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martedì 18 novembre 2014

Renzi vira a sinistra? - IlNadir.net

"Sempre nell’occhio del ciclone il Partito Democratico di Matteo Renzi che non ha un attimo per star tranquillo. Bufere, una dopo l’altra; presunte scissioni, innumerevoli litigi e posizioni sempre discordanti. In questi giorni poi si è tanto parlato delle cene multiportata da 1000 euro a persona, a cui hanno partecipato molti parlamentari del PD -e non solo- per autofinanziare le prossime campagne elettorali e anche lì la polemica è stata dietro l’angolo. Chi c’era e perché? Di cosa si sarà discusso? Non sarà uno schiaffo alla miseria questa quota a tre zeri?

Deve essere sfuggito a molti però che l’incontro più importante è avvenuto lontano dai riflettori e dalla mondanità; non è stato “scandaloso” e non ha visto antipasti di pesce e primi succulenti arrivare sulla tavola (non) imbandita per l’occasione. Seduti intorno ad una lunga tavolata c’erano solo loro: i leader ed i rappresentanti delle forze di maggioranza di Governo. [...]" 


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domenica 12 ottobre 2014

Che fine ha fatto la sinistra? - IlNadìr.net

"Un pubblico ospedale, una ragazza si reca al reparto di ginecologia per farsi prescrivere la cosiddetta “pillola del giorno dopo” per timore di una gravidanza indesiderata dopo un rapporto non protetto; cerca aiuto, informazioni, forse anche conforto morale in un momento che appare difficile. L’infermiera di turno, però, si rifiuta di prescriverle il farmaco. E’ successo due volte questa settimana presso l’ospedale di Voghera a due giovani donne e sempre con la stessa infermiera. Entrambe le ragazze -forse perché mortificate, forse perché non pensavano di trovarsi di fronte ad una discussione che riguardasse l’etica professionale del personale ospedaliero- hanno deciso di allontanarsi dalla struttura senza ricevere il farmaco richiesto ma hanno segnalato l’accaduto alla direzione sanitaria e all’azienda ospedaliera. L’infermiera –ripresa dalla caposala e dal medico di turno in una delle due occasioni- ha in seguito spiegato che la sua è stata una reazione dettata non da motivi religiosi ma dalla coscienza, non ha minacciato le giovani ma si è rifiutata di effettuare la prescrizione perché ha cercato di convicerle a “salvare una vita umana”."


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mercoledì 24 settembre 2014

Il Paese dei paradossi

Manifestanti, sindacati, politici di ogni fazione e cittadini di diversa estrazione sociale; oggi tutti partecipano alla controversia sul paradosso del Governo Renzi: l’abolizione dell’articolo 18. E’ bene dire che nel dibattito pubblico e nel diritto del lavoro italiano, quando si parla dell’articolo 18 si fa riferimento all'art. 18 della legge 20 maggio 1970, n. 300: "Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell'attività sindacale, nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento”. Fondamentalmente esso sta a garanzia della tutela reale del lavoratore, prestando particolare attenzione al caso del licenziamento illegittimo (discriminatorio, effettuato senza giusta causa o senza comunicazione dei motivi).



La discussione impazza: sul web, nelle piazze, nelle aule parlamentari ed addirittura al chiuso delle segreterie di partito (ed anche all’aperto in realtà se si guarda alle dichiarazioni pubbliche della cosiddetta “minoranza PD” che chiede a gran voce ed a mezzo stampa 7 nuovi emendamenti sull’articolo); tutti sembrano aver qualcosa da dire, ognuno si schiera dalla parte dell’impiegato, del bracciante, dell’operaio, del lavoratore; ma si tratta di un paradosso vero e proprio: perché tutti ci tengono a dire la loro per tutelare quel lavoro che, a conti fatti, oggi in Italia non c’è e che nessuno fa nulla per creare.

A niente serve la retorica –se essenzialmente retorica resta- del Presidente del consiglio che ricorda, nei suoi discorsi in parlamento, di avere al centro dei suoi pensieri l’Italiano medio; fanno fantasticare le parole di Matteo Renzi piene di sogni e di speranza che ci ripetono che “L’Italia non sarà mai un paese normale, perché è un paese straordinario”, ma con i sogni e l’ottimismo –o almeno solo con quelli- non si costruisce il futuro di quel Paese straordinario che continua ad essere il fanalino di coda dell’Europa. L’Italia è il Paese della bellezza, la Nazione che la bellezza l’ha insegnata al mondo intero; ma oggi come non mai ha bisogno di ricominciare a credere in se stessa e nelle potenzialità dei suoi cittadini, soprattutto giovani, e nella cultura dell’innovazione. Bisogna essere consapevoli del proprio passato ma smetterla di vivere nel mito di ciò che è stato ed iniziare a guardare al futuro creando nuove e serie opportunità lavorative.

Sono quasi amare le esortazioni del Premier quando -in visita negli USA- incontra a cena, ospite del presidente della Stanford University  John Hennessy, i maggiori startupper italiani e chiede loro di aiutarlo: “Io cambierò l’Italia, voi pensate a cambiare il mondo” se il Mondo quegli italiani sono costretti a cambiarlo da lontano.

Beppe Severgnini nella sua rubrica, Italians, ha scritto qualche settimana fa che la generazione dei giovani italiani di oggi gli ricorda tanto quella dei giovani degli anni 60, perché ora come allora fame e freni fanno miracoli. I giovani imprenditori di oggi hanno a disposizione due maestri eccezionali: la disperazione che è comune ai loro coetanei del passato ma soprattutto hanno dalla loro un alleato del tutto nuovo e straordinario: internet. Severgnini fa l’esempio di Francesco Nazari Fusetti, casse 1987, che è fondatore di “Charity Starts” che aiuta le organizzazioni no-profit a raccogliere fondi attraverso aste di beneficenza; di Davide Dattoli che è l’inventore di “Talent Garden” o dei 5 giovani che sono fondatori di “Good Morning Italia” definita la migliore rassegna stampa in circolazione. Tutti questi ragazzi hanno in comune la creatività, il talento, la dinamicità, la capacità di reinventarsi e di inventare un lavoro da zero, perché –rimprovera l’editorialista del Corriere della Sera- non sono arrivati dove sono “grazie a leggi lungimiranti o investitori intelligenti”, ma solo con qualche risparmio e con la forza delle loro idee.

E’ questo il grosso cruccio dell’Italia, soprattutto se si parla di mercato e lavoro: non investire nelle novità, stare ferma di fronte al mondo che cambia. Si è discusso per anni di digital divide, di agenda digitale che ad oggi non è mai partita; si è sentito di digitalizzazione delle scuole che immaginano studenti con un tablet in mano ma che oggi vedono dimezzati i fondi destinati all’istruzione. Un paese che non si impegna a credere ed investire nei giovani, nel cambiamento, nella crescita vera è un Paese destinato a non avere futuro.

L’Italia non può restare imprigionata nei conservatorismi, lo ha ricordato anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano rivolgendosi agli studenti presenti all’inaugurazione dell’anno scolastico al Quirinale: “Non c'è nulla di più gratificante e importante del dedicarsi a rendere migliore la nostra scuola, più libere e capaci di esprimersi, rafforzarsi, realizzarsi le vostre energie, la vostra intelligenza, la vostra creatività”.


