dell’est, il suo sud, con la Germania dell’ovest (il suo nord) e l’ha fatto mettendoci soldi e programmazione.

In questo periodo parlare di utilizzo soldi pubblici è chiaramente complicato, vista appunto la crisi che ha colpito l’Italia, ma qualcosa si muove e può muoversi soprattutto se si tratta di investimenti. Quanto alla programmazione la grande operazione di coesione economica e sociale tra est e ovest della Germania ha coinvolto il governo, gli imprenditori, le banche e le forze sociali su obiettivi e strategie e su questo versante noi italiani potremmo e dovremmo imparare molto da loro. 

Per risollevare il sud certamente una grande mano è offerta oggi dalla green economy. Puntare sulla Green Economy a Sud è possibile viste le peculiarità offerte dal territorio, vista la clemenza della natura che ci ha concesso quasi 12 mesi di sole all’anno e visto lo sviluppo ecosostenibile già esistente in alcuni centri -anche piccoli- del meridione, che rappresentano delle vere e proprie eccellenze. Basti pensare ad un esempio su tutti: Torraca.



Ho avuto l’opportunità –durante la festa nazionale di API tenuta dal 13 al 15 settembre scorsi a Maratea- di seguire un laboratorio sulle SMART CITIES, le città intelligenti che puntano sull’ecosostenibilità. Durante il laboratorio ci hanno spiegato che l'Italia in confronto ad altri stati europei ha poche città che ad oggi possano definirsi SMART...ma Torraca, la prima LED CITY al Mondo, penso possa rientrare tra queste o sicuramente essere sulla buona strada!

Torraca è un piccolo borgo medievale in Provincia di Salerno a metà strada tra mare e montagna con circa 1400 abitanti ed è l’esempio evidente di come lo spirito di iniziativa e l’attenzione crescente alle tematiche ambientali possano generare benefici a tutta la popolazione. Grande attenzione è stata data alle energie rinnovabili e al risparmio energetico e queste iniziative non sono che parte di un progetto più ampio che mira a considerare lo sviluppo sostenibile a 360° e che ha anche portato l’amministrazione comunale ad avviare una serie di iniziative.

Innanzitutto l’illuminazione al LED
Torraca è ufficialmente il primo paese al mondo completamente illuminato a LED ad altissima efficienza (80 lumen per Watt) attraverso un sistema brevettato da Elettronica Gelbison (azienda specializzata in sistemi elettronici e proveniente dal vicino centro di Ceraso). I LED a bassissimo impatto ambientale, ma con rendimenti elevatissimi, sono stati installati agli oltre 700 punti luce, sia lungo tutte le strade comunali di accesso, sia lungo le caratteristiche stradine del centro storico. Il risparmio energetico di questa operazione è valutato intorno al 65%, la riduzione dei costi legati alla manutenzione dell’impianto di illuminazione è del 50% e la riduzione dell’inquinamento luminoso è addirittura pari al 90%.



Poi gli impianti fotovoltaici:
Su tutto il territorio comunale sono stati istallati quattro impianti fotovoltaici da 45,5 kW ciascuno. I quattro impianti producono quasi 200.000 kWh/anno, sufficienti ad illuminare vari impianti sportivi (pista go-kart, piscina comuanle) e a vendere l’energia elettrica residua alla rete elettrica oltre a recuperare i benefici economici dalla vendita di certificati verdi nazionali e usufruire degli incentivi del conto energia. I benefici in termini ambientali sono notevoli con circa 122 tonnellate di Anidride Carbonica evitate.



La Piscina
Il Comune ha realizzato un progetto di efficientazione della piscina comunale diventata ECOSOSTENIBILE, la piscina è stata collegata ad un impianto solare termico da circa 25m2. Sulla piscina stessa sono infine stati ridotti i consumi per evaporazione di oltre il 50% con un moderno sistema brevettato di copertura isotermica per piscine. Inoltre la struttura è alimentata da un impianto di 50 Kw di pannelli fotovoltaici e l’impianto d’illuminazione interno ed esterno alla piscina adotta la tecnologia a LED.



Torraca, inoltre aderisce al progetto “Comuni AzzeroCO2” promosso dall’omonima AzzeroCO2 fondata da Legambiente, Ambiente Italia e Kyoto Club e fa parte quindi di quei Comuni che vogliono costituire una rete di buone pratiche realizzate con il coinvolgimento del Territorio.

Ogni tanto un primato decisamente positivo parte dal Sud, per cui…partendo da Torraca e scendendo giù in Sicilia, passando per la Puglia, la Basilicata e la mia bellissima Calabria, rimbocchiamoci le maniche e risolleviamoci! 



venerdì 21 settembre 2012

Si può far tutto!

Ieri mi è capitato di imbattermi in una notizia particolare che riguarda l’universo femminile. Nel pomeriggio, infatti, ho sentito per radio che Jessica Valenti, fondatrice del popolare sito Feministing.com, nel suo ultimo saggio “Why Have Kids?” uscito da poco in America, si sarebbe lasciata andare a dichiarazioni del tipo “Le donne intelligenti farebbero meglio a non fare figli”.

Questa frase aveva dato vita –nel programma radio che stavo seguendo- ad un dibattito secondo cui le donne oggi dovrebbero fare una scelta tra vita privata e carriera…e le donne apparentemente più dotate o che comunque hanno successo in campo lavorativo dovrebbero, qualora decidessero di far figli, portare come si suol dire “il pane a casa” e lasciare il posto in casa ai mariti trasformati per l’occasione in perfetti MAMMI!

Se fino a poco meno di 60 anni fa il gentil sesso doveva rivendicare i propri diritti ad inserirsi nel mondo del lavoro, nella politica, e nelle istituzioni, oggi -a quanto pare- urge rivendicare il ruolo di mogli e madri nel focolare domestico! Una donna ha il diritto di assecondare le sue aspettative e attitudini lavorative ma anche quello di costruire un nucleo familiare in cui essere l’indiscussa regina!

Qualche giorno fa la programmazione di SKY CINEMA proponeva un film con Sarah Jessica Parker, “Ma come fa a far tutto?” in cui la protagonista di Sex and the City, interpretava una manager di successo che si districa tra ufficio, casa, capo, marito e figli, e appena sentita questa notizia ho subito pensato a lei che, nel corso del film, riuscirà ad abbinare armoniosamente le due “cariche” che ricopre.





Poi mi sono detta, in fondo Sarah Jessica Parker è solo una come tante! Per trovare donne del genere non bisogna guardare necessariamente ad Hollywood, basta sbirciare nelle nostre case! Le nostre madri, zie, cugine, amiche, sono tutti esempi di donne intelligenti che sono riuscite a conciliare carriera e famiglia, lavoro e affetti, ufficio e vita privata…e un giorno sinceramente io spero di riuscire ad essere proprio come loro!

Per cui lasciatelo dire cara Jessica: con la tua dichiarazione provocatoria e –azzarderei- poco intelligente…hai toppato!!!!!!!