Chissà, forse un giorno –se punteremo davvero sui talenti in casa nostra- non si dovrà attendere un viaggio negli USA per incontrarli e chiedergli di cambiare il mondo.

giovedì 24 luglio 2014

Nel nome del padre. - IlNadìr.net

“Martedì 7 gennaio 2014. La Corte Europea dei diritti dell'uomo condanna lo stato italiano che, non permettendo di concedere ai figli di portare il cognome materno, viola le direttive comunitarie. La Corte obbliga perciò il Parlamento Italiano a legiferare in merito, ma l'11 gennaio è il Consiglio dei Ministri a esprimersi, con un disegno di legge, affinché l’ufficiale di stato civile proceda con l'iscrizione all’atto di nascita del cognome materno, esclusivamente in caso di accordo tra entrambi genitori. Ad avere l'ultima parola è quindi il padre.

Il provvedimento non entra mai in vigore e si attende di poterne discutere in aula fino a quando lo scorso 16 luglio arriva alla Camera. L'approvazione unanime in commissione consente infatti a Michela Marzano – ordinaria di filosofia morale presso l'Università Sorbonne di Parigi, autrice di diversi saggi, collaboratrice di Repubblica e deputata del PartitoDemocratico – di essere, in quanto prima firmataria, la relatrice per l'approvazione del disegno di legge. […]”


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venerdì 23 maggio 2014

L'Europa che scelgo!

Capita, in un pomeriggio, mentre ci si ritrova a studiare ancora una volta teorie giuridiche dei filosofi più disparati, di imbattersi, tra una pagina e l’altra di quei libri che sembrano non finire mai, in una frase di Cartesio:

"Più di tutto mi piacevano le matematiche per la certezza ed evidenza dei loro ragionamenti [...] dei loro fondamenti così fermi e solidi"

Mentre la leggevo e la rileggevo mi sono detta che, forse, è per questo allora che io la matematica non l'ho mai amata tanto! L'ho sempre studiata perchè dovevo, me la sono anche cavata sempre molto bene...ma ogni esercizio o compito in classe è stato per me uno stress ed una sofferenza. Non sono fatta per i numeri io, mi sono sempre detta: preferisco le parole.


Schemi, ordinamenti fermi e solidi, concetti fissi…sono belle idee da tenere a mente e perseguire, è bello poter andare avanti sapendo di poter sempre contare su alcune certezze, ma ci sono cose che non resistono nei confini del misurabile.

Sono sempre stata una persona razionale che ha rivolto lo sguardo alle conseguenze in ogni piccola cosa della sua esistenza; non sono il tipo che si alza una mattina ed imprevedibilmente prende decisioni, non sono una impulsiva, certe cose mi piace pianificarle...qualcuno direbbe quindi che sono un tipo di persona “di testa” e per certi versi è così.  

Poi però, se mi guardo davvero intorno e indietro capisco alla fin fine, in ogni mia scelta, decisione o progetto…ci ho messo un po' di cuore! Anche dove non serviva, anche dove non sembrava ce ne fosse, anche dove forse avrei dovuto investirne un po’ meno…a vincere è sempre stato lui!
E così è stato anche per questa campagna europea che sta per volgere al termine.


Una campagna strana, sottotono, sottovalutata dai più che hanno rivolto soprattutto le attenzioni alle contemporanee amministrative ma per me –come sempre- una bella esperienza di crescita, condivisa con le persone giuste, che mi ha portato ad ottenere tante piccole, grandi soddisfazioni. E' stato crederci davvero che mi ha portata, a mio modo e con i miei mezzi, ad impegnarmi in questa avventura; è stato voler dire la mia su un progetto sentito, bello, pulito che mi ha convinta anche stavolta a dire "Ci sono!". 

Una campagna iniziata lo scorso aprile nelle piazze della Capitale che ha visto giovani di partiti diversi unirsi e diventare un unico grande blocco compatto; una campagna fatta di video, tweet, messaggi, condivisioni e grande collaborazione web; una campagna in cui ho coinvolto, chi piú chi meno consapevolmente, le mie amiche –di solito restie- che simpaticamente hanno accettato di diventare parte dei giovani volti di Scelta Europea; una campagna che ha visto giovani tra i gazebo sparsi in tutta Italia e che vede amici correre in prima persona per raccontare e costruire quell’Europa che la mia generazione merita.

Non lo so come andrá, non guardo i sondaggi e neppure mi interessano; spero che tutte queste energie spese porteranno i loro frutti, ma se anche così non fosse, so che di campagne elettorali cosí ne farei altre 1000: con questa squadra, con questa grinta, con questi candidati, con questi slogan, con questi sorrisi…auguro a tutti noi tante altre campagne così, di cuore!

In bocca al lupo a noi che Scegliamo l’Europa.


Il 25 Maggio votate Scelta Europea.


venerdì 9 maggio 2014

9 Maggio Ieri ed Oggi.

Il 9 maggio è stata -da un po' di tempo a questa parte- una data importante e significativa nel tunnel dei miei ricordi, in particolare era ripensare al 9 maggio del 1978 che mi riportava verso qualcosa o, meglio, verso qualcuno. Io quella data non l'ho vissuta, ovviamente, ma so che è legata a due grandi figure. Due uomini diversi, con percorsi disparati e differenti; due esistenze parallele ed accomunate da un tragico destino e dal voler combattere per un, seppur diverso, ideale. Quella del 9 maggio '78 fu la notte di via Caetani, del corpo di Aldo Moro; ma anche la notte che vide andarsene il giovane Peppino Impastato.



Aldo Moro lo conoscono e lo hanno conosciuto tutti, da sempre. Io però ho imparato a scoprirlo davvero tra i banchi di scuola, grazie a quel Prof. che durante il ginnasio è stato per me e per i miei compagni più un Maestro di vita che un semplice insegnante. E' a lui che devo le mie letture, le mie ricerche, le mie lacrime sul caso Moro. Il compromesso storico, la DC, le BR...tutte parole sentite e risentite che hanno preso davvero forma solo quando Moro l'ho conosciuto sul serio e quando ho imparato ad apprezzarlo per il grande statista e uomo che era.

Peppino Impastato, invece, mi riporta con la mente alle prime riunioni in sezione: a "I Cento Passi", al cineforum, a quell'interesse per la politica che con gli anni è cresciuto e mi ha accompagnata. La voglia di riscatto, di verità, di giustizia; la giovinezza e la passione pura di Peppino mi hanno sempre affascinata. 

Due esempi, due personaggi che, forse, insieme, racchiudono un po' le mie due anime: quella moderata, razionale, composta con lo sguardo rivolto al futuro e quella polemica, passionale, -in fondo- un po' ribelle, che ha tanta voglia di credere e cambiare.

Ma oggi il 9 maggio non è solo una data che guarda al passato. La storia va conosciuta, ricordata e celebrata, soprattutto quando incrocia personalità così belle, forti e complesse; oggi  il 9 maggio è diventata anche la festa dell'Europa, un giorno che sa di futuro.


Da sessant'anni a questa parte l'unione Europea garantisce prosperità, democrazia e pace ai suoi popoli. Il prossimo 25 Maggio andremo alle urne ma, visto il momento storico particolare che stiamo vivendo, non sarà una semplice elezione: si tratterà fondamentalmente di scegliere se essere pro o contro l'Europa.

"Euroscetticismo" non è una parolaccia, anche io sono euroscettica a mio modo, perchè -da europeista convinta- vorrei vedere un'Europa migliore, diversa da quella che viviamo oggi. Voglio un'Europa dove il piano politico e quello economico camminino finalmente di pari passo; dove l'argomento fondamentale e centrale per tutti sia l'occupazione giovanile; dove la tutela ambientale e lo sviluppo sostenibile non siano solo slogan politici da tirar fuori in campagna elettorale; dove ci siano meno burocrazia e più fatti; dove la libertà di movimento, la quinta libertà, sia un mezzo a disposizione della generazione Erasmus per imparare, crescere, conoscere e non per scappare. 

L'ho detto e lo ripeto spesso, l'Europa che voglio è quella del sogno europeo, dove diritti civili e libertà fondamentali siano garantiti per tutti; l'Europa della Carta di Nizza; un'Europa solidale, forte, coesa e compatta fatta di uomini impegnati e meritevoli, che come Moro e Impastato che oggi tutti noi ricordiamo, credono in ciò che fanno e ci mettono il cuore...e di amici che si impegnano già da ora per questo grande progetto ce ne sono tanti.

Non ci serve demagogia però, non ci servono frasi fatte; gridare allo scandalo, dire di voler uscire dall'euro e dall'Europa è solo fumo negli occhi, è il contentino per un popolo disperato; è un'ulteriore presa in giro che non risolverebbe i problemi di nessuno.

Non facciamoci suggestionare e impressionare dai paroloni e dagli agitatori di folle: oggi -così come farò il 25 maggio- io scelgo l'Europa, faccio una convinta Scelta Europea...e voi? 

martedì 10 settembre 2013

Semplicemente grazie!

Può sembrare solo retorica, possono sembrare delle frasi fatte ma davvero, nonostante le levatacce, i ritmi frenetici e lo stress, questi pochi giorni trascorsi in Abruzzo mi resteranno nel cuore...o forse è più giusto dire che lì, in quella terra bella e dimenticata dalle istituzioni, ho lasciato un pezzetto del mio cuore.

L'ho lasciato tra le macerie de L'Aquila, davanti alla casa dello studente che s'è portata via 4 anni fa tante giovani vite, l'ho lasciato nel verde degli alberi del parco nazionale e tra i colori delle case di Pescasseroli, nel centro storico di Pescina e ad Avezzano, dove ci hanno accolto tutti come fossimo di famiglia...e un pezzetto del mio cuore certamente l'ho lasciato tra i sorrisi e gli abbracci dei ragazzi che -seppure conosciuti poco tempo fa- oggi so di poter considerare amici.

Questo è solo l'inizio, tante avventure ci aspettano...e non vedo l'ora di rivedervi e ricominciare insieme.

Grazie di tutto!



mercoledì 4 settembre 2013

Giovani Itinerari

Si terrà dal 6 all'8 Settembre ad Avezzano, in Abruzzo, la scuola di formazione politica a cura dei Govani del Centro Democratico. 
"Giovani Itinerari. Beni comuni e beni relazionali" è il titolo che abbiamo scelto per questi tre giorni in cui parleremo di ambiente, integrazione, lavoro e cultura ritrovando e riscoprendo questi importanti temi nel loro significato fondamentale di BENE COMUNE.
Cliccando qui potrete conoscere il programma e tutte le informazioni per raggiungerci.

Seguiteci nei prossimi giorni su Facebook, Twitter e Instagram con l'hastag #GiovaniItinerari


venerdì 7 giugno 2013

La matematica non sarà mai il mio mestiere...

Ore 10, mia zia al telefono...alle 10 e 30 c'è la recita di mio cugino, mi dice..."Che fai, vieni?"
E allora i libri si chiudono e si esce.
 
Arrivo a scuola e mi trovo di fronte a tanti ragazzini di quinta elementare in maglie bianche che cantano "Calabrisella mia" (che, vi dirò, mi piace sempre) ed una canzone sul mio paesello, Diamante. Un altro gruppetto dell'istituto di Buonvicino ci propone invece una simpaticissima tarantella...e sono contenta -dopo le innumerevoli polemiche di questi ultimi periodi- di poter scorgere negli occhi divertiti dei bambini la bellezza delle tradizioni della mia terra. (A proposito...la ballano meglio di me! - ndr)
 
 
 
 
Assieme a loro  nella palestra di quella scuola che per tanti anni è stata anche la mia, ci sono i ragazzi della scuola che sta per accoglierli...ed in particolare oggi i protagonisti sono quelli che frequentano la terza media.
 
Seduti a terra...anche loro in maglia bianca, jeans e qualche risata; tutti vicini ad assaporare a pieno questa giornata che segna la fine di un percorso e l'inizio di una nuova avventura...dall'anno prossimo si diventa grandi!
 
Sono più tecnologici, per questi giovani giusto un balletto iniziale...ci fanno vedere però dei bellissimi video proiettati al muro e di fronte a noi scorrono immagini delle gite, delle giornate in classe o semplicemente delle uscite tutti insieme, accompagnate da canzoni che personalmente mi emozionano un po': "Notte prima degli esami" e "Forever Young".
 
Li guardo mentre tra sorrisi e tante lacrime rivedono loro stessi in questi anni, e penso alla mia di classe, quella del liceo, quella degli amici che non passano mai. Mi capita sempre di pensarci soprattutto di questi periodi; ricordando l'ansia incredibile che tutti avevamo in attesa degli esami, quelle giornate lunghissime e quel senso di incertezza e di felicità che forse si prova solo durante la magia della famosa "Notte prima degli esami".
 
Quelle canzoni a me tanto care. hanno accompagnato anche il "nostro" video proiettato al pranzo dei 100 giorni...un video che aveva l'arduo compito di riassumere in meno di 10 minuti 5 anni pieni, freschi, belli, indimenticabili.
 
Trascorsi tutti insieme, sempre.
Come in ogni gruppo di amici le discussioni non sono mai mancate, le incomprensioni forse sono state troppe...ma l'affetto e le emozioni sicuramente di più! A dispetto di chi non ci credeva, anche adesso che capita di vedersi meno, quando ci ritroviamo è come se fossimo sempre lì...nell'aula con l'inchiostro sul soffitto.
 
Vi voglio tanto bene V G.

domenica 2 giugno 2013

Una e Indivisibile...

Le solite polemiche sui costi (obiettivamente eccessivi!) della parata; gli Articoli della Costituzione scritti su ogni bacheca di Facebook e seguiti da commenti sarcastici che ne descrivono la lontananza dalla realtà; poca, pochissima partecipazione e poco "senso dello Stato" in questo 2 Giugno.

Ma occorre ricordare quello che è stato. Proprio oggi, soprattutto oggi, nell'Italia della crisi, delle contraddizioni e delle incertezze è necessario riportare alla mente quegli uomini e quelle donne che hanno reso possibile un sogno chiamato Repubblica, un sogno che profumava di futuro e che spetta a noi proteggere e -se necessario- ricostruire, sapendo che nulla può cambiare se ciascuno di noi non fa la sua parte.




"«La politica è una brutta cosa»«che me ne importa della politica»: quando sento fare questo discorso, mi viene sempre in mente quella vecchia storiellina, che qualcheduno di voi conoscerà, di quei due emigranti, due contadini, che traversavano l’oceano su un piroscafo traballante.
Uno di questi contadini dormiva nella stiva e l’altro stava sul ponte e si accorgeva che c’era una gran burrasca con delle onde altissime e il piroscafo oscillava. E allora questo contadino impaurito domanda a un marinaio: «Ma … siamo in pericolo?», e questo dice: «Se continua questo mare, il bastimento tra mezz’ora affonda». Allora lui corre nella stiva a svegliare il compagno e dice: «Beppe, Beppe, Beppe, se continua questo mare, tra mezz’ora il bastimento affonda!». Quello dice: «Che me ne importa, non è mica mio!». Questo è l’indifferentismo alla politica.
È così bello, è così comodo: la libertà c’è. Si vive in regime di libertà, c’è altre cose da fare che interessarsi di politica. E lo so anch’io!
Il mondo è così bello, ci sono tante belle cose da vedere, da godere, oltre che occuparsi di politica.
La politica non è una piacevole cosa. Però la libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni, e che io auguro a voi, giovani, di non sentire mai, e vi auguro di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perché questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai, ricordandovi ogni giorno che sulla libertà bisogna vigilare, dando il proprio contributo alla vita politica."
 
 
Piero Calamandrei


Auguri alla Repubblica, Una e Indivisibile.

 

mercoledì 24 aprile 2013

La dura legge del gol...

Telefonate, libri, mail, lezioni ed elezioni...quest'ultimo periodo è stato un po' pieno ed il tempo per scrivere era davvero poco! Certo, anche il volo stratosferico che il mio PC ha fatto giorni fa (e che lo ha portato ancora una volta a visitare il mio tecnico di fiducia) e la mia totale incapacità di scrivere un intero post dal tablet senza dare in escandescenza, hanno contribuito a tenermi lontana dal blog..ma ora eccomi qua!

Non so bene perchè ma ogni volta che ascolto La dura legge del gol, degli 883, penso alle competizioni politiche...Max Pezzali -mi direte- in questo testo utilizza una metafora calcistica, eppure sarà perchè si parla di squadra e lealtà, di vittorie e di come spesso le conquista non chi le merita e chi gioca pulito, ma chi prima arriva a segnare...io la ascolto e penso ad elezioni, mandati e via dicendo!



Di questi tempi poi è difficile anche pensare ad altro, tutti a tracciare l'identikit del politico perfetto: che sia per scegliere il Capo dello Stato, il Presidente del consiglio o un semplice Onorevole; sono tutti lì pronti a dire come dovrebbe essere questo politico esemplare, mai un nome o un'indicazione...solo un'idea. E allora ci ho pensato, ce l'ho anch'io l'identikit del mio Onorevole ideale.  

Innanzitutto ne vorrei uno che quando parla lo fa per tutti...non ha bisogno di paroloni altisonanti ed esempi da superlaureato, i politici sono rappresentanti del popolo, di tutto il popolo e per tutti devono saper e poter parlare. Vorrei un battitore libero, un lupo solitario...intendiamoci, non uno che vada a briglia sciolta e stia sempre per conto suo o che vada dove va il vento, ma uno che comprenda che la Costituzione ha scritto nell'articolo 67 che ogni parlamentare è libero nell'esercizio delle proprie funzioni e che quindi -se il proprio partito sbaglia o se semplicemente non è d'accordo con la linea che quel partito sta seguendo- sappia dire "No, grazie...io la penso così" senza aver paura di perdere leadership, poltrone o gradi istituzionali. 

Vorrei un Onorevole vicino alla gente, ma vicino per davvero...coerente con il proprio pensiero ed interessato alla vittoria del Paese più che alla sua. Uno di quelli che -per quanto creda ad un ideale e ad un modo di fare politica- sa che l'affetto e la stima degli amici valgono molto più di una sigla di partito e che non ha paura -perciò-  di fare scelte impopolari, che tanto lo sa che quegli amici lo seguiranno sempre...perchè il suo nome è una garanzia! Uno che sappia dire -come Cisco- "Cosa importa chi vincerà? Perchè in fondo lo squadrone siamo noi!"

Vorrei un Onorevole che sia lontano ad esempio da quelli che mandano i messaggini istituzionali ed uguali per tutti ed in ogni occasione...uno che, anzi, devi essere pure contenta se ti risponde perchè sai che è proprio lui a farlo e non chi lavora nella sua segreteria! Uno insomma non dalle facili smancerie e che all'apparenza possa sembrare un po' "orso" per i suoi modi di fare, ma che se per caso una volta ti abbraccia, lo senti che lo fa per davvero.

Ne vorrei uno con i piedi ben saldi a terra, che sia consapevole del fatto che da domani la sua esperienza politica potrebbe finire...nessuno lo attacca per sempre a quella sedia in Parlamento e la vita "normale" è dietro l'angolo. E' anche per questo che lo vorrei ancorato alle origini, alla propria terra e alle proprie tradizioni. Perchè -come ha scritto recentemente Beppe Severgnini- "una nazione, una regione, una città, un quartiere, una scuola, un'associazione, un gruppo di amici e una famiglia sono il porto da cui siete partiti; e dove, magari, tornerete".

Questo è il mio identikit...
Mentre scrivevo, vi chiederete, avevo in mente qualcuno? Beh, può darsi...perchè la politica, si sa, è fatta inevitabilmente di persone!

E' da un po' di tempo che mi interesso attivamente di politica, anzi ho iniziato sin da bambina seguendo prima mia Madre e poi cercando di costruire un mio personale percorso...e in tutto questo tempo ho imparato a capire una cosa: oltre ad alleanze, collaborazioni ed intese, in politica soprattutto si stringono forti rapporti; chi non crede ai legami nati in politica, somiglia tanto a quelli che pensano che il diritto sia una materia arida: chi ha quest'idea evidentemente ad una disciplina tanto bella e profonda non si è mai avvicinato sul serio. In politica si stringono amicizie vere...l'ho capito quando, guardando in una riunione mia Madre abbracciare una "compagna di partito" (e lo virgoletto...perchè se legge che le ho dato della compagna mi disereda!) che non vedeva da tanto, ho letto la felicità negli occhi di entrambe; l'ho capito quando ho sentito le lacrime salire agli occhi per la gioia di una vittoria che sulla carta era di uno ma nel cuore era di tutti; lo capisco quando il sabato sera mi capita di uscire a cena con i componenti di una lista civica che nel mio Paese avrà pure perso le comunali...ma sapeste quante risate fanno tutti insieme; lo capisco sempre, ad ogni telefonata, passeggiata, sorriso e pacca sulla spalla.

In uno scenario tanto strano e difficile, in cui il gol inizia a contare molto più del gioco di squadra e della partita, è questa la politica di cui abbiamo bisogno, è di questa politica che voglio sentir parlare...recuperiamola!



martedì 16 aprile 2013

#IlMioPresidenteE'StefanoRodotà

Forse l'endorsement (questo termine che ultimamente ci piace tanto utilizzare!) di una semplice studentessa, che scrive per passione e per passione si interessa di politica, conta poco rispetto a tutti quelli che sta avendo in questi ultimi giorni...ma, prima della decisione del Parlamento, ci tengo anche io a dire la mia: se il Presidente della Repubblica lo dovessi scegliere io, direi Stefano Rodotà.

Sarà un po' per l'orgoglio Calabro (e cosentino!), sarà perchè è un Costituzionalista...ma ho sempre visto Rodotà come il candidato ideale alla Presidenza in questa tornata e -dopo averlo ascoltato il 10 aprile in una conferenza all'Università degli Studi di Salerno, dove studio-  mi ha definitivamente convinta. 

In un momento politicamente difficile ed incerto come quello che l'Italia sta vivendo oggi, un giurista super partes, competente, capace; uno che si è occupato di politica ma è fuori dai giochi e dalle logiche di partito già da un po', un uomo di grande spessore culturale, un pezzo di storia ed un nome che potrebbe accordare quasi tutti (Il centro-sinistra e anche i Grillini che lo vedono terzo in classifica dopo la Gabanelli e Gino Strada che si sono dichiarati non troppo interessati) è di certo la scelta giusta.


L'ho ascoltato con piacere poco meno di una settimana fa, in un'aula gremita della mia Università, presentare il suo ultimo libro "Il diritto di avere diritti" e definirsi "Un fissato dei diritti", pronto a tutelarli anche contro il diritto stesso. L'ho sentito dire che quei diritti, che egli tanto difende, diventano deboli quando la politica li abbandona; l'ho sentito dire che è ovvio che i diritti costano ma costerebbe di più non averne: l'ho sentito parlare di quei temi etici che troppo spesso abbiamo dimenticato in questa campagna elettorale ed in altre...perchè la politica italiana e continentale -fortunatamente- non è solo spread!

Pochi mesi fa mi sono trovata -per motivi di studio- ad imbattermi nelle vicende costitutive e giuridiche dell'Unione Europea ed in particolare in un libro di Mauro Barberis "L'Europa del diritto" (il post su questo libro potete trovarlo qui) che mi ha fatto riflettere molto. Non è stato tanto il trattato di Maastricht o l'Euratom ad appassionarmi durante lo studio; nè tanto meno gli organi dell'UE e le varie procedure giurisdizionali che ho detestato pagina dopo pagina. 

Ad avermi colpita davvero è stata la modernità, la grandezza e -oserei dire- la perfezione della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea, meglio conosciuta come Carta di Nizza; un documento senza eguali e al passo con i tempi; un esempio di come il diritto, spesso, sappia trasformarsi in poesia. 

Quando l'ho letta e l'ho studiata -devo ammetterlo- non sapevo che Stefano Rodotà avesse partecipato anche alla stesura di questo documento, l'ho scoperto solo pochissimi giorni fa leggendo un articolo su di lui. Anche Rodotà quindi è un europeista convinto che -come tanti politici, politologi, studiosi e "tecnici"- resta fedele all'idea che oggi si debba avere più Europa. 

Ciò che lo differenzia da altri però -e lo ha confermato egli stesso lo scorso 10 aprile- è che con l'espressione "più Europa" lui si riferisce ad un'Europa del diritto e soprattutto dei diritti non ad un'Europa economica. Non è dell'euro, la moneta unica, che vuole parlare; non è la BCE il suo primo interesse...per ritornare alla politica a cui lui ed altri giuristi -italiani e non- auspicano c'è bisogno di cooperazione etica, morale tra i Paesi continentali; c'è bisogno di un sentire comune a livello giuridico...c'è bisogno di ricominciare a guardare nella stessa direzione cercando di costruire insieme e non di distruggersi l'uno con l'altro.

Non so quale sarà alla fine la scelta dei nostri Parlamentari, non so se opteranno per una figura più orientata "a sinistra" o se sceglieranno qualcuno completamente estraneo al mondo della politica...io, dal canto mio, spero solo di aver stretto la mano -qualche giorno fa- ad un Costituzionalista, ad un Civilista (come ama definirsi), ad un uomo che è l'orgoglio della mia bella Calabria...e al prossimo Presidente della Repubblica!

martedì 2 aprile 2013

Questa sera che non hai da fare...

"Noi esseri umani siamo la somma di tutti 
i momenti che abbiamo vissuto, 
di tutte le persone che abbiamo conosciuto..."
(La Memoria del Cuore)


Queste vacanze Pasquali sono passate così: tra un dolcetto, una pizza in compagnia, la solita pasquetta tutti insieme e qualche film...in particolare proprio domenica pomeriggio, il giorno di Pasqua, ne ho visto uno che aspettavo di poter guardare da tanto tempo: "La memoria del cuore" diretto da Michael Sucsy con protagonisti Channing Tatum e Rachel McAdams. 

E' la storia di Leo e Paige, due novelli sposi che vedono la loro vita cambiare quando lei -reduce da un brutto incidente- si risveglia dal coma e non ricorda nulla degli ultimi anni della sua vita, del suo lavoro...e del suo matrimonio! Non ricorda il primo incontro, il primo bacio, la cerimonia nuziale fugacemente e clandestinamente celebrata nelle sale di un museo; non riesce più a far ritornare alla mente le sensazioni e le emozioni che quel'uomo le ha trasmesso...Leo è completamente cancellato dalla sua memoria!



Proprio come in "Se mi lasci ti cancello" (titolo italiano -molto contestato per la traduzione- di "Eternal Sunshine of the Spotless Mind", film di  Michel Gondry, con Jim Carrey e Kate Winslet). In questa pellicola però la scelta di cancellare i ricordi di una storia finita è volontaria da parte di entrambi i protagonisti che -per non soffrire più- si sottopongono all'immaginario programma di cancellazione della memoria dell'azienda "Lacuna Inc". La procedura alla quale i due si sottopongono prevede di addormentare il paziente per effettuare la rimossione di alcuni ricordi. Clementine e Joel (questi i loro nomi) riusciranno nell'intento, ma durante il processo di cancellazione si troveranno a rincorrersi negli angoli più nascosti delle loro menti, ad inseguire il ricordo di un amore che forse fa star male ma è ancora reale e vivo e finiranno per ritrovarsi anche nella vita vera, una volta svegli.

Che i  ricordi siano parte integrante di una storia ce lo dimostra anche Rory Gilmore (Alexis Bledel) -protagonista di Una Mamma Per Amica- che dopo la rottura con il suo primo ragazzo raccoglie ogni oggetto della casa che in qualche modo la riconduce a lui nella"Scatola di Dean" (questo il nome del giovane)...noi forse non abbiamo più scatoloni e soffitte, preferiamo conservare foto, messaggini e mail -di cui amiamo fare gli "screen"- in qualche cartella nascosta nei meandri del nostro pc, però -se ne abbiamo voglia- una sera ci basta cliccare sull'icona giusta per far scorrere ancora lo sguardo sulle parole scritte, sulle battute che rilette magari ancora ci fanno sorridere; ci basta riguardare le facce felici e divertite di una foto per risentire ancora i profumi e le emozioni accantonate e messe da parte.

Ed è questo che Leo cerca di fare ad un tratto : l'uomo cerca di far rivivere a Paige tutte le tappe della loro storia...in una notte!

Il vedere la coppia ripercorrere insieme in una sola serata tutte le loro avventure ed abitudini è stata decisamente la parte del film che ho preferito. Dal ritornare al parcheggio dove si sono incontrati per la prima volta, passando per il "gioco dei cioccolatini", fino ad arrivare al bagno al lago in un freddissimo Aprile...semplici gesti di complicità che solo due innamorati possono riconoscere. Paige non riesce a ricordare, ma in lei in fondo nulla è cambiato...se hai adorato un libro una volta, le  suggerisce il marito, se quello era il tuo libro preferito, vorresti sempre rileggerlo per la prima volta per riuscire a riprovare le stesse sensazioni di un tempo...e Leo in fondo è e sempre sarà come il libro preferito di Paige, le è stata solo offerta l'opportunità di leggerlo come se no lo avesse mai fatto ed innamorarsene ancora...ed è quello che accadrà!

Il film comunque -devo ammetterlo- non è stato proprio all'altezza delle aspettative, anche se sul lieto fine ho ceduto…io queste romanticherie le adoro! 
Tra l'altro mia opinione è cambiata e l'ho apprezzato un po' di più nel momento in cui ho scoperto che questa pellicola era stata tratta da una storia vera: quella di  Kim e Krickitt Carpenter, che il 24 novembre 1993, a pochi mesi dalle loro nozze, furono vittime di un incidente stradale che cambiò le loro vite. Kim non ha mai riacquistato la memoria ma lei e Krickitt hanno ricostruito la loro famiglia e suggellato il loro amore mettendo al mondo due bambini.

Sapere che non si tratta solo di una storia strappalacrime da film mi ha fatto pensare che allora è davvero così...l’amore vero supera le difficoltà, forse perchè il destino ci mette sulla strada la persona giusta e potremmo anche perdere la memoria e “rinascere” centinaia di volte, ma se la rincontrassimo sarebbe sempre lei la prescelta; o magari semplicemente non si tratta di percorsi già scritti ma è una nostra decisione, la nostra strada la scegliamo noi e seppure ci viene offerta la possibilità di ricominciarla daccapo, finiamo sempre per compiere sempre gli stessi passi.

Non so se sia il fato o la volontà...so però che forse è vero: nulla può separarti dall'amore vero che altro non è -per citare la McAdams in un altro film di successo ("Due single a nozze" - ndr) che - "la tua anima riconosce il suo contrappunto in un'altra".



sabato 30 marzo 2013

Benvenuto Presidente!

No, il titolo non si riferisce ad un augurio al il nuovo Presidente della Repubblica dopo le dimissioni di Napolitano, perchè - come tutti sappiamo- qualcuno le aspettava ma non ci sono state; ovviamente non è neppure una felice esclamazione riferita al nuovo Presidente del Consiglio dei Ministri...perchè anche il quel caso, lo sappiamo tutti, siamo ancora senza Governo! (o meglio, ahinoi, con il Governo Monti in prorogatio!)

"Benvenuto Presidente!" è il titolo di un film visto qualche sera fa nel "mio" cinema, a Diamante, assieme ad alcuni amici. Un film simpatico, divertente che lascia molti spunti di riflessione...quasi profetico oserei dire.


E' la storia di Giuseppe Garibaldi, per gli amici Peppino, un pescatore 50enne che -per uno scherzo del destino- (e anche dei suoi genitori che gli hanno dato questo nome affiancato ad un cognome del genere!) si trova ad essere Presidente della Repubblica.

Lo scenario è talmente paradossale e comico...da sembrare reale!

Nelle aule parlamentari c'è chi dice che l'Europa chiede sacrifici mentre la gente vuole facce nuove; ci sono i vecchi volponi della politica che si dividono la torta del Paese e prendono accordi pur facendo parte di differenti fazioni; c'è chi offre escort, posti di lavoro e cifre da capogiro al nuovo Presidente purchè si dimetta...e poi -distante da tutti, al Quirinale- c'è lui, semplicemente Peppino.

Un puro, ma di quelli veri; così benpensante e di buon cuore da essere pronto a regalare denaro ai disoccupati e ad accogliere i senza tetto al Quirinale; così onesto da cenare in un ristorante in incognita e da  rifiutarsi -in maniera categorica- di raccomandare suo figlio. Il politico che tutti vorremmo insomma.

Eh si...l'amaro in bocca resta proprio quando si parla di un auspicio e non della realtà, quando ad esempio una comparsa del film guarda il Presidente risolvere con semplicità i problemi del Paese, quelli che gli altri non vogliono eliminare perchè "Senza sprechi come le mantieni le clientele?", ed esclama incredula: "Ma sicuri che è un politico quello lì?".

Il ritratto preciso di un'Italia amareggiata, distrutta, disillusa; un Paese che vede nei suoi rappresentanti dei nemici, prende forma perfettamente in questa commedia di Riccardo Milani. E per chi pensa che la novità, la "faccia pulita", sia la vera soluzione...arriva forte e chiara la morale finale.

In democrazia la forma è il contenuto si dice nel film, bisogna conoscere alcune procedure, alcuni protocolli; bisogna avere rispetto per l'Istituzione, per ciò che essa rappresenta e per questo è necessario mantenere un comportamento consono se se ne fa parte. E Peppino capisce, giorno dopo giorno, che non ci si può improvvisare politici...bisogna studiare, sgobbare, conoscere; magari rimodernare un bel "Protocollo on the Road" ma comunque sapere quanto c'è da sapere.

Quando si parla di professionisti in ogni campo lo si fa utilizzando questo termine come un complimento e dovrebbe essere così anche in politica. Lo ha ricordato giorni fa a Che tempo che fa il nostro ottimo Presidente della Camera, Laura Boldrini, "Non siamo tutti uguali" -ha detto- "chi ha fatto politica mettendosi al servizio degli altri merita rispetto." Chi ha dedicato una vita alla Cosa pubblica, aggiungerei, chi ha fatto della politica il proprio mestiere e non un mezzo per soddisfare i tornaconti personali, non può e non deve essere sbeffeggiato ed offeso come capita ultimamente.

Guardando questa pellicola non ho potuto fare a meno di pensare ai Grillini, a chi ha parlato di aprire il Parlamento come una scatoletta e non ha ancora presentato neppure un disegno di legge; a chi voleva portare una ventata d'aria buona e pulita e invece non ha fatto altro che perpetuare -con prese di posizione ed ostruzionismo- l'immobilismo in cui versa la nostra bella Patria.

E' il Presidente Garibaldi (interpretato dall'eclettico Claudio Bisio) al momento delle sue dimissioni, quando si rende conto di essere inadeguato -anche perchè ha preferito, dall'alto della sua carica, proteggere e "coprire" alcune delle persone che ama e che in passato avevano sbagliato, piuttosto che fare ciò che è giusto- a dirlo: Chi di noi in realtà non dovrebbe "dimettersi"? Chi è che non ha mai saltato una lunga lista d'attesa per un esame in clinica magari perchè conosceva il Primario? Quanti -almeno una volta- non si sono fatti fare uno scontrino? Chi è che ha rifiutato -se poteva- la raccomandazione ad un esame o per un posto di lavoro? Quale membro delle istituzioni (e ce lo dice la cronaca) -anche se Grillino- non usa le auto blu?

Chi lo sa, forse tutti se ne avessimo l'opportunità saremmo un po' "Casta", forse una volta raggiunta la poltrona, il potere e la grandezza...diventa difficoltoso per chiunque trattenersi, anche per il più puro e umile dei pescatori...

In tutti questi difetti si può riconoscere un'Italia unita, un solo Paese...ancora una volta grazie al discorso e "alle gesta" di un uomo che si chiama Giuseppe Garibaldi!

giovedì 21 marzo 2013

Circoscrizione estero e consultazioni al Colle!

E' trascorso quasi un mese dalla data delle elezioni politiche e la situazione è ancora drammaticamente ferma. Niente alleanze, l'ombra di un governo tecnico che ancora aleggia, il semestre bianco e nessuna maggioranza...ingovernabilità è la parola chiave di questo periodo.

Oggi secondo giorno di consultazioni al Colle e tutte le reti danno una sola notizia: Il Movimento 5 Stelle ha chiesto un pieno incarico di Governo in quanto prima forza del Paese.

Ma ne siamo sicuri?


La maggioranza al Senato, seppur risicatissima, è infatti del Centrosinistra ed in particolare del PD che risulta essere il primo partito; alla Camera paradossalmente, grazie al Porcellum che assegna automaticamente alla coalizione vincente il 55% dei seggi, la distanza del Centrosinistra dalle altre forze politiche è anche più netta...ma i Grillini hanno sempre sostenuto di essere comunque il partito -singolarmente preso- più votato.

E' da qualche giorno invece che circola una notizia diversa e allora, prima di scriverlo pubblicamente, ho scrupolosamente voluto controllare il sito del Ministero degli interni.

In effetti i voti totali del PD alla camera risultano essere 8.644.523 contro gli 8.689.458 del Movimento 5 Stelle. Se controlliamo però i risultati della circoscrizione estero il PD deve aggiungere al suo totale altre 288.092 preferenze, mentre i Grillini devono accontentarsi "solo" di 95.041 voti fuori dai confini italiani.

La matematica non è mai stata il mio forte, devo ammetterlo...ma il calcolo qui è piuttosto facile e il risultato è chiaro già a colpo d'occhio:
8.644.523 + 288.092 = 8.932.615 (PD)
8.689.458 + 95.041 = 8.784.499 (M5S)

Perchè quindi si continua a dire che il Movimento 5 Stelle è il primo partito in Italia? Come può un partito che non ha la maggioranza in nessuna delle due Camere pretendere di ottenere l'incarico per la formazione del Governo? Perchè si continuano a giustificare le malefatte e le bugie di una forza politica chi di predicava diversa dalle altre ma forse diversa lo era solo per la sua incompetenza? Come mai il Movimento di Grillo ad oggi è l'unica forza politica a non aver presentato nessun disegno di legge nonostante abbia sempre sostenuto di avere un programma ricco di idee e proposte? Perchè non ricordiamo che in fin dei conti i Grillini hanno scelto di rinunciare a solo 2.500 euro dello stipendio mensile e non al 70% come promesso in campagna elettorale? Perchè non ricordiamo che gli stessi avevano detto che avrebbero valutato ogni proposta e che avrebbero votato le idee, non il colore politico, ma hanno detto no a Laura Boldrini, un presidente della Camera Donna, alla prima legislatura e che è stata  portavoce dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati...forse solo perchè iscritta a SEL? E come possiamo non renderci contro che questo modo di fare di Grillo -che non lascia possiblità ai suoi Parlaementari di Parlare in pubblico (perchè solo i portavoce sono titolati a farlo) e che scrive di "Traditori" -riferendosi ai senatori che hanno appoggiato la Candidatura di Grasso contro quella di Schifani come presidente del Senato- è dispotico, pericoloso  ed inaccettabile? 

Come al solito, se si tratta del Movimento 5 Stelle, tanti punti interrogativi e nessuna risposta...Presidente Napolitano, che dire...noi confidiamo in Lei!

giovedì 14 marzo 2013

Papa Francesco!

Metti un umido pomeriggio di pioggia -di ritorno dalle lezioni- a casa di amici, metti l'attesa -non ci crederete- di una lezione di tango argentino alla quale la coppia di amici in questione è arrivata in ritardo per seguire la diretta da Piazza San Pietro e il risultato è il mio pomeriggio di ieri. Eravamo in tre ipnotizzati davanti alla fumata bianca in Tv aspettando che il nuovo Pontefice uscisse sulla balconata di San Pietro...un'emozione forte: non sapere chi è, ma anche sapere che un Papa c'è -in quell'istante- mi ha resa felice e speranzosa…avevo i brividi e quasi le lacrime agli occhi e non so spiegarmi nemmeno perchè!
Aspettiamo il nome e il volto del nuovo Papa che arriva in un momento di strana inquietudine; non dopo la scomparsa di un altro vicario di Cristo ma sicuramente in un momento storico complesso e particolare che gli dará tanto lavoro.
Dopo un bel po' di tempo ecco affacciarsi il cardinale Jean-Louis Tauran che pronuncia il tanto atteso "Habemus Papam", al nome Bergoglio –lo ammetto- mi sono chiesta chi fosse e appena saputo che si trattava del Cardinale Argentino ho subito pensato ai miei parenti a Buenos Aires…chissà come saranno stati felici.
Quando esce dalla balconata il nostro nuovo Pontefice ha una faccia “normale” e anche timida…ma è con il primo sorriso che mi convince; il volto di uomo e prete è diventato in un attimo un dolce volto da Papa. Mi piace che si sia sempre autodefinito semplicemente Vescovo di Roma, mi è piaciuto il suo saluto, la sua Buonanotte, il suo “Ci vediamo domani…presto”, la sola veste bianca con cui ha scelto di affacciarsi alla folla commossa ed acclamante e il grande legame al culto Mariano che gli ha fatto nominare la Madonna più volte nel suo discorso ieri sera.


Ha chiesto la benedizione dei suoi fedeli ed ha pregato per il suo predecessore…pochi gesti ma tutti perfetti!
Con il nome scelto poi, mi ha completamente conquistata…un po' perchè dei "Francesco" faccio parte anche io, un po' perché è un nome particolare, innovativo destinato quindi a restare nella storia come speriamo resterà nella storia il suo pontificato; ma soprattutto per ció che questo nome evoca: la semplicitá del Santo di Assisi, lo sposalizio con la povertá, l'umiltà e la grandezza del Santo d’Italia.

Umiltà e grandezza che Jorge Mario Bergoglio incarna perfettamente…sorvolando le polemiche solite e le ricerche di scandalo che dopo qualsiasi elezione (Pontificia e non…) affollano il web, ho visto oggi immagini bellissime di Papa Francesco in mezzo alla gente comune, per le strade, negli ospedali, in metro o sul Tram; ho visto in TV i cittadini argentini commuoversi e con loro mi sono commossa; ho sentito in poche ore la Chiesa riavvicinarsi al suo ruolo unificatrice e di portatrice di pace e serenità grazie a quest’uomo venuto da lontano, “quasi dalla fine del mondo!” ha detto.

Non so se il gabbiano posatosi sul comignolo della Cappella Sistina ieri pomeriggio significasse davvero qualcosa, non sta a me interpretare questi simboli…ma so che stamattina, mentre in pullman verso l'Universitá scorrevo tra i titoli dei brani sul mio iPod in cerca de "Il giorno dei giorni" di Ligabue (ieri era il suo compleanno ma l'elezione del Papa ha fatto passare questo "evento" in secondo piano), mi sono imbattuta in una canzone dei Negramaro che si intitola appunto "Il Gabbiano". Non la conoscevo, devo aver copiato l’intera discografia senza conoscere ogni titolo, ma -vista la fama che questo preciso volatile ha acquisito proprio ieri- mi è sembrato doveroso ascoltarla. Non una delle canzoni che preferisco dei Negramaro, sono sincera...il loro penultimo album ha i toni un po' dark e poco mi appassiona! Ascoltandola di sfuggita, peró, sono rimasta molto colpita da una frase, dice "[...] grideró dal becco per salvare te da quest’inverno che già c’è…". 

Quel Te l'ho inteso stamattina, alla luce della nuova elezione, come un “te” collettivo che racchiude tutti noi, non solo i fedeli ma l’intera umanità; il gabbiano forse ha rappresentato e rappresenta il Santo padre, giunto ora per "salvarci" guidandoci al di là di quell'inverno che è sempre stato sinonimo di periodi bui e spenti e che oggi vediamo più presente che mai. E magari, proprio grazie a Papa Francesco, d’ora in poi riuscirá a tornare gioiosa e colorata...la primavera!

venerdì 1 marzo 2013

Non chiamateci "Giovani vecchi!"

Lo scorso 14 settembre all’Assemble Nazionale di Alleanza per l’Italia dissi -durante un intervento pubblico- di non essere d’accordo al giovanilismo esasperato e a tutti i costi. Oggi resto assolutamente fedele a quell’idea, non credo che necessariamente “nuovo” voglia dire “migliore”, ma non posso fare a meno di notare che a 5 mesi da quella mia dichiarazione qualcosa sullo scenario politico nazionale è cambiato ed è questa consapevolezza che mi spinge a fare alcune riflessioni. 

Certamente gran parte dei cambiamenti a cui faccio riferimento sono dovuti alle elezioni svoltesi nei giorni scorsi: innanzitutto mi trovo ora ad essere militante in un partito diverso, nuovo, rinnovato. Centro Democratico, il terzo pilastro accanto a Sel e al PD nella coalizione di Centro-sinistra, sta per crescere e radicarsi nei territori e –in un panorama scombussolato e  tristemente confuso come quello nazionale- può vantare il piccolo successo di aver conquistato, grazie al lavoro “della base”, alcuni seggi in parlamento che gli permettono  –a poco più di due mesi dalla nascita- di essere una delle 8 forze politiche presenti all’interno di Montecitorio. 



La novità più grande però, avvenuta dallo scorso settembre ad oggi, è sicuramente la crescita smisurata del Movimento 5 Stelle…alle elezioni il segnale è stato chiaro: il grande successo dei Grillini è una richiesta di cambiamento urlata a gran voce e se è l’Italia a chiederlo è ovvio e fondamentale dare risposte alle richieste del Paese. Ma occorrono certamente risposte serie, durature e concrete!

Sono giovane anche io, anche a me in fondo fa piacere vedere sugli scranni di Montecitorio 25enni e 28enni...mi fa meno piacere vederli lí smarriti ed essere consapevole del fatto che molti –per loro stessa ammissione- non sanno cosa stanno facendo e cosa si troveranno a fare nei prossimi mesi, mi fa rabbia vederli annaspare se si parla di fiducia e governabilità, perché questo scenario di certo non fa onore alla mia generazione!

Sarei piú felice di vedere in Parlamento tutti quei giovani -tra cui tanti amici- che per anni hanno militato da volontari all’interno dei partiti perchè in un ideale e in quei principi ci hanno sempre creduto; sarei più felice di vedere quei giovani che si sono sempre impegnati a fare qualcosa e che, però, si trovano oggi ad essere additati dall’opinione pubblica come poco credibili per la sola colpa di avere una tessera di partito ed essere considerati troppo vicini “alle vecchie logiche”.

L'aver iniziato a fare politica sin da ragazzini, quando ancora “non era di moda”, non dovrebbe essere un deterrente, anzi! L'aver partecipato attivamente alla vita di partito significa che, mentre qualcuno degli onorevoli che ora siedono in parlamento tra le file del Movimento 5 Stelle era occupato a far altro, eravamo noi a sfilare nelle manifestazioni in piazza, ad aprire i cortei e a farci sentire; eravamo noi a passare i pomeriggi dei week-end in sezione per vederci, confrontarci, organizzarci; eravamo noi quelli seduti a fianco dei candidati a stilare programmi elettorali durante le competizioni locali inserendo qualche idea “giovane”.

E quando scrivo noi, sia chiaro, mi riferisco a tutti quei giovani che sono cresciuti respirando la politica, indipendentemente da quale sia oggi il loro “colore”.

Chiaramente se si parla di cambiamento e novitá si deve pensare innanzitutto, prima che a nuovi volti a nuove idee e nuovi obiettivi…ed è anche e soprattutto in questo che le anime giovani nelle organizzazioni politiche possono essere utili. Siamo i primi a sentire sulla nostra pelle i disagi di una società allo sfacelo; viviamo immersi nella burocrazia delle segreterie universitarie per anni ma all'orizzonte non vediamo la possibilitá di un lavoro sicuro, sappiamo piú di ogni altro cosa voglia dire precarietá e la maggior parte di noi sa anche cosa significa fare i bagagli e allontanarsi da casa, dagli amici e dagli affetti per cercare "foruna" altrove.

E’ di questo che gli italiani vogliono che si parli, è per la mancata centralitá attribuita a questi temi che oggi si recrimina la distanza della politica dai problemi comuni, è per non essere stata abbastanza vicina ai cittadini con la mente e con il cuore che oggi la politica dei partiti è stata "punita"...ed è dai propri errori che si deve imparare e da cui bisogna ripartire!

Il cambiamento non si fa in una notte e neppure nel giro di 15 giorni, ma è necessario trovare il giusto equilibrio tra esperienza e novità…per noi giovani, per le donne, per quei cittadini che non hanno smesso di crederci, per chi oggi si trova a vivere in un Paese che non sa dare quanto dovrebbe e anche per la rinascita dei partiti stessi è auspicabile che quella stessa politica a cui tanto abbiamo dato fiducia, oggi ci dia -oltre che una speranza- anche il giusto spazio che meritiamo